Consip, mozione del Pd per sostituire l’ad Marroni. “Vogliono cacciare il grande accusatore del ministro Luca Lotti”

La scorsa settimana il manager aveva confermato ai pm di Roma la sua testimonianza che aveva portato a indagare sull'allora sottosegretario renziano, sospettato di violazione di segreto.

L'Ad di Consip, Luigi Marroni (Ansa)
L'Ad di Consip, Luigi Marroni (Ansa)
di C. M.

È bufera sulla mozione presentata dal Pd al Senato per rinnovare i vertici della Consip e in particolare per la sostituzione dell'amministratore delegato Luigi Marroni considerato l’accusatore del ministro Luca Lotti. La scorsa settimana il manager aveva confermato ai pm di Roma la sua testimonianza che aveva portato a indagare sull'allora sottosegretario renziano, sospettato di violazione di segreto.

La mozione al Senato

 Il Gruppo del Pd a Palazzo Madama ha depositato un proprio testo a prima firma Luigi Zanda, sottoscritto da tutta la presidenza del Gruppo. Nel dispositivo finale del testo, dopo una serie di considerazioni che riguardano l'inchiesta giudiziaria e quella della Corte dei conti che coinvolgono l'amministratore delegato e i dirigenti della società, si chiede l'impegno del Governo a "procedere in tempi celeri e solleciti al rinnovo dei vertici della Consip coinvolti nei fatti indicati in premessa, nel rispetto delle modalità previste dalla vigente normativa, al fine di garantire la piena funzionalità della società e il raggiungimento degli importanti obiettivi ad essa affidati; ad esercitare tutte le funzioni e le prerogative di vigilanza e di indirizzo di competenza dell'azionista di riferimento al fine di garantire un rigoroso rispetto della legalità da parte degli amministratori della Consip, di salvaguardare l'immagine della società, anche tutelandone il profilo di azienda pubblica, e di promuovere il rilancio della stessa intorno ad un management qualificato ed estraneo alla vicenda giudiziaria in corso".

Il ministro dello Sport Luca Lotti (Ansa)

Mdp non voterà mozione Pd: non parla di Lotti

Immediate le critiche dell’opposizione e non solo. I senatori di Mdp fanno sapere che non voteranno la mozione  "perché la vicenda di Luigi Marroni è indissolubilmente legata a quella di Luca Lotti e il governo avrebbe dovuto mostrare la sensibilità e l'opportunità politica di far dimettere Lotti". Lo dice il senatore di Mdp Miguel Gotor che aggiunge: "La mozione Pd ci sembra insufficiente: il governo dovrebbe fare chiarezza, come abbiamo già chiesto presentando una nostra mozione su Lotti. Non è possibile prendersela solo con Marroni, un vaso di coccio tra vasi di ferro. Mi limito a ricordare che Marroni parla nelle vesti di testimone e quindi è obbligato a dire la verità".

M5s: Dem ipocriti senza vergogna, non toccano Lotti

Più dure le critiche pentastellate. "I dem lasciano Lotti al suo posto e chiedono la rimozione dell'Ad, Luigi Marroni, dopo che sono passati oltre 6 mesi da quando si è venuti a conoscenza dell'inchiesta: sono degli ipocriti senza vergogna. Gli esponenti del Partito democratico, improvvisamente, dopo aver votato contro la nostra mozione di sfiducia all'indagato ministro Lotti, ora, dato che hanno paura di andare sotto al Senato, si accodano chiedendo la rimozione dei vertici Consip. Ci sfugge un particolare: se ritengono Marroni non degno di rimanere ai vertici dell'azienda, perché, invece, il ministro dello Sport, Luca Lotti, accusato di aver sabotato l'inchiesta e indagato per rivelazione di segreto, deve rimanere al suo posto?". E' quanto affermano in una nota congiunta i parlamentari del MoVimento 5 Stelle delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. "Ricordiamo, inoltre, che il dirigente Consip, sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, ha ribadito, anche recentemente, la sua versione, dicendo di essere stato avvertito delle cimici dal ministro e braccio destro di Renzi e dai vertici dell'Arma, parlando inoltre di 'ricatto spregevole' di Carlo Russo e Tiziano Renzi. Gli esponenti dem, che attaccano i magistrati che si occupano dell'inchiesta un giorno sì e l'altro pure - concludono gli esponenti pentastellati - ci devono spiegare perché vogliono rimuovere solo ora Marroni e, invece, lasciano al loro posto, oltre a Lotti, il comandante generale dell'Arma e quello della regione Toscana, accusati di aver voluto stroncare l'inchiesta sul nascere, avvisando delle intercettazioni, le persone coinvolte".

Presidente Ferrare ascoltato dai pm Roma

Sul fronte delle indagini che cercano di chiarire come sia avvenuta la fuga di notizie sull'inchiesta Consip, c’è da registrare la nuova audizione nell'indagine della Procura di Roma. Oggi è stato ascoltato per circa un'ora e mezza, Luigi Ferrara, presidente della centrale acquisti della Pubblica Amministrazione. Si tratta della seconda audizione a cui si è sottoposto Ferrara dopo quella svolta con i magistrati di Napoli. Il nome del massimo dirigente Consip era stato fatto da Luigi Marroni, amministratore delegato della Centrale acquisti. Secondo Marroni, Ferrara gli aveva raccontato di aver saputo dell' inchiesta sui vertici Consip dal Comandante Generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Una versione che lo stesso Ferrara ha, in qualche modo, "ridimensionato" davanti ai magistrati di Napoli affermando che Del Sette si era limitato a dirgli di stare attento a Alfredo Romeo, l'imprenditore napoletano finito poi in carcere il primo marzo scorso con l'accusa di corruzione. Anche davanti ai magistrati romani, il dirigente ha sostanzialmente ribadito quanto detto nella precedente audizione.

La testimonianza sulla fuga di notizie di Marroni

L'audizione di oggi arriva otto giorni dopo quella di Marroni, durata oltre sette ore. Anche l'ad non ha cambiato versione su quanto detto nel dicembre scorso a Napoli. Marroni raccontò ai carabinieri del Noe e poi ai pm di avere saputo da quattro persone diverse e in differenti occasioni che le sue utenze telefoniche erano sotto intercettazione. A investigatori e inquirenti oltre al nome di Ferrara, fece anche quelli di Filippo Vannoni, presidente di Pubbliacqua, del generale Emanuele Saltalamacchia e dell'attuale ministro Luca Lotti.

Le indagini su Lotti

Gli ultimi due sono stati indagati per rivelazioni del segreto d'ufficio. Sul fronte delle indagini i magistrati di piazzale Clodio sono in attesa dei risultati della consulenza disposta sui cellulari di Alessandro Sessa, numero due del Noe e indagato per depistaggio. I telefonini saranno sottoposti a una consulenza per il recupero di sms e whatsapp. Gli inquirenti approfondiranno il tema delle comunicazioni tra il numero 2 del Noe e il capitano Gian Paolo Scafarto, indagato per falso.