Perina: "Sta nascendo una nuova Dc, ma per il Pd ci vorrebbe il mago Otelma"

"La scissione conviene ad ambedue le parti nell'ottica del sistema proporzionale. Siamo davanti all’ultima coda della rottamazione avviata da Renzi"

di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

L’ultima Assemblea del Pd sembra aver sancito la scissione tra le due componenti del partito. Gli appelli al “restiamo uniti” paiono caduti nel nulla davanti a una decisione apparentemente già presa, a una nuova e arrembante classe dirigente che sembra volersi scrollare di dosso le ultime vecchie scorie del comunismo. Chi non abbandona la nave dovrà adattarsi, affrontare il Congresso prima delle amministrative e – soprattutto – rendere omaggio alla leadership del capitano fiorentino.

Con la prospettiva di un nuovo periodo all’insegna del proporzionale, il Pd a trazione renziana "appare sempre più una novella Democrazia Cristiana", pronto ad “attrarre alleanze a tutto campo”, senza la palla al piede di chi paventa ancora baluardi ideologici, una roba superata per i giovani rampanti del giglio magico. E in questo contesto “il congresso del Pd che il segretario immagina è una conta delle componenti per valutarne il futuro ruolo più che una discussione sulla leadership, esattamente come furono – molto spesso – gli antichi congressi Dc”, fa notare Flavia Perina, politica e giornalista, già direttrice del Secolo d’Italia.

Che portata avrà questa scissione, e che colpe ha Matteo Renzi?
“Prima di dare una valutazione sulla scissione bisognerà vedere quali saranno i soggetti che parteciperanno alla stessa e in quale misura aderirà la componente bersaniana. Quanto alle responsabilità non credo sia questo il tema visto che appare sempre più evidente che siamo  davanti all’ultima coda della rottamazione avviata da Renzi. Anche dal suo intervento di ieri si è capito infatti che la scissione non è opzione sgradita alla segreteria, che da tempo viveva la presenza della minoranza interna come una sorta di zavorra”.

Matteo Renzi

(Matteo Renzi)

C’è anche dell’altro?
“Oltre a questo credo che la scissione sia l’esito naturale di un ritorno al proporzionale nel quadro di un abbandono del sistema maggioritario. In questa nuova prospettiva c’è tutta quanta la convenienza per i vari gruppi e partiti a farsi una propria formazione e giocarsela con lo schema del proporzionale, più che a competere per contenitori larghi”.

Ma non esiste a suo avviso anche il problema di due identità diverse e inconciliabili, delle due anime che vivono dentro il partito democratico, quella di sinistra e quella renziana? Anime che vedono in maniera antitetica le soluzioni sui problemi sociali, sui diritti e sulle scelte economiche? Anche per questo Bersani ha parlato di scissione già avvenuta a livello di base nel partito.
“Queste due identità esistono da un ventennio e fino ad ora sono riuscite a convivere, anche perché nel maggioritario erano obbligate a farlo. Adesso non ci riescono più, inoltre viene meno l’interesse politico a stare insieme per ambedue le parti. Del resto la sinistra interna temeva di essere asfaltata con le prossime candidature dalla parte renziana, mentre la maggioranza che fa capo a Renzi viveva la sinistra interna come una spina nel fianco. Il contesto proporzionale rende più facile e politicamente conveniente la separazione per tutt’e due le componenti”.

D’Alema, Speranza, Rossi e Bersani sembrano determinati a percorrere quella strada, Emiliano invece ha sorpreso tutti proponendo in extremis un tentativo per restare uniti.
“Il gioco di Emiliano non si è capito molto bene in queste ultime ore, anche se il documento che ha firmato ieri sera con gli altri due capofila degli scissionisti fa pensare che anche lui sia avviato su questa strada. E’ vero che negli ultimi tempi ha cambiato posizione a volte, e forse con lui la parte renziana potrebbe aprire una trattativa, o forse no”.

Flavia Perina

(Flavia Perina)

La scissione Pd significherà un vantaggio per le alleanze a sinistra, per la destra o aprirà la strada al M5S?
“Sicuramente la scissione sarà un evento traumatico di prima grandezza e le reazioni dell’elettorato che finora aveva fatto riferimento al Pd non sono facilmente valutabili. Chi pensa di avere la sfera di cristallo e prevede di sicuro come andrà a finire fa un azzardo grossissimo. Nel contesto della legge elettorale quasi sicuramente proporzionale, è possibile si apra la porta a sistemi come quelli che abbiamo conosciuto con la prima repubblica. Un eventuale successo delle destre o dei 5 stelle potrebbe mandare all’opposizione le sinistre, ma è anche vero che il futuro Pd avrà spazi di maggiori alleanze con i vari spezzoni del centro manifestatisi in questo periodo, dunque non è detto comunque. In ogni caso è un grande punto interrogativo. Questo Paese non ha una legge elettorale, e non ha ancora una forma definita il mondo che si sta allontanando dal Pd diviso in tanti spezzoni della sinistra. Davvero ci vorrebbe il mago Otelma per dire come finirà, sarebbe poco serio fare previsioni”.

Emiliano, Rossi e Speranza

(Emiliano, Rossi e Speranza)

Il problema alla fine è il potere?
“Per Renzi il potere è la vera essenza della politica, e perseguirlo con tutti i mezzi non è cosa di cui vergognarsi, ma il valore aggiunto di una leadership moderna. Inoltre se le elezioni amministrative andranno male, potrà sempre dire che la colpa è di chi se n’è andato, di chi ha danneggiato la corsa del Pd, esattamente come all'inizio della sua avventura incolpò i 'gufi' e i 'professoroni' di ogni perdita di tempo”.

Renzi nel suo intervento in Assemblea ha citato il romanzo di Conrad, La Linea d’ombra, storia di un giovane che assume il comando di una nave “maledetta” e rischia grosso, poi arriva un vento propizio e riesce a raggiungere il porto. Che avrà fatto dopo quel giovane capitano?
“Magari navigò con grande fortuna per molti anni, magari colò a picco proprio quando pensava di essere ripartito vento in poppa. Staremo a vedere”.