Dall'avvelenamento allo schiacciamento del cranio: la morte degli animali da pelliccia grida vendetta

di Oscar Grazioli

Questa volta vorrei scrivere di pellicce. Cominciamo prendendo in considerazione alcuni dati attuali. L’85% della produzione mondiale di pellicce, deriva da animali appositamente allevati in allevamenti intensivi e dislocati prevalentemente in Europa (che detiene circa il 60% della produzione mondiale di pelli), ma anche in Cina (25% della produzione mondiale), Stati Uniti (poco più del 5%), Canada (4%), Russia (3%) e altri Paesi. Un business basato sulle sofferenze di almeno 70 milioni di animali ogni anno.


Gli animali destinati alla pellicceria conoscono nella loro vita (se va bene) piccole gabbie sporche con il fondo metallico in rete che fa passare le deiezioni ma spacca letteralmente i piedi degli animali. Ma chissenefrega, visto che ciò che interessa non sono i piedi ma il mantello? Spesso volpi e visoni sono esposti forzatamente al freddo, al vento e al gelo per infoltirne il manto. Molti finiscono vittime di automutilazione o uccisi dai loro stessi simili per fenomeni di cannibalismo e di aggressività generati dalle condizioni di vita che ricordano, per certi versi, quelle degli allevamenti più spietatamente intensivi destinati all’alimentazione umana o animale.


Visto che ci sarà qualcuno, more solito, a obbiettare che scrivo di animali mentre i bambini muoiono di fame o nelle guerre, si sappia che in Finlandia si utilizzano 60 milioni di chili di aringhe e 10 di patate solo per alimentare i visoni destinati a diventare capi da portare una volta, alla prima della Scala. Una volpe “nata e finita” costa circa tre tonnellate di cibo. Quanti bambini si salverebbero solo destinando loro questi alimenti immolati alla vanità umana? Peraltro se i bambini muoiono di fame o nelle guerre, temo non sia colpa di cani gatti e compagnia, ma forse di un' umanità che non riesce a sottrarsi al suo istinto di sopraffazione e arroganza. O no?


La morte di questi animali poi grida vendetta. Alle volpi si applicano elettrodi che scaricano corrente tra l’ano e il muso. La morte avviene dopo un tempo interminabile, ma la pelliccia è più fluente. Avvelenamento, iniezioni intrapolmonari di sostanze letali ( ma dopo 20 – 30 minuti di agonia), schiacciamento del cranio, sono fra le morti più gettonate dagli allevatori, perché non danneggiano il prezioso manto. Mi spiace per chi è ipersensibile, ma andate a vedere cosa accade in Cina, in Russia, in Thailandia, dove cani, gatti, procioni e altri animali vengono sbattuti a terra e scuoiati ancora vivi, mentre la morte pietosa si fa viva solo dopo decine di minuti di strazio.


Secoli fa la pelliccia aveva una sua ragione d’essere. Oggi ci sono fibre sintetiche eccezionali nel trattenere il caldo e far traspirare il corpo. Non c’è più alcun bisogno, se non per cieca vanità, di vestirsi con il loro dolore. “Le pellicce di leopardo -  scriveva Sir Peter Scott a metà del '900 - stanno meglio ai leopardi". Anche quelle di volpi, visoni ed ermellini.


           

28 ottobre 2011
 
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