Capano: “Di TSO si può morire: serve una riforma. I drammi di Mastrogiovanni e Casu di cui sparirono anche gli organi”

Secondo l'esponente dei Radicali Italiani è necessario rivedere la disciplina che porta alla costrizione fisica dei malati psichici e alla somministrazione forzata di farmaci. Ecco cosa va cambiato

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Si scrive TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) ma si può leggere disperazione e dramma. Ma cos’è il TSO? In realtà si sa poco  sull’argomento, su chi lo subisce e su quali trattamenti vengono messi in pratica. Meno ancora si sa delle garanzie riconosciute ai pazienti, e gli unici dati disponibili si riferiscono alle dimissioni, come si apprende da una nota diffusa dai Radicali Italiani in occasione di un convegno organizzato a Cagliari. Eppure si tratta di un fenomeno di portata enorme.

Stando ai dati emersi nell’incontro, dal titolo “Perché la libertà è terapeutica” - organizzato dall’Associazione R@dicali “Marco Sappia” presso la locale Camera del lavoro, dove è stato proiettato anche il docufilm “87 ore” sulla morte di Francesco Mastrogiovanni - sarebbero 11mila le persone che ogni anno lo subiscono. Almeno 30 al giorno. E non è come bere un bicchier d'acqua. Di Tso infatti si può anche morire, come dimostrano due casi emblematici come quello di Francesco Mastrogiovanni e di Giuseppe Casu. Un dramma, quest’ultimo, consumatosi a Cagliari qualche anno fa con aspetti per altro non perfettamente chiariti .

Insomma si tratta di un argomento ingiustamente relegato ai margini del dibattito politico e mediatico ed è indispensabile riportarlo all’attenzione dell’opinione pubblica. Lo mette bene in evidenza Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani che – come avvocato - ha curato gli interessi della famiglia Mastrogiovanni ed è promotore di una legge di riforma del TSO.

Avvocato, che cos’è il Trattamento Sanitario Obbligatorio?
“E’ una procedura prevista dalla legge 180 del ‘78, poi confluita nella Legge sul Servizio Sanitario Nazionale, che consente il ricovero coatto in ospedale, in particolare nei cosiddetti servizi psichiatrici di diagnosi e cura, anche senza il consenso del paziente, per 7 giorni rinnovabili. Servono la  proposta di un medico, la conferma di un altro medico e l'ordinanza del sindaco del comune di residenza. E' prevista poi la ratificata entro 48 ore del Giudice tutelare del luogo dove il trattamento è applicato. Il decreto del Giudice può essere impugnato in Tribunale, senza però alcuna forma di contradditorio e di partecipazione del soggetto coinvolto”.

TSO da cambiare, nel riquadro Michele Capano

Voi radicali avete messo in rilievo che di TSO si può anche morire e avete citato i casi emblematici di Mastrogiovanni e Casu.
“Noi pensiamo che in entrambi questi casi si evidenzi la necessità di rivedere la disciplina del TSO, sia nel momento genetico, in cui il TSO nasce, sia nel momento esecutivo, in cui il TSO viene effettivamente applicato. Nel primo caso non ci trovavamo di fronte a un rifiuto di cure. Prima di essere condotto nel Servizio psichiatrico di Vallo della Lucania, dove trovò la morte, Mastrogiovanni aveva accettato l’assunzione di farmaci. Giuseppe Casu invece non aveva nulla a che fare con il disagio psichico, c’era  semmai una questione di ordine pubblico. La Piazza 4 novembre a Quartu andava ripulita, liberata dai venditori ambulanti abusivi, e Casu era un irriducibile. Non si riusciva a sloggiarlo neanche con una contravvenzione di 5mila euro, e allora il TSO (programmato, tant’è vero che c’erano i giornalisti presenti quando fu attuato) fu uno strumento per realizzare quello sgombero, cosa di cui anche la stampa diede conto. Una cosa assai distante dalla ratio dell’applicazione della norma".

E quanto al momento esecutivo?
“Dal punto di vista dell’esecuzione, i due patirono la costrizione meccanica. Per 4 giorni Mastrogiovanni fu legato mani e piedi  e questo - come la Corte d’appello di Salerno ha ritenuto pochi mesi fa, condannando per sequestro di persona 6 medici e 11 infermieri - lo condusse a morte. Per Casu furono 7 i giorni di contenzione meccanica applicati. Dopo di che in quel caso l’accertamento processuale non si è potuto compiere perché – agghiacciante riferirlo – misteriosamente, come accertato processualmente, alcuni organi dell'uomo, necessari per lo svolgimento dell’accertamento autoptico, furono scambiati sul tavolo autoptico, non si sa che fine abbiano fatto,  e nessuna verità si è potuta, anche dal punto di vista medico legale, appurare. La nostra proposta comunque elimina la contenzione meccanica, strumento medievale”.

Quali sono i capisaldi della vostra proposta di legge?
“Anzitutto prevediamo un obbligo di informativa, di notificazione dell’ordinanza del sindaco con la quale viene ordinato il TSO. Oggi per un’auto in divieto di sosta abbiamo la notifica di una contravvenzione che indica le caratteristiche della procedura in atto e la possibilità di reclamo. Tutto questo invece non c’è nel  caso in cui  si attui una contrizione della libertà personale per 7 giorni magari con somministrazione di farmaci contro la volontà della persona. Prevediamo poi l’obbligatorietà della difesa tecnica, cioè che il soggetto non in grado di difendersi autonomamente, abbia istantaneamente una tutela legale, sia pure d’ufficio, che consenta il controllo della legalità della procedura, ed eventualmente di fare le dovute rimostranze.

TSO da cambiare, nel riquadro Michele Capano

Se una difesa di questo tipo ci fosse stata nella vicenda di Giuseppe Casu, che ebbe una ratifica tardiva dal Giudice tutelare, l’uomo sarebbe stato liberato e la sua tragica fine probabilmente non si sarebbe verificata. I tempi poi devono cambiare: passare da 7 a 4 giorni. Serve anche un tetto massimo per  i rinnovi. Oggi abbiamo casi di TSO che, di 7 giorni in 7 giorni, arrivano addirittura a 3 o 4 mesi. Ciò è abnorme, significa far rientrare dalla finestra il manicomio che abbiamo cacciato dalla porta.

Chiediamo inoltre un massimo di tre rinnovi per un massimo di 16 giorni,  tempo entro cui un trattamento anche terapeutico di tipo psichiatrico deve poter realizzare le sue finalità senza pretendere  di tenere una persona rinchiusa sine die. Prevediamo l’attivazione del Collegio del Garante nazionale dei detenuti ristretti che ha già rilevato la particolare oscurità dei dati in materia. Noi vogliamo faccia una relazione annuale, ci dica quanti sono i TSO e quanto durano, verificando anche l’esatta distribuzione geografica di essi. Abbiamo notizie di TSO in Sicilia 7 o 8 volte superiori, in percentuale, a quelli del Friuli. Ma questo non vuol dire che i siciliani sono più pazzi, noi pensiamo solo che ci sia in certe parti del Paese una semplicità di accesso a questo presidio, che va invece ricondotto alla sua natura di estrema ratio. Il garante inoltre dovrebbe essere destinatario di una notifica ad ogni rinnovo del TSO”.

Perché parlate di emergenza culturale?
“Negli anni 70 la stagione che portò alla chiusura dei manicomi fu figlia di un movimento culturale contro la segregazione e l’istituzionalizzazione delle diversità. Della convinzione che le diversità potessero essere tollerate e fatte convivere, ovviamente con la predisposizione di servizi sul territorio in grado di svolgere un ruolo preventivo ed evitare i ricoveri coatti. Pensiamo sia ora di una nuova grande stagione culturale su questo tema. Chiusi i manicomi, noi abbiamo da un lato i servizi psichiatrici di diagnosi e cura, dall’altro, con le varie strutture residenziali che a vario titolo esistono, una riedizione della segregazione e della esclusione della difficoltà psichica. Occorre rimettere tutto in discussione.

Tenendo poi presente che a volte ciò sta insieme con elementi di puro abuso. In una vicenda come quella di Casu non c’è infatti questione culturale di fondo che tenga, ma solo l’abuso di uno strumento reso possibile dalla superficialità e dalla mancanza di tutele che le maglie troppo larghe della legge consentono. Occorre dunque fare sia un discorso generale che specifico su un istituto da ricondurre alla natura che assunse con la normativa del 1978. Ovvero utilizzo straordinario solo quale extrema ratio e non ordinarietà e costrizione periodica dei malati come accade ora”.