Il sindaco di Amatrice: "Basta selfie tra le macerie o userò il bastone scaccia spiriti maligni del mio amico sciamano"

Sergio Pirozzi insorge contro chi si scatta fotografie tra le case distrutte dal sisma di agosto: "Lo considero un atto di una gravità morale assoluta"

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi è categorico: "Non venite ad Amatrice per farvi i selfie tra le macerie, sennò mi incazzo". La prima volta lo annuncia ai microfoni del Tg3 in collegamento dal comune reatino colpito dal sisma della scorsa estate. "Ho sorpreso e cacciato via – afferma il vulcanico primo cittadino - delle persone che si stavano fotografando tra le macerie".

Il motivo di questa reazione il sindaco la spiega bene ai nostri microfoni. “Dietro queste macerie c’è la sofferenza, il dolore di chi ha vissuto la tragedia del 24 agosto e certi atteggiamenti risvegliano ciò che tentiamo giornalmente di dimenticare. Per cui considero quell’atto di una gravità assoluta”, dichiara a Tiscali.it.

Il fatto

L’epilogo c’è stato nel lunedì di Pasquetta, quando – con gli uffici comunali chiusi per il giorno di festa – Pirozzi girava “per controllare il territorio dove si stanno costruendo le case a tempo e, come si dice dalle nostre parti, ho pizzicato qualcuno intento a scattare selfie e l’ho scacciato in malo modo”. Questo perché “serve rispetto per il dolore altrui”.

Ciò che sorprende è l’aumento di una sorta di Voyeurismo fotografico, di curiosità malata che sta per certi versi mettendo in secondo piano la sensibilità umana. “Un aspetto – fa notare Pirozzi – che fa parte della nostra società e, in certo qual modo, dell’essere umano. Gli esseri umani  infatti non sono tutti simili: c’è la brava persona e la cattiva, l’eroe e il ladro, insomma c’è di tutto”.

"I veri turisti"

Il sindaco tuttavia ci tiene a sottolineare una cosa: “Vi posso dire che fino ad oggi la stragrande maggioranza delle persone che stanno qui si sono impegnate per altro. Non per nulla considero i miei veri turisti quelli che lavorano per Amatrice dal 24 agosto”.

In pratica i turisti veri che portano valore aggiunto, per il primo cittadino sono quelli del mondo della solidarietà. “Proprio adesso – confida al telefono – sono qui con degli amici di Pozzuoli che mi hanno proposto di fare un corso per i ragazzi del posto finalizzato a formare dei piazzaioli. Ecco per me questo è il vero turismo.  Purtroppo qui non c’è più niente e ciò che conta maggiormente non è il turismo economico ma quello della solidarietà, e chi viene solo a farsi i selfie deve aspettarsi di dover andar via in malo modo”.

Il "tortore"

Per quanto riguarda i metodi da utilizzare contro chi non ha capito la lezione, Pirozzi è abbastanza chiaro. “Ieri ho avuto il regalo di uno sciamano del Burkina Faso: un ‘tortore’ (bastone nodoso in amatriciano) che serve a scacciare gli spiriti maligni. La prossima volta che pizzico qualcuno a comportarsi male lo userò per scacciare appunto tali spiriti, e se non basterà lo utilizzerò in altra maniera.  Si può dire – volendo – che un tortore al giorno leva il selfie di torno”. Questo perché “ci vuole rispetto. Penso sia una cosa da non dimenticare mai”.

La reazione senza se e senza ma del sindaco incontra la condivisione del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che su Twitter scrive: "Tutta la solidarietà possibile a Sergio Pirozzi: non si trasformino le tragedie e il lavoro di questi mesi in curiosità o souvenir".

Il turismo del dolore

Purtroppo la pratica del “turismo del dolore” è divenuta una costante negli ultimi tempi. L’elenco dei casi in cui una tragedia è stata vista come un frivolo avvenimento da immortalare con gli smartphone è lungo. Si va dagli scatti alla Concordia ai due ciclisti arrestati perché tentavano di farsi un selfie sotto la parete pericolante dopo aver spostato cartelli e transenne che indicavano come quel tratto di Aurelia fosse off-limits. Incredibile anche quanto avvenuto a Roma, quando sul Lungotevere Flaminio crollò un palazzetto di tre piani e il luogo divenne meta di curiosi che non avevano altro scopo se non quello di scattarsi i selfie. Del resto il fenomeno ha precedenti illustri: le macerie delle Torri Gemelle di New York finirono sotto migliaia e miglia di scatti.