[Il retroscena] Renzi apre porte e finestre al centro e a sinistra. Ma Bersani si volta dall’altra parte

“Si può fare di più e meglio, facciamolo insieme, senza abiure e senza veti” è l’appello del segretario “buono” che ricompatta il Pd. Si alla cittadinanza per gli stranieri e alla legge sul fine vita   

Il segretario del Pd Renzi con Bersani
Il segretario del Pd Renzi con Bersani

Il Pd un po’ più unito e più largo, guidato da un team in cui Renzi, indiscutibilmente il segretario, chiama “tutti quelli che vogliono e possono dare una mano” e con Piero Fassino nel ruolo di ufficiale di collegamento. Mdp e la sinistra un po’ più soli e divisi, a mani vuote: chi ieri sperava di provocare l’ennesima scissione, piccola ma significativa, ad esempio Gianni Cuperlo – voce critica ma sempre costruttiva – deve ritirarsi in silenzio. Ed occuparsi delle tensioni che gli stanno esplodendo in casa: ieri hanno iniziato Montanari e Falcone, i leader no-referendum che già accusano Mdp e la coalizione di sinistra di riproporre solo “vecchi schemi di partito”. Sabato prossimo era prevista la loro assemblea: è stata cancellata. In verità non sopportano la discesa in campo di Piero Grasso, riprova della “tradizione messianica italiana per cui i partiti scelgono i loro leader senza consultare il popolo”. 

Soprattutto ieri sì è visto un segretario diverso, quasi “buono”, certamente “umile” e inclusivo. Come gli chiedevano da tempo. “Si può fare di più e meglio, facciamolo insieme, senza abiure e senza veti” ha detto il segretario.    

Nessun voto contrario e 14 astenuti 

Con il beneficio delle cose che in politica faticano sempre ad essere definitive, l’ennesima “ultima chiamata” al Pd e al centrosinistra, si risolve con la relazione di Renzi che per la prima volta da un paio d’anni non vede voti contrari. Registra, invece, il plauso del ministro Franceschini e il voto favorevole del governatore Emiliano (“il segretario ha fatto un appello chiaro e inequivocabile all’unità e alla costruzione di una coalizione di centrosinistra”). Resta l’astensione di 14 orlandiani, ministro compreso, “per verificare come e quando si passerà dalle parole ai fatti”. Resta “a casa” anche il dissidente Cuperlo perché “la volontà c’è stata, le parole sono state quelle giuste, ma fino in fondo deve essere fatto lo sforzo per ricucire”. Il filosofo del partito resta per questo, per provarci fino in fondo, “perché nessuno mi può chiedere di abiurare alle mie radici”, il centrosinistra. In serata è arrivato anche l’inatteso e prezioso apprezzamento di Enrico Letta. “Gli appelli all’unità e le aperture di Renzi sono sicuramente positivi – ha detto l’ex premier da Parigi. “Occorre ora dare sostanza a queste aperture. Mi unisco all’appello di Veltroni e Prodi”. Da febbraio 2014 Letta non aveva mai avuto parole così incoraggianti per il Pd. E per Matteo Renzi. 

“Le chiacchiere stanno a zero”

E’ durata tre ore la Direzione. Senza streaming – è già la terza volta – perché le dirette sul web rischiano di falsare i messaggi. Renzi ha parlato mezz’ora, poi 17 iscritti a parlare – saranno meno per chiudere in tempo per la Nazionale- e la controreplica. Un tempo in cui Mdp segue in diretta i lanci di agenzia e, senza neppure attendere la replica, chiude subito ogni ipotesi di apertura e dialogo. Bersani è scettico: “Le chiacchiere stanno a zero, ci vogliono dei fatti. Non siamo mica né io né Speranza che non siamo d’accordo con le sue politiche che continua a rivendicare, sono gli elettori che se ne stanno andando”. I residui dubbi li cancella Gotor: “Quelle di Renzi sono parole fuori tempo massimo”. Ecco, la Direzione di ieri certifica che Articolo 1 farà la sua campagna elettorale a sinistra del Pd e contro il Pd. I retroscena dei giornali su presunte trattative tra il Nazareno e Mdp per condividere i candidati nei collegi sembrano veramente parole in libertà. Almeno per ora. Sarà poi la campagna elettorale, i sondaggi e le liste, soprattutto, a verificare se ci sarà almeno lo spazio per patti di desistenza non dichiarati nei collegi uninominali. Oggi resta tutto congelato. Come se Renzi non avesse mai parlato. Come era previsto che dovesse andare. 

“Nessuna abiura, nessun veto”

Tattica o realtà, le parole del segretario vanno analizzate con attenzione. Con la relazione, e la controreplica, Renzi fa due distinte operazioni: disegna il perimetro della coalizione e risponde alle richieste messe sul tavolo domenica da Pisapia. Mettere l’ex sindaco seduto al tavolo della coalizione sarebbe per Renzi la miglior prova dello “sforzo unitario che va praticato prima di tutto all’interno e a cominciare da me”. Nessuno basta a se stesso. Neppure Renzi.

Coalizione dunque “perché possiamo essere avanti agli altri e diventare il più numeroso gruppo parlamentare”. Per il segretario “è cruciale coinvolgere i moderati perché non siano risucchiati da Berlusconi. Un film già visto ma che non credo si ripeterà”. Così come è cruciale coinvolgere i Radicali, i Verdi, Idv, l’ala più a sinistra come Campo Progressista e Mdp con cui, nonostante gli insulti, non abbiamo alcuna preclusione al confronto perché abbiamo senso di responsabilità”. 

I Radicali – Magi, Bonino e Della Vedova - li ha incontrati in mattinata. E’ più quello che unisce di quello che divide. Merita andare avanti. A Pisapia, Renzi “concede” quasi tutto: riforma della cittadinanza e legge sul fine-vita (provvedimento caro soprattutto ai Radicali) “leggi che vogliamo a prescindere perché riguardano i diritti e che non possono essere barattate nella logica dello scambio in una coalizione”. Il premier Gentiloni (seduto in prima fila) e il ministro Minniti si sono già espressi su questo punto più volte. Il segretario è disposto anche ad andare a vedere i conti della manovra in chiave disuguaglianze e povertà: “Compatibilmente con i numeri – ha detto - non ho difficoltà ad accogliere molte delle considerazioni fatte e trovare punti di equilibro”. Ad esempio la riduzione del superticket sanitario. E anche sul jobs act: “Siamo disposti a ragionare su come far sì che ci sia meno precariato e più lavoro a tempo indeterminato. Ma dobbiamo parlare il linguaggio della verità: il jobs act ha fatto 986 mila posti di lavoro in più. Così come forse qualcuno vuol dire che gli 80 euro sono stati un errore?”.

Dunque no alle abiure di quello che è stato nei mille giorni perché l’economia è ripartita e la crescita è ormai stabile all’1,5% 2 “e chi si esercita nell’abiura di quanto fatto non si rende conto di dove eravamo tre anni fa”. E no ai veti, con nessuno, neppure con Mdp “con cui governiamo in molte regioni e comuni e, nel merito, è certamente più quello che ci unisce di quello che ci divide”. 

La pagina bianca

Chi è presente parla di un buon clima, “disteso, costruttivo e unitario come non lo si vedeva da anni”. Emiliano ha presentato un documento in dieci punti e ha trovato la risposta nelle parole di Renzi. Orlando ha fatto Orlando e ha fatto le pulci all’idea che il “Pd possa essere il primo gruppo parlamentare. Io preferisco essere non il primo gruppo ma stare dentro la coalizione più grande. Adesso, comunque, pur apprezzando lo sforzo, attendiamo segnali concreti a partire dalla legge di bilancio”. L’obiettivo del ministro della Giustizia è sempre quello del massimo coinvolgimento di Mdp. “Prego ogni sera perché lo scenario che si presenterà non sia quello nel quale dobbiamo scegliere se dare la possibilità a un governo di centrodestra, di minoranza, di partire oppure no. Ecco perché è importante avere una coalizione a vocazione maggioritaria”.

Anche sul futuro e sul rischio inciucio Renzi è stato chiaro. “La sfida del futuro è una pagina bianca: o la scrive il Pd o il centrodestra”. 

Renzi torna sul treno. Oggi è in Veneto, prima tappa Vicenza. Vuole stare sul territorio, con e tra le persone, tra chi gli dice di andare avanti e mettendo in conto qualche fischio “perché ogni volta che parliamo di noi perdiamo consensi”. L’incarico del “tessitore” è stato affidato a Piero Fassino. Che certamente saprà trovare le parole giuste con Bersani. Ma se sarà ancora una volta no, “chi si tira indietro ora da questo invito unitario se ne assume la responsabilità”. Soprattutto lo farà “contro il Pd”.