Alfano sta con l'indagato e istiga a disertare le urne nel mondo a parte chiamato Trapani

La congiura del silenzio è un invito a disertare i seggi e a far commissariare la città

Angelino Alfano
Angelino Alfano

Tutto secondo copione. Mimmo Fazio sbatte la porta e abbandona il ballottaggio aprendo la strada al commissariamento di Trapani. Se ne va attaccando la magistratura che ha truccato la partita, («la competizione è stata condizionata da fattori esterni»), arrestandolo per corruzione in apertura della campagna elettorale. E rivendica, risolte le pendenze giudiziarie, che un domani possa tornare a candidarsi: «Trapani ha bisogno di un sindaco autorevole, legittimato e non condizionato».

Una sfida, la sua. E intanto Fazio riceve la benedizione del ministro degli Esteri Angelino Alfano che, nella parte dello sponsor politico nazionale, lo assolve: «Ho avuto grande rispetto per la decisione dell'avvocato Girolamo Fazio di ritirare la propria candidatura, credo che sia stata molto rispettosa delle istituzioni e molto dignitosa. Vedremo cosa diranno i trapanesi, se vorranno votare in maggioranza il candidato sindaco rimasto». Trapani è un mondo a sè, altro che Italia. L'ex ministro dell'Interno Alfano, oggi alla Farnesina, nei fatti istiga gli elettori della città a disertare i seggi.

E i Cinque Stelle, che sono stati sconfitti (è risultato quarto il suo candidato a sindaco con il 16.77% dei voti) hanno avuto contatti con l'altro sconfitto del voto, il senatore di Forza Italia Antonio D'Alì, avversario di Fazio, nei confronti del quale pende la richiesta di soggiorno obbligato perché «socialmente pericoloso», per i suoi trascorsi rapporti con Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra.

La congiura del silenzio è un invito a disertare i seggi e a far commissariare la città. Mimmo Fazio al primo turno ha sbancato con oltre diecimila voti e il 32% dei voti, ma per non finire in carcere si è ritirato dal ballottaggio mettendo in moto la procedura per arrivare al commissariamento del comune, salvando invece il nuovo consiglio comunale che si potrà insediare regolarmente.

Strana legge elettorale, quella siciliana. Che per il candidato a sindaco Piero Savona, Pd, è da contestare. Savona per essere eletto sindaco, in assenza di un avversario, deve ottenere il 25% dei voti degli elettori e devono recarsi ai seggi la metà più uno degli aventi diritto al voto.
Impresa titanica, quella di vincere. Savona sostiene che, applicando la legge con l'ostacolo della partecipazione al voto della maggioranza assoluta degli elettori, «si consentirebbe a un singolo soggetto di alterare, a suo piacimento e insindacabile convincimento, la competizione elettorale».

Il candidato Pd ha presentato ricorso alla Commissione Circoscrizione elettorale del comune di Trapani, chiedendo di far partecipare al ballottaggio il primo degli esclusi, cioè il senatore D'Alì, al posto del decaduto Fazio (non avendo presentato la lista degli assessori): «Altrimenti si legittimerebbe che uno dei candidati ammessi al ballottaggio possa anteporre, di fatto e sfruttando l'incertezza e lo scarso coordinamento delle norme, la propria volontà a quello dell'intero corpo elettorale e anche del legislatore, annullando, con il proprio inusuale comportamento, non so,o il risultato del primo turno ma vanificando, ancora prima del suo espletamento, l'esito del secondo turno».