Le grandi manovre di Berlusconi: mette in un angolo Salvini e apre ad Alfano, l'uomo che ha affondato lo ius soli

Salvini aveva invitato tutti i leader del centrodestra per un'assemblea del centrodestra a Piacenza: da Berlusconi ai capigruppo Romani e Brunetta passando per i governatori a cominciare dall'amico Toti. Non s'è presentato nessuno. Tranne Stefano Parisi e le sue "Energie". Un po' pochino

Berlusconi con Salvini: ormai tra i due è guerra
Berlusconi con Salvini: ormai tra i due è guerra

Nel giorno in cui le distanze sembravano ormai siderali, tutto si rimescola e le pedine del centrodestra italiano tornano alla casella del "via". Con Berlusconi che dà le carte, Salvini quasi moderato e spinto in un angolo e pezzi degli alfaniani ex azzurri che uno alla volta stanno tornando a casa. Il ministro Enrico Costa, ad esempio, uno dei motivi per cui il premier Gentiloni ieri sera ha dovuto spiegare che la maggioranza non ha i numeri e quindi, in questo momento, non è possibile approvare lo ius soli. Se ne riparla, promesso, a settembre.

Una serie di reciproche gomitate

Nonostante il successo delle amministrative, Berlusconi e Salvini hanno continuato in questo mese ad ignorarsi neppure con troppo fair play. Anzi, scavando solchi sempre più profondi. Il Cavaliere lanciando leader inaspettati, ad esempio Marchionne (subito smentito). Salvini corteggiando i 5 Stelle con l'argomento più populista di sempre: immigrazione e sicurezza. Ieri mattina, una calda domenica di luglio, era già pronta la fotografia della distanza: Salvini in un hotel di Piacenza a fare il punto del programma nel centrodestra; Mara Carfagna a Napoli a dare la carica, invece, alle truppe del centrodestra "liberale, moderato ed europeo" così come lo vuole il Cavaliere. Salvini aveva invitato tutti i leader del centrodestra, da Berlusconi ai capigruppo Romani e Brunetta passando per i governatori a cominciare dall'amico Toti. Non s'è presentato nessuno. Tranne Stefano Parisi e le sue "Energie". Un po' pochino.

Stretto nell'angolo

A Napoli, invece, la giornata è iniziata con l'intervista di Berlusconi a Il Mattino che ha nei fatti spianato la strada all'incontro organizzato dall'ex ministro. E stretto nell'angolo il leader leghista "abbandonato" nel raduno di Piacenza anche dai "suoi" governatori, Maroni e Zaia. Berlusconi ha messo in fila pochi ma chiari concetti: non ci sarà mai più un Nazareno. "Non è desiderabile nè probabile nè possibile" fare un accordo politico con Matteo Renzi e il Pd. "Il mio obiettivo è vincere e non fare accordi al di fuori di un centrodestra vasto ed inclusivo, liberale, moderato ed europeo nel solco della tradizione del Ppe". L'alleanza con la Lega nord, ha minimizzato, "non è mai stata in discussione, anche il programma è lo stesso". Per vincere, poi, "basta il proporzionale".

"Facciamo squadra": con chi?

Salvini ha letto l'intervista mentre arrivava Piacenza. Dove ha trovato pochi, pochissimi dello stato maggiore leghista e neppure un governatore. Sotto il titolo "Facciamo squadra ", si è trovato così per forza o per scelta a limare unghie e slogan sull'Europa (il lepenismo degli ultimi mesi è diventato un più moderato "rivediamo i trattati"), sulle alleanze e persino su premiership e leadership. "Non mi appassionano questi temi - ha detto - non mi interessa Maradona o Donnarumma, Draghi o Marchionne. Qui serve un allenatore, io mi sento pronto, noi ci sentiamo pronti e siamo disponibili a confrontarci con tutti". Del Salvini pronto ad entrare a palazzo Chigi di dieci giorni fa è rimasto solo quello che dice: "Per vincere serve il maggioritario".

Alfano, il ritorno del figliolo prodigo

Ma la vera doccia fredda Salvini l'ha avuta a fine mattinata quando, quasi seguendo un copione scritto, il ministro centrista del governo Renzi con delega agli Affari regionali ha plaudito alle parole del suo ex Capo. "Berlusconi parla di un centrodestra vasto ed inclusivo che guarda a tutti coloro che sono una parte della nostra storia" ha scritto il ministro Enrico Costa che arriva ad immaginare "un ponte sul quale far incontrare chi proviene da radici comuni". Ovverosia anche Alfano, Costa e tutti coloro che all'inizio del 2014 lasciarono Forza Italia che era passata all'opposizione e restarono al governo. Fu quella l'anomalia che marchiò per sempre una legislatura che sarebbe dovuta terminare li.

Provare a prendersi il Sud esasperato

Insomma, Salvini da quasi premier rischia di trovarsi in pochi giorni sodale del reduce Alfano che può ben prendersi il merito di "aver stoppato lo ius soli". Ancora peggio del leader leghista oggi sta chi, come Fabrizio Cicchitto o Gaetano Quaglieriello, all'epoca i primi teorici della scissione dal CAV, lega la propria sopravvivenza politica alla nascita di un centro che in un sistema proporzionale possa dare le carte. E avere un ruolo. Ma Renzi da una parte e Berlusconi dall'altra stanno cercando di cannibalizzare quel centro lasciando fuori le rispettive ali estreme. Costringendo anche uno come Salvini a fare spallucce rassegnate. Oggi il segretario leghista sarà in Calabria e nel sud dove continuano gli sbarchi. E in serata a Civitavecchia che dice no ad un nuovo hub per i migranti. Vediamo con quali toni e modi. In fondo quel ruolo di ministro dell'Interno che gli ha già promesso Berlusconi gli potrebbe anche andare bene.