"Vi spiego come lo Stato ha devastato i suoi conti. E ora paghiamo noi italiani"

Anni di contratti ad alto rischio e basso ricavo che hanno impattato sui conti pubblici. Nessuno voleva renderne pubblici i dettagli. Che ora vengono a galla

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Era uno dei segreti meglio custoditi dai titolari del Tesoro. Chi ha firmato gli accordi e i contratti che anno dopo anno portano a cifre sempre più drammatiche l'indebitamento pubblico dell'Italia? Dopo anni di richieste di chiarimenti, tentativi di accesso agli atti e indagini giornalistiche andate in fumo, qualcosa emerge. E' la punta dell'iceberg, e rivela che abbiamo "in pancia" 36 miliardi di euro da sborsare, come risultato di cattivi affari con banche private, carte che portano le firme dei ministri dell'Economia che si sono susseguiti negli anni. Furono quei contratti a contribuire a far impazzire lo spread fino alla caduta di Berlusconi e all'avvento di Monti, furono accordi ancora precedenti a spolpare le casse pubbliche e ancora oggi Padoan balla su un filo in equilibrio precario. Luca Piana, giornalista de L'Espresso, nel suo libro La Voragine (Mondadori) svela i retroscena degli affari fallimentari dello Stato.

Luca, l'incubo di ogni cittadino sono il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo, gli spread che salgono e l'indebitamento pubblico. Viene fuori che una parte importante del debito, quella che potrebbe presto portarci a una nuova manovra finanziaria correttiva, è risultato di cattivi affari che hanno generato passivi importanti nei conti italiani.
"Certo. Rispetto al debito pubblico complessivo, che è di 2200 miliardi di euro, parliamo di cifre tutto sommato modeste. Ma se si guarda al rapporto tra entrate e uscite dello Stato, in media questi 4,7 miliardi di perdita che i derivati hanno causato solo negli ultimi cinque anni sono cifre di cui tener conto. Molte delle manovre correttive che sono state fatte, e delle imposte introdotte di recente, come la Tasi, hanno prodotto un gettito meno significativo di quello. Perdite che incidono sulla vita dei cittadini, anno per anno, e spese che si potevano evitare con una gestione diversa di strumenti finanziari ad alto rischio".

In sostanza lo Stato italiano per finanziarsi si affida ai derivati e sottoscrive contratti con banche private, fra tutte Morgan Stanley. Quel che si comincia a capire ora è che le condizioni contrattuali possono essere riviste in corsa. Risultato: nel 2015 l'Italia ha dovuto sborsare 23,5 miliardi di euro e ne abbiamo in pancia altri 36. Cosa dobbiamo aspettarci?
"Vero che lo Stato ha rinegoziato questi contratti in maniera quasi compulsiva. Faccio un esempio: l'Italia nel 2004 ha sottoscritto uno strumento derivato e rivisto le condizioni dopo quattro settimane, perché aumentando la mole di rischi aveva avuto un piccolo gettito di cassa, pari a 47 milioni di euro. Magari al titolare del Tesoro di quel periodo quei soldi potevano servire. Sta di fatto che hanno generato un rischio che si è scatenato nei conti pubblici, con un costo passivo di 1,2 miliardi di euro. Differenza molto consistente. Ora, i 23 miliardi non riguardano solo i debiti che l'Italia ha con Morgan Stanley. A quella banca all'inizio del 2012 lo Stato ha pagato 3,2 miliardi. Il punto è che esistono clausole che rendono quasi impossibile raggiungere la copertura dei rischi che servirebbe al Paese. Ecco perché bisognerebbe conoscere in dettaglio il contenuto di questi contratti, per valutare l'operato dei singoli ministri e dei dirigenti del ministero dell'Economia. Perché quelle clausole esistevano, perché si sono ritorte contro di noi? Come mai abbiamo deciso di caricarci di oneri come pochi altri nel mondo, affidandoci a mezzi altamente speculativi?". 

Domanda dell'uomo della strada: non c'è modo meno rischioso di finanziare le attività dello Stato? Il quale spesso deve pagare la sua parte a tasso fisso ma riceve i suoi ricavi a tasso variabile, con il maggiore rischio che ne consegue?
"Ci sono tanti altri modi di reperire risorse. Ma bisogna fare attenzione: pagare un tasso fisso ma ricevere un tasso variabile può avere senso. Ma bisogna capire qual era la logica delle operazioni finanziarie fatte. Questo non è mai stato spiegato".

Delle due l'una: o abbiamo responsabili dell'economia poco capaci e prudenti, oppure la politica delle porte girevoli, per cui un ex primo ministro o titolare dell'Economia lascia il suo lavoro di servitore dello Stato e va subito a lavorare per le grandi banche private, fa danni ai conti pubblici.
"Questo è un dato di fatto. Ed esisterebbero anche regole che dovrebbero limitare questo fenomeno". 

Nella tabella sopra, i Paesi con maggiore debito pubblico al mondo. Valori espressi dal Fondo monetario internazionale in dollari