[Il punto] Decreto dignità, il Pd si divide: molti vogliono appoggiare le norme del M5S

Da Emiliano a Orlando e Franceschini, tanti quelli convinti che con i cinquestelle bisogna dialogare: "Fare sponda al M5S quando propone cose di sinistra". I renziani però non sono d'accordo

Emiliano, Orlando e Franceschini
Emiliano, Orlando e Franceschini
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

L’esistenza di un profondo dibattito interno al Pd non è un mistero. In molte occasioni, e da ultimo nell’assemblea nazionale, le anime contrapposte si sono palesate. In particolare risalta con una certa evidenza la diversità di vedute tra i renziani e gli altri . Una divergenza che influenzerebbe attualmente anche le posizioni del partito sul Decreto dignità, provvedimento anti-Jobs Act  validato dal CdM (il Consiglio dei Ministri) e in attesa di varo ufficiale, il cui arrivo in Aula alla Camera è previsto per il 24 luglio.

C'è chi vuole discutere

All'interno dei democratici insomma sarebbero molte le voci a favore del decreto che cambia le norme sul lavoro, e questo a tutti i livelli. Secondo quanto riportano i media - basta leggere Teresa Meli sul Corriere della Sera – l’ex guardasigilli Andrea Orlando, il governatore della Puglia Michele Emiliano e perfino l’attuale segretario Maurizio Martina (che all’inizio parlava di “decreto senza dignità”) avrebbero espresso pareri favorevoli sulla normativa voluta dai cinquestelle. In pratica molti dei big del Partito Democratico troverebbero incoerente e inopportuno non appoggiare il decreto pentastellato. Troppe le ragioni di coerenza ideologica e di principio con i diritti che esso tenta di tutelare.

Se da una parte renziani di ferro come Andrea Romano ribadiscono la convinzione per cui il decreto “non aiuterà la lotta al precariato ma al contrario potrebbe favorire il lavoro nero, e molti imprenditori non daranno nemmeno il contratto a tempo determinato ai ragazzi che cercano lavoro”, altri – soprattutto della sinistra interna - credono giunta l’ora di brandire nuovamente le armi della difesa  dei lavoratori, anche in considerazione - probabilmente - degli scarsi risultati che le politiche di stampo neoliberista messe in atto dagli ultimi governi a guida Pd hanno prodotto sulla materia.

La leader della Cgil Susanna Camusso

La dichiarazione della Cgil

Linea di condotta rafforzata dalla leader della Cgil Susanna Camusso che ha dichiarato senza mezzi termini: “Quel decreto va nella giusta direzione”. Un segnale preciso per quella porzione di partito che si sente da sempre dalla parte dei lavoratori. Umori precisi provenienti anche dalla base che inducono alla riflessione il segretario Martina, disposto adesso ad accantonare i netti dinieghi, e a rispondere con un cauto “vedremo…” a chi gli chiede cosa pensi dell’argomento. Aggiungendo per altro che comunque “il Jobs Act non si può elevare a totem”, secondo quanto rivela il Corriere della Sera.

"Fare sponda al M5S su cose di sinistra"

Il Pd possibilista, almeno su alcuni aspetti del decreto, dunque. Per l’ex ministro della Giustizia Orlando, per esempio, non si dovrebbe scansare una convergenza sulla stretta riguardo ai contratti a termine e la reintroduzione della causale. Sulla necessità cioè di restringere il campo della precarietà e reintrodurre l’elemento della causa giustificativa per il ricorso al lavoro temporaneo.

Il segretario del Pd Maurizio Martina

In sostanza, come sostiene Orlando, il Pd dovrebbe “fare sponda al M5S quando propone cose di sinistra”. L’obiettivo dovrebbe essere anche quello di “staccare i cinquestelle dalla Lega”. Un ragionamento indotto, evidentemente, anche dal rimpianto lasciato dall’ultimo errore della classe dirigente renziana: escludere a priori qualsiasi tentativo di alleanza con i pentastellati per la formazione di un governo, dopo il risultato poco brillante del 4 marzo.  Un atteggiamento che secondo parte dei sostenitori del Pd ha spinto il M5S tra le braccia del Carroccio.

Emiliano e Boccia

Nel raggruppamento che fa capo al governatore pugliese Emiliano, fin dall’inizio favorevole a un dialogo con il mondo grillino, Francesco Boccia sostiene a tinte forti la stessa tesi di Orlando. “Nel decreto dignità ci sono parti che non possiamo non votare – dice – Ci vorrà una norma transitoria sulla stretta ai contratti a termine, e noi dovremmo proporre questa normativa transitoria favorendo una intesa tra governo, Confindustria e sindacati,  anziché opporci al decreto”.

Renzi e Di Maio

Franceschini

Stando a quanto riportano i giornali tale tendenza interna al Pd confligge con le posizioni renziane. Ma altre importanti “componenti interne”, come quella che fa capo all’ex ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini sembra ritengano assolutamente necessario discutere con Di Maio e il suo movimento. Una posizione che incontra il favore della gran parte della base del Partito Democratico, che negli enunciati dei cinquestelli e in gran parte dei suoi programmi trovano una vicinanza con i loro principi.

Il vento sta cambiando

Si tratterebbe di una realtà evidente, tanto che “nelle assemblee di partito ormai, quando parli del bisogno di confrontarsi con i 5Stelle, scatta l’applauso”, fa notare Orlando. Il vento insomma all’interno del Pd sta cambiando e la tematica bisognerà affrontarla nelle assemblee territoriali e nazionali. Com’è il caso di ridefinire le posizioni ideologiche e di principio su cui attestarsi. Tra queste quella che riguarda appunto il tema del lavoro, tanto caro alla nostra Costituzione. Forse è uno dei modi per il Pd di uscire dalle secche sociali ed elettorali dove è stato condotto e da cui deve tentare di uscire.