[L’intervista esclusiva] Salvini: “A Mattarella dirò no e sui migranti copieremo Macron. Maroni non entrerà nel nostro governo, si riposerà. Di Maio ha fatto scelte assurde e Renzi è arrogante”

Dialogo a tutto campo con il leader della Lega a pochi giorni dal voto per le elezioni politiche. “Il governatore del centrodestra in Sicilia Musumeci mi ha deluso. Gentiloni non ha avuto coraggio ed ha copiato la politica dei suoi predecessori aggiungendo solo mance elettorali. Il Jobs Act in parte va salvato come il piano Industria 4.0”

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Mentre di sera percorre la Toscana in auto sotto la neve per portare avanti il suo tour elettorale, Matteo Salvini trova il tempo di fermarsi e ragionare con TiscaliNews sull’Italia in bilico per l’esito di questa campagna elettorale.

Salvini, la prima domanda non può che riguardare gli scenari del 5 marzo. Se nessuno schieramento dovesse ottenere una maggioranza in Parlamento tale da consentire la formazione di un governo stabile, lei accetterebbe di far parte di una grande colazione che tenga dentro anche il Pd?
“Premessa, per quello che sento, per quello che vedo e per quello che ascolto, il centrodestra il 5 marzo avrà la maggioranza in Parlamento e governerà l’Italia. Comunque, ribadisco che non parteciperemo a nessuna media, piccola, grande o storta coalizione. Mai insieme con il Pd o con il Movimento Cinque Stelle”.

Quindi, se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in uno scenario di difficoltà generale per il Paese, dovesse chiederle di entrare in un governo delle larghe intese lei direbbe no.
“Sì a Mattarella direi di no. L’Italia ha bisogno di chiarezza e le nostre idee sono totalmente lontane dalla sinistra, dal Pd e dai Cinque Stelle. Non ci sarà nessun caos. Negli ambienti che contano già lo sanno che vincerà il centrodestra. Anche se Junker parla a sproposito come spesso gli capita”.

E’ rimasto sorpreso della dichiarazione del presidente della commissione Ue?
Mah, lo conosco. Sinceramente non so se è sempre connesso quando parla. Però è la dimostrazione dell’arroganza di alcuni poteri europei per cui i cittadini, i popoli e i voti valgono zero. Ma anche in Europa i Paesi che sono andati al voto fino ad adesso hanno espresso sempre una direzione molto chiara che evidentemente preoccupa i tecnocrati”.

Nel governo di centrodestra che lei ha in mente c’è posto anche per Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia ed ex ministro degli interni?
“Alcuni nomi ce li ho già in testa. Voglio anche istituire nuovi ministeri: uno per la disabilità, uno per turismo e uno per il cibo. Per quanto riguarda Maroni ha dimostrato di aver fatto bene il presidente della regione Lombardia, però ha chiesto lui a questo giro di riposarsi e di non ricandidarsi. E noi non possiamo che rispettare la sua scelta. Si riposerà”.

Qual è il suo giudizio su Musumeci, nuovo governatore di centrodestra della Regione Sicilia?
“Sinceramente non sono soddisfatto. Certo, sono contento della vittoria in Sicilia e di aver contribuito con passione, perché è una terra che merita tanto. Mi aspettavo però più coraggio, più cambiamento, più novità, più futuro. Invece hanno scelto una buona parte di passato”.

Il leader della Lega Salvini

Della vicenda De Luca-Fanpage lei che opinione ha?
“Da giornalista non posso che apprezzare chi ha ancora voglia di fare delle inchieste. Non faccio il giudice o il magistrato e non emetto sentenze, ma quello che ho visto in quei video è preoccupante. Scandaloso, non solo per la vergogna delle tangenti ma anche perché in gioco c’è la salute dei cittadini. Di lotta alla corruzione se ne parla troppo poco in questa campagna elettorale. Colpa di tutti, vedrò di farlo di più anch’io. La lotta alla corruzione, alla malavita e al malaffare sarà una priorità del nostro governo. Si dà per scontato che certa gente abbia smesso, invece non la smette. Ed è gravissimo”.

La crisi economica in questi anni ha colpito profondamente il Nord-Est, feudo elettorale storico della Lega.
“Quando mi reco lì i cittadini, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori che incontro mi dicono: non fateci più perdere tempo, toglieteci spesometri, redditometri, anticipi iva e altra burocrazia soffocante. Quindi, al di là della riforma fiscale che faremo, una volta arrivati al governo dovremo intervenire per sostenere questi tessuti produttivi. Basta compilare moduli”.

Come valuta la corsa alla premiership di Luigi Di Maio e del M5s?
“Mi ha profondamente sorpreso la superficialità nella scelta dei candidati. E’ la prima volta nella storia che un partito perde per strada ormai 15 e più parlamentari prima delle elezioni. Buttati fuori: un record poco onorevole. Questo dimostra che la democrazia del click è semplice perché di fatto non è democrazia: decide tutto una persona sola”.

A proposito del ruolo dei social network in questa campagna elettorale, lei riceve molte critiche per i toni utilizzati nei post e per il pubblico che raccoglie. Molto numeroso ma fortemente esasperato. Che Italia è questa?
“E’ l’Italia semplicemente l’Italia, quella che trovo e ascolto tra gli operai di Piombino, tra i genitori a scuola, negli autogrill, nelle piazze o ai nostri incontri. C’è rabbia sui social perché c’è nel Paese. Io non la alimento affatto, cerco di dare una prospettiva di futuro. La sinistra invece sta facendo una campagna elettorale sul passato, risvegliando fantasmi di cui faremmo volentieri a meno: fascisti e antifascisti. Non si fa un buon servizio all’Italia rievocando anni tristi e pericolosi. Non torna il fascismo, non torna il comunismo. Parlarne alimenta solo qualche decerebrato, che avendo il cervello vuoto va in piazza a far casino”.

Che giudizio ha del governo Gentiloni?
“Lui è un uomo grigio, che per molti è un merito, per me no. La gente chiede chiarezza, nettezza, velocità. Il suo errore più grande è stato quello di aver trascinato supinamente l’eredità dei governi Monti, Letta e Renzi su tanti temi, senza coraggio: sul rapporto con l’Europa ad esempio. E’ talmente vecchia politica che è sufficiente vedere le mance elettorali di questi ultimi giorni: tutti gli aumenti di stipendi nella pubblica amministrazione stanno arrivando adesso”. 

Se dovesse governare il centrodestra abolirete il Job Act?
“C’è una parte da salvare, come per l’industria 4.0 con tutti i provvedimenti sull’innovazione. Ci sono aspetti da preservare. Ma la precarizzazione istituita per legge, quella no. Bisognerà intervenire”.

Quale giudizio dà del governo Renzi?
“Paga la sua arroganza, uomo solo al comando. Partito con grandi numeri e grandi speranze, ha scelto di fare tutto lui circondato da pochi e pessimi consiglieri. Mi stavo rileggendo proprio oggi il suo discorso di insediamento al Senato. Pare siano passati 40 anni e invece sono trascorsi solo pochi anni”.

Sul tema migranti l’accusano di fare propaganda politica senza avere un piano concreto. Ci spiega come intende risolvere questo dramma di portata epocale?
“Il piano concreto ce lo abbiamo, eccome. La prima cosa da fare e stringere accordi con i Paesi di partenza, adesso ce ne sono solo quattro: Tunisia, Egitto, Nigeria e Marocco. E per altro bisognerà intervenire affinché Tunisia e Nigeria li rispettino per davvero. E poi fare in Africa quello che sta facendo la Cina, con grandi investimenti costruendo infrastrutture, aprendo fabbriche e facendo lavorare le persone. Di fatto stanno preparando lo sviluppo di un continente e di un nuovo mercato, noi invece importiamo semplicemente schiavi. Il modello cinese a mio avviso va copiato”.

Bisogna però ammettere che un problema così complesso non si risolve in un giorno.
“Certo, ma nel primo anno di governo saremo in grado di garantire meno sbarchi e più espulsioni. Prenderemo spunto dalla ricetta di Macron in Franca: vuole ridurre le presenze aumentando le espulsioni, rispedendo indietro gli immigrati economici. E non è certo un uomo di destra, anzi è il leader degli europeisti...”.