"La Tentazione" dei religiosi e l'incredibile storia della Dama nera: "I miei 36 anni con un frate da cui ho avuto anche due figlie"

Nel libro di Fabrizio Peronaci gli scandali a luci rosse raccolti in un dossier inviato anche a Papa Francesco. Poi la storia della donna che ha vissuto con un carmelitano che di mattina dirigeva il convento e di sera rientrava a casa ma non lasciò mai l'abito: "Non è facile conservarsi un uomo quando il tuo rivale è Dio"

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Il libro La tentazione (Edizioni Centauria libri), di Fabrizio Peronaci, caposervizio della redazione romana del Corriere della Sera, riporta in primo piano gli scandali a sfondo sessuale nella Santa Romana Chiesa e ripropone con forza la discussione sul celibato dei religiosi.  Le pagine partono dall’inchiesta scoop del giornalista su una vicenda a luci rosse uscita dall’ombra di certe sacrestie e monasteri  della Capitale nel 2015 e finita in un dossier che racconta quanto accaduto a partire dal 2004-05 nella parrocchia di Santa Teresa d’Avila e dell'annessa curia generalista dei Carmelitani scalzi in Corso Italia a Roma. Lo scritto fu inviato da un coraggioso frate, padre Alessandro Donati, al cardinale vicario Vallini e, per conoscenza, a Papa Francesco e tratta le vicissitudini di due prostituti ambientate a Villa Borghese. Uno dei due si rivolse a Donati e lui lo ascoltò, lo fece parlare. Scoprì che uno dei clienti era un suo superiore.

La storia della Dama nera

Ma è toccante anche l'incredibile storia che Peronaci apprende da una professoressa di lettere. “Sono stata per 36 anni la donna di un eminente frate, padre provinciale negli anni ’70, e con lui ho avuto due figlie”, le rivela quella che poi verrà definita la Dama nera. E se non bastasse il tutto viene reso più intrigante dal furto di un quadro di inestimabile valore di Gherardo delle notti, sparito misteriosamente e mai ritrovato.

Una donna istruita, un uomo di Dio, un grande amore. Una storia passionale e intensa mai ufficializzata col matrimonio. Forse simile ad altre, se non fosse che coinvolge un ecclesiastico. Lui è il carmelitano Edoardo Raspini ed è morto nel 2001. Lei una insegnante che alla fine si abbandona al racconto forse liberatorio di una storia: quella della sua travagliata esistenza.

Un religioso e, nella foto piccola, Fabrizio Peronaci

La doppia vita

Il religioso ha sempre condotto una doppia vita. Era un frate capace e allo stesso tempo compagno e padre attento. Ogni giorno passava ore con la “famiglia”. All’alba tornava al convento e celebrava messa, poi rientrava a casa e si dedicava alle bambine. Una storia incredibile e affascinante quella raccontata da Peronaci. Soprattutto una storia vera. Da una parte una donna innamorata e disposta a tutto per il suo amato, dall’altra un uomo (Eddy) innamorato della sua donna e delle sue figlie. Un uomo che tuttavia non fece mai una scelta decisiva.

La storia di una donna che solo dopo la morte della persona amata si libera di un tremendo peso e confessa quanta felicità, ma anche quanta sofferenza, le abbia arrecato quell’amore rimasto sempre clandestino e riassunto dalle parole riportate da Peronaci. “Ha scelto me, mi ha amata, ha dato e ricevuto attenzioni, ma alla fine ha preferito un altro - le disse la Dama nera - Non è facile competere in amore, quando il tuo rivale è Dio”. Una storia potente, appassionata e coinvolgente, che riporta in auge le riflessioni su castità e celibato. Sulle loro conseguenze.

Tematiche che abbiamo voluto ripercorrere con l'autore.

Fabrizio, come definiresti il tuo libro?
“Un libro  che affronta un tema di attualità: quello del celibato ecclesiastico e delle implicazioni dei numerosi scandali su una Chiesa che Francesco vorrebbe con forza rinnovare. Il mio lavoro ha due aspetti importanti: uno riguarda lo scandalo gay esploso nel 2015 nella parrocchia di Santa Teresa d’Avila a Roma e nella curia generalizia dei padri carmelitani scalzi. L’altro è il lungo racconto, per certi versi molto appassionante, della storia d’amore tra una professoressa romana e un eminente frate dei carmelitani, padre superiore per la provincia romana negli anni ’70. Queste due persone ebbero anche due figlie entrambe riconosciute in un testamento. Tuttavia la  loro relazione restò sempre clandestina perché lui non si spogliò mai della tonaca. La storia mette perciò in rilievo la tematica appunto della riforma del celibato degli ecclesiastici che a mio avviso sarebbe positiva, perché eliminerebbe molti guai della Chiesa di oggi, sempre più frequenti e a cui si lega il calo delle vocazioni”.

Il dossier è stato inviato anche a Papa Francesco. Puoi dirci qualcosa di più?
“Sì, un padre carmelitano coscienzioso e fedele alla regola che prevede il voto di obbedienza oltre che di castità, venuto a conoscenza dei rapporti tra un eminente suo superiore e alcuni prostituti nella vicina Villa Borghese, cercò di segnalare la faccenda ai suoi diretti superiori. Man mano che gli anni passavano tuttavia  l’atteggiamento era sempre quello di mantenere il silenzio, cosa divenuta un po’ prassi secolare nella Chiesa su vicende che possono essere poco commendevoli. A un certo punto questo frate, Alessandro Donati, prende però coraggio e invia un rapporto di 15 pagine al Cardinale Vicario Vallini e, per conoscenza, al Papa. E Francesco ne prende conoscenza al punto che il 14 ottobre 2015 pubblicamente, all’udienza del mercoledì, propone le scuse per gli scandali romani facendo chiaramente riferimento, visto che era cosa del momento,  a quello dei carmelitani. Il Vaticano è dunque informato ma il relativo procedimento canonico non è ancora cominciato”.

La storia della Dama nera è storia di un amore molto intenso, sono anche nate due figlie, ma lui non ha mai voluto abbandonare l’abito per assumersi le responsabilità di marito e padre. Una storia incredible.
“I due si incontrarono in un raduno spirituale negli anni ’60 e già al primo sguardo scoccò la scintilla amorosa. Il frate che era già una figura eminente dei carmelitani, per 36 anni restò costantemente dilaniato tra passione terrena e vocazione religiosa. Alla fine - mi raccontò la signora – ‘non è facile prendersi un uomo quando il tuo rivale è Dio’. Così il religioso portò avanti una doppia vita, una esistenza faticosissima. Di mattina diceva messa, di pomeriggio passava dalla compagna, talvolta andava a prendere le figlie a scuola, poi stava di nuovo con i confratelli, fingendo una inappetenza per avere il piacere di poter cenare a casa di sera, poi dormiva poche ore e usciva all’alba per presentarsi puntuale in convento. Una fatica immane insomma, per condurre quella doppia vita. Inutile sottolineare come la  storia ribadisca l’importanza che il Pontefice riprenda in considerazione il graduale superamento del celibato, che tra l’altro non è in vigore nella Chiesa d’oriente e tra gli anglicani. Un tema attuale anche da un punto di vista dottrinario”.

Tema davvero da riconsiderare, altrimenti la Chiesa rimarrà sempre entro un quadro inquietante, nell’ambito di controsensi che solo affrontando queste tematiche potranno essere superati. Non trovi?
“Certamente, il tema è fonte di guai per la Chiesa: dove il dogma si scontra con la vita delle persone e con la natura si possono creare contraddizioni che man mano - di questi tempi - rischiano di diventare sempre più evidenti”.