[L'intervista] Migranti: "Il buonismo è fallito ma il cattivismo non deve superare i limiti. Vi dico dove Salvini ha ragione"

Antonio Polito, vice direttore del Corriere: "L'arrivo indiscriminato dei migranti è sbagliato, sia per gli italiani che per gli stessi migranti perché spesso non riescono ad essere accolti in maniera degna e sono costretti a vivere in condizioni miserabili"

Antonio Polito
Antonio Polito
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Riferendosi all'argine ai migranti, al censimento Rom e alla questione armi, l’ex premier Pd Gentiloni stigmatizza lo sforzo del ministro degli Interni Matteo Salvini: “Che fatica essere cattivi”, scrive. Ma fino a che punto tutto può essere ricondotto alla separazione tra buoni e cattivi? E il mondo si divide essenzialmente tra buonisti e cattivisti, oppure esistono zone intermedie? Tra il bianco e il nero può esserci il grigio? Fino a che punto nel risultato sostanziale l’operato degli uni risulta migliore e più umano di quello degli altri? Quale atteggiamento porta più risultati riguardo al problema dei migranti? Se lo è chiesto Antonio Polito sul Corriere della Sera. Una cosa è certa a suo avviso: il buonismo ha stufato gli italiani perché ha fallito nei risultati, e questo Matteo Salvini, dal suo scranno di preposto alla loro sicurezza, l’ha ben compreso. Il buonismo intendeva combattere il traffico degli essere umani  lasciando passare tutti nella convinzione fosse giusto e ineluttabile, ma ciò si è rivelato come cercare di bloccare il contrabbando dando una mano ai contrabbandieri. Mentre, sull’altro versante, il cattivismo può perfino portare utili risultati ma talvolta trascende: ritiene di poter trascurare gli essere umani quasi fossero complici del traffico e non vittime. Si parla di “crociera”  nel Mediterraneo o di gente pronta a "godersi la pacchia”. Si urla "prima gli italiani". Ma quanto ci vuole a ignorare come spesso si possa scadere in una guerra tra poveri, mettendo  in conflitto due innocenti e rendendoli entrambi vittime? Dove sta il confine? Abbiamo cercato di parlarne proprio con Antonio Polito, giornalista e politico, fondatore e direttore de Il Riformista e attuale vice direttore del Corriere della Sera.

Direttore, allo stato attuale il buonismo sembra uscirne perdente.
“Non c’è dubbio, siamo di fronte al fallimento della retorica buonista che voleva addirittura presentare come un vantaggio per le nostre società l’arrivo indiscriminato dei migranti, un fatto non solo indolore ma perfino positivo. Una tesi dimostratasi chiaramente infondata, sbagliata perché invece ha acceso tensioni estreme di carattere culturale e sociale”.

Una barca carica di migranti

 Sbagliata anche per i migranti?
“Sia per gli italiani che hanno visto arrivare in casa i migranti, e sia per gli stessi migranti che molto spesso non riescono ad essere accolti in maniera degna e sono costretti a vivere in condizioni miserabili. Dunque l’idea del venga chi vuole, tanto siamo abbastanza grandi, ricchi e ospitali, è insensata: non funziona, è sbagliata. Ormai anche le persone più avvertite e progressiste, hanno la convinzione per cui è un male anche per gli stessi migranti incentivarli a venire con la facile premessa di poterli accogliere come se nulla fosse”.

Le prese di posizione del nuovo governo come le giudica?
“Questo fallimento ha generato una reazione che si sostanzia in alcune novità politiche che io trovo positive. Mettere l’Europa davanti alle sue responsabilità, dare la sveglia a certi Paesi abituati  ad approfittare del fatto che il problema era italiano per lavarsene le mani, è molto giusto. Come ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chi mette piede in Italia mette piede in Europa. Chi arriva sulle coste italiane vuole andare in Europa, dunque l’Europa deve occuparsi di ospitarlo per il tempo necessario a verificare se ha diritto alla protezione umanitaria, e nel caso integrarlo”.

E l’altra reazione di cui lei parla nell’intervento sul Corriere?
“Questa è la reazione politica. L’altra reazione è quella di chi diffonde un atteggiamento culturale pericoloso, una retorica opposta al buonismo che è, appunto, il cattivismo. Quello per cui occorre non solo cambiare politica ma farlo in maniera cattiva. Un esempio lo prendo volutamente da fuori del panorama italiano, proprio per evitare di inserirlo nella nostra politica, ovvero dagli Usa: cattivismo è separare i figli dalle madri e dai genitori al confine con gli Stati Uniti, come sta facendo l’amministrazione americana, provocando perfino la reazione della signora Melania Trump. Questo è cattiveria. L’ azione di chi tende a mostrare, pur di farsi bello e forte, che non contano più i buoni sentimenti.  Di chi affronta le cose come sono, con realismo e senza indulgere nei sentimentalismi. Tale diffondersi di retorica culturale io lo trovo sbagliato e penso che i media debbano dirlo”.

Il vice direttore del Corriere della Sera Antonio Polito

Da questo punto di vista si tratta di restare umani e recuperare categorie come la misericordia verso gli altri esseri umani?
“Occorre che le scelte politiche tendano a riequilibrare una situazione dannosa sia per i residenti che per i migranti. Il punto è che le scelte vengano fatte con questo scopo non con quello di punire, di ricostruire una situazione culturale di supremazia verso gli altri. Cerco di spiegarmi meglio: l’obiettivo deve essere il vantaggio comune, il bene comune. Ci metto quindi dentro, ovviamente, anche il bene delle persone che si mettono in viaggio cercando di scampare alla fame, alle persecuzioni, alle dittature o alle guerre. Il bene comune tuttavia non può prescindere anche dal bene degli italiani che accolgono queste persone. Questo significa mettere al centro il bene comune”.

In quali casi ciò non avviene e diventa cattivismo?
“Se l’atteggiamento culturale è sostenere che bisogna fermare l’invasione, perché ce li manda il progetto mondialista dell’ebreo Soros, o i terroristi dell’Isis che ci vogliono invadere per prendere poi il potere e distruggere la civiltà occidentale, se tutto ciò si trasforma in un processo punitivo, in una guerra animata, allora questo è cattivismo. Un cattivismo che dobbiamo combattere anche nella testa della gente, nell’opinione pubblica italiana. E’ facile infatti abbandonarsi a questi estremismi e ogni tanto molti ci cascano davanti a una situazione logorante. Siamo tutti d’accordo che non si può andare avanti così, ma vediamo di essere d’accordo anche sul fatto di non farlo per proteggere la nostra etnia o la nostra razza, la nostra cultura o la nostra religione. Tutte cose che vanno tutelate ma senza aprire un conflitto con gli immigrati, perché la questione non è quella di scontrarci con queste culture. Si tratta di una questione più demografica, sociale, economica e politica. Dunque va risolta con quegli strumenti”.

M5S e Lega, che oggi esprimono il governo, hanno sempre sostenuto che occorre agire contro i trafficanti  di esseri umani e il business che sta dietro l’immigrazione.
“Come sostengo nell’articolo sul Corriere, riconosco senza dubbio che non ha senso proporsi di combattere il traffico di esseri umani lasciandoli passare liberamente. A ben considerare se uno fa l’equazione, orribile e molto sgradevole, che in questo contrabbando gli esseri umani sono (ahimè) la merce di questi contrabbandieri, non si può combattere quel traffico lasciando passare la merce. Per fermare il contrabbando e i trafficanti, bisogna anche fermare il traffico, lo spostamento di queste povere persone che spesso vengono illuse e non sono consapevoli del viaggio cui si stanno sottoponendo, dei rischi che ciò comporta. Io credo sia giusto cominciare a dire, come aveva fatto anche Minniti e non solo Salvini, che non è possibile ospitare nei porti europei ogni barca di migranti trovata di fronte alla costa libica e magari segnalata dai trafficanti. Se facciamo questo vuol dire che stiamo aiutando i contrabbandieri. Che in definitiva siamo d’accordo con loro. Che loro ci consegnano quella che chiamano merce, e noi la portiamo a domicilio. Su questo ha ragione Salvini ed aveva ragione anche Minniti. Purtroppo prima si è fatto troppo poco, perché la cosa è stata capita tardi o si è deciso di agire troppo tardi”.

Migranti

L’Europa reagirà positivamente alle prese di posizione del nostro governo? Le ultime dichiarazioni della cancelliera Merkel sembrano indicare un certo cambio di tendenza.
“L’Europa, scossa dal fenomeno, è di nuovo in preda a una grande crisi. In parte dovuta all’azione di Salvini e dell'esecutivo che ha risvegliato le coscienze, ma anche al fatto che  questo è un problema ormai condiviso tra le opinioni pubbliche interne. In Germania il governo della Merkel sta rischiando addirittura una crisi su questo punto, perché il ministro degli interni, l’esponente bavarese della Csu Horst Seehofer, vorrebbe stringere i cordoni e respingere alla frontiera tutti i migranti che sono stati registrati prima in un altro Stato, dunque anche quelli che sono passati per l’Italia. Su questo ha costruito un asse con Salvini e il cancelliere austriaco, però – attenzione – da sola questa cosa non risolve nulla, perché Salvini e Seehofer la pensano allo stesso modo ma il risultato è che i tedeschi non vogliono far passare i migranti che vengono da noi. Invece noi abbiamo bisogno che i migranti vengano ricollocati”.

E la Spagna?
“Lo stesso vale in Spagna, dove si è riaperta la rotta dello Stretto di Gibilterra e c’è di nuovo un forte flusso di migranti. La decisione del governo spagnolo di spalancare le porte alla nave Aquarius potrebbe addirittura lanciare un segnale di apertura che riaccende il traffico in quella zona del Mediterraneo. Si tratta in definitiva di un problema di politica interna e di un fenomeno di carattere europeo e continentale”.