Passeggiate turistiche nella valle dei veleni. Il legale denuncia: "Giusta la rabbia dei malati di cancro"

"Altro che tour del benessere”. E’ molto dura la presa di posizione delle famiglie e del loro avvocato Valter Biscotti per i volantini che pubblicizzano passeggiate salutari nel territorio dove è stata accertata la presenza di sostanze come i policlorobifenili

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

Un volantino per pubblicizzare dei tour paleontologici all’insegna del relax e del benessere in Valnestore, in Umbria, ha scatenato la reazione di decine e decine di famiglie che hanno avuto malati e morti in quel territorio dove è stata accertata la presenza di sostanze pericolose come i Pcb (policlorobifenili). L’avvocato Valter Biscotti, legale di oltre 200 persone toccate dal problema, ha sottolineato, dando voce ai suoi rappresentati, che si dovrebbe parlare di Tour dei veleni più che di Tour del benessere.

Avvocato potrebbe spiegarci perché?
“Voglio ricordare innanzitutto che in quella zona sono stati sequestrati più di 250 ettari di terreno perché esiste il sospetto che vi siano stati interrati ceneri e prodotti velenosi che possono aver inquinato perfino i pozzi. In molti di questi infatti sono state trovate sostanze tali da consigliarne la chiusura. Io e i miei assistiti abbiamo trovato abbastanza inopportuna la promozione dei tour”.

Valnestore, rifiuti interrati nei campi

Chi sono i suoi assistiti?
“Stiamo parlando di persone che abitano intorno alla vecchia centrale di Pietrafitta, malati di tumore o parenti di malati di tumore. Stiamo quindi cercando attraverso gli esposti alla Procura della Repubblica di verificare se i lavori effettuati in quella zona possano aver provocato tali malattie e tali morti. Abbiamo chiesto alla magistratura di  appurare cosa sia successo, se ci sia una relazione tra certe attività e il tasso di mortalità che noi consideriamo molto alto in quella zona. Stiamo parlando del resto di una valle piccolissima e di un paese con qualche migliaio di abitanti”.

Per avere la dimensione del problema, quante persone potrebbero essersi ammalate a causa di quei veleni?
“Io ho raccolto la delega di 200 persone, tra parenti di morti e malati attuali, e non ho finito perché ce ne sono tantissime altre. Altre sono morte ma per problemi di prescrizione sono obbligato a considerare solo quelle degli ultimi 15 o 20 anni. Abbiamo anche fatto una sorta di analisi dei dati che i cittadini mi hanno offerto e siamo riusciti a stabilire che, su 510 lavoratori della centrale Enel e della miniera, ci sono stati 110 morti e attualmente si contano 40 malati. Il problema merita attenzione e infatti la procura della Repubblica sta conducendo indagini molto attente, con il coinvolgimento del Noe (Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri, ndr) e dei suoi collaboratori”.

L'avvocato Valter Biscotti

In questo contesto i volantini.
“In questo contesto veniamo a sapere che nei giorni di festa è stato organizzato un tour della miniera non solo vicino a zone sequestrate ma addirittura vicino alle vecchie draghe, al di sotto delle quali hanno accertato la presenza di Pcb, sostanza davvero pericolosa. C’è ovviamente qualcosa di inopportuno. Chissà se chi ha organizzato queste cose abbia valutato quanto ciò possa aver urtato la sensibilità dei cittadini della zona. Un tour del benessere in luoghi dove si parla di veleni. Veleni che dobbiamo scoprire da dove vengono, chi li ha portati e cosa hanno provocato. Effettivamente come iniziativa sembra inopportuna, ed ecco perché mi sono permesso di parlare di tour dei veleni e non di tour del benessere”.

E’ vero che ci son state anche delle minacce e degli avvertimenti in puro stile mafioso?
“Uno dei miei clienti ha raccontato in procura alcune circostanze utili alla ricerca dei sotterramenti di materiale pericoloso e - siccome è un fatto pubblico che questo signore ha fatto delle dichiarazioni, anche se la cosa non è uscita sui giornali - dopo tre avvertimenti scritti (“Attento allo scalino che puoi farti male”, un altro monito sulla sua pompa della benzina) ha trovato il suo cane da caccia impiccato praticamente davanti a casa. Gli altri avvertimenti me li aveva taciuti, quest’ultimo invece me lo ha confidato, ed ho ritenuto di renderlo pubblico attraverso una denuncia alla procura della Repubblica”.