[L'intervista] Colletti (M5S) attacca i sottosegretari leghisti: "Siri ha patteggiato la pena e Garavaglia è sotto processo"

Il deputato pentastellato parla di deriva pericolosa: "Dobbiamo fare il punto su talune scelte contrarie ai nostri principi ispiratori". Il suo parere sulla durata del governo e sul ruolo di Salvini

Il deputato del M5S Andrea Colletti
Il deputato del M5S Andrea Colletti
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

La recente nomina dei sottosegretari ha lasciato un po’ di amaro in bocca dentro le fila del M5S. Una certa fibrillazione ha colto anche i parlamentari. L’onorevole Andrea Colletti, deputato abruzzese, avvocato, l'ha fatto trapelare attraverso un intervento sulla sua pagina Facebook. "La nomina di una persona che abbia patteggiato una pena per bancarotta (secondo quanto riferito dall’Espresso) - ha scritto - va contro i nostri più basilari principi di trasparenza e contro lo spirito del nostro primo V-Day nel quale chiedevamo che i condannati non varcassero le aule parlamentari". Invece, ad avviso del rappresentante pentastellato, si sono verificate delle situazioni singolari, "frutto dei compromessi con il Carroccio".

In relazione a certe nomine il parlamentare parla di “deriva pericolosa” per chi per anni si è ispirato a precisi principi. Una presa di posizione decisa che merita un approfondimento. Abbiamo raggiunto al telefono Colletti per porgli direttamente alcune domande.

Onorevole perché nel suo post su Fb parla addirittura di deriva pericolosa?
“Semplicemente perché ritengo, alla stessa stregua di quando raccoglievamo le firme per il primo V-Day, che i condannati per reati gravi come la bancarotta non dovrebbero sedere in Parlamento, nei Consigli regionali e nemmeno in quelli comunali, né dovrebbero essere nominati sottosegretari in un governo. E questo anche se hanno patteggiato la pena. Del resto parliamo di nomina, e significa che qualcuno si è assunto una responsabilità precisa. Come 5Stelle dobbiamo fare il punto su talune scelte che a ben vedere vanno contro i nostri principi ispiratori, pur non appartenendo magari i soggetti interessati alle nostre fila ma a quelle della Lega”.

Quando parla di questi casi lei si riferisce in sostanza a quello di Armando Siri, vice ministro ai trasporti designato dal Carroccio?
“Beh, Siri ha appunto patteggiato la pena per bancarotta fraudolenta. Ma c’è anche il vice ministro all’Economia Massimo Garavaglia, sotto processo per turbativa d’asta, reato particolarmente grave per un pubblico amministratore (anche se l’interessato ha sempre rifiutato ogni addebito, ndr). Pure in questo caso forse era meglio pensarci, prima di indicarlo come sottosegretario. Si tratta di due casi di esponenti politici che hanno avuto problemi di natura giudiziaria”.

Armando Siri con Matteo Salvini

Lei sostiene il principio per cui non può ricoprire cariche pubbliche solo chi è stato condannato (o abbia patteggiato una pena), oppure vale lo stesso in caso di persona indagata?
“Qui la realtà è diversa. Garavaglia non è indagato bensì è sotto processo, c’è stato il rinvio a giudizio. C’è poi un’altra questione. Bisogna sottolineare che è molto diverso essere eletti, ottenere una legittimazione popolare (pur senza preferenze), o essere nominati. Se uno viene eletto quando è sotto indagine è una cosa, anche se ritengo sarebbe meglio evitare comunque la candidatura per ragioni di opportunità politica, ma la nomina dovrebbe proprio essere esclusa. Questione di aut aut”.

Per voi è una questione di principio dunque: paura di essere considerati alla fine come gli altri?
“Anche attraverso ciò dovremmo differenziarci da Pd e Forza Italia. I principi dovrebbero essere la stella polare delle nostre azioni. Perdendo questi perdiamo la bussola di ciò che facciamo".

A suo avviso l’intesa “contrattuale” tra il M5S e la Lega durerà a lungo? Me lo dica con sincerità.
“Non ne ho la più pallida idea, perché non so fino a che punto la Lega voglia speculare su determinati problemi e quindi passare all'incasso, eventualmente,  con rapide elezioni. Io della Lega non mi fido, credo occorra andarci con i piedi di piombo. In ogni caso dovremmo badare anche noi ad essere molto stringenti decidendo quali siano i punti di non ritorno”.

Ci sono aspetti di questa intesa contrattuale che lei reputa pericolosi? Ultimamente molti dei vostri sembrano preoccupati dagli atteggiamenti del leader leghista, nonché ministro degli Interni, che rischiano di monopolizzare l’attenzione, per altro spingendo in certe direzioni che non sono quelle tipiche del M5S.
“Diciamo che Salvini è in perenne campagna elettorale. Sarebbe meglio facesse il suo lavoro di ministro, piuttosto che andare in giro a fare campagna elettorale. Mi aspetterei per esempio che promuovesse gli accordi per i rimpatri con i Paesi africani e le altre attività decisive in materia, perché servirebbe davvero all’Italia”.

Sta chiedendo più concretezza?
“Mi aspetto meno parole e post sui social e più fatti su problematiche determinanti. Stiamo parlando del resto di un ministero pesante e importante per quanto riguarda aspetti fondamentali come la sicurezza dei cittadini”.

Quando inizierà la realizzazione della parte del programma giallo-verde a voi più cara: quella del reddito di cittadinanza? E quelle della diminuzione delle tasse e della riforma delle pensioni? State cercando ancora le coperture?
“Prima di tutto non è ancora iniziato il lavoro di commissione. Le commissioni parlamentari infatti non si sono ancora insediate. Dobbiamo dunque attendere l’avvio di questa fase per operare con concretezza. Sappiamo benissimo che ogni progetto ha bisogno di una copertura economica e che ciò viene sottoposto a verifica dalle Ragionerie. C’è dunque bisogno dell’interlocuzione di più attori e serve tempo. Esiste infine un altro particolare di non lieve importanza: dobbiamo accertare quale bilancio ci hanno lasciato realmente i governi precedenti e quali costi nascosti magari ci sono. E’ naturale, in definitiva, che servano almeno due mesi di studio prima di arrivare a presentare i veri e propri progetti di legge”.