Età pensionabile a 67 anni, Proietti della Uil: "Siamo i peggiori d'Europa, ecco cosa succede in Francia e Germania"

Il segretario confederale responsabile previdenza spiega: "Il governo ha compiuto una marcia indietro. Solo da noi è così. Ci sono anche lavori usuranti e non si liberano posti per i giovani, il turn over nel mercato del lavoro è bloccato"

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

E’ un secchio d’acqua gelida quella buttata dal governo  sulla schiena di sindacati e lavoratori. “C’è una legge e la rispetteremo”, chiarisce senza mezzi termini il premier Gentiloni, chiudendo il discorso sull’atteso blocco dell’aumento dell’età pensionabile. Il dado è tratto dunque, e  in assenza di particolari sorprese, dal 2019 in poi si potrà andare in pensione solo a 67 anni. Nessun concessione, tutti al lavoro fino a quasi 70 anni. Cgil, Cisl e Uil se ne devono fare una ragione, stando all’atteggiamento governativo. Le richieste sindacali restano parole al vento, aspettative vane. Anzi, quella fornita dall’esecutivo ha i connotati d’una risposta a muso duro. Camusso, Barbagallo e Furlan ne escono delusi  e sembrano parecchio irritati. Più di loro lo sono tuttavia i lavoratori per i quali il diritto alla pensione sembra diventare, ogni giorno di più, una chimera.

 “Così non va”, tuona il segretario confederale della Uil Domenico Proietti stigmatizzando una legge di Bilancio che ancora una volta “manca l'obiettivo di reintrodurre principi di equità e giustizia nel sistema previdenziale. Dopo mesi di confronto con i sindacati il Governo ha fatto marcia indietro anche sulle proposte presentate in relazione alle pensioni dei giovani e delle donne".

Abbiamo raggiunto telefonicamente il leader sindacale, responsabile delle politiche previdenziali e fiscali della Unione Italiana Lavoratori per approfondire il tema.

Proietti perché il comportamento del governo sulla previdenza non va bene?
“Non va bene perché dopo mesi di confronto per dar vita alla fase due dell’accordo siglato lo scorso anno, importante in quanto finalizzato a introdurre più equità e giustizia nel sistema previdenziale, il governo ha fatto marcia indietro. Lo consideriamo un gravissimo errore. Eravamo arrivati a definire un pacchetto di misure molto utili, in particolare sui giovani era stato lo stesso governo a proporre l’introduzione di un meccanismo per valorizzare gli anni di contributi versati sanando il vulnus del versamento discontinuo. Questo per garantire alle nuove generazioni, caratterizzate dal precariato, una pensione comunque dignitosa in futuro. Stessa cosa per le donne. Invece c’è stata questa marcia indietro: un errore che bisogna correggere”.

Pensione sempre più lontana, si lavora anche da anziani

Vi aspettavate il blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile fino a 67 anni, invece si è fatto intendere che dal 2019 questo sarà il nuovo limite per il pensionamento, perché – si dice – è ulteriormente aumentata l’aspettativa di vita. Eppure molti studiosi sostengono che invece questa è ultimamente diminuita.
“Esatto. Non si può continuare ad aumentare l’età per la pensione, noi siamo già la maglia nera d’Europa. In Italia si va in pensione a 66 anni e 7 mesi, tre anni sopra la media europea. Se dovesse scattare questo nuovo adeguamento dunque, sarebbe anche peggio, e non è possibile. La Germania arriverà ai 67 anni solo nel 2030. Quindi il sindacato non sta chiedendo la luna, ma solo di riallineare l’età di accesso a quella che è la media europea. Abbiamo fatto una proposta realistica chiedendo di congelare l’adeguamento, in primo luogo perché ingiusto, in quanto non è dimostrato che l’aspettativa di vita sia cresciuta (molti studi dimostrerebbero il contrario), e poi perché l’aspettativa di vita non è uguale per tutti i settori lavorativi. Per questo nell’intesa dello scorso anno chiedevamo di fare un’analisi meticolosa e scientifica, settore per settore, per rilevare il reale andamento e poi procedere. Una proposta basata insomma sulla realtà effettiva che non scassa i conti ed evita una crudeltà vera e propria verso lavoratori e lavoratrici che ogni volta, giunti quasi alla pensione, si vedono sollevare ancora l’asticella. Per questo vogliamo mettere in campo una grande mobilitazione nel Paese e andare in Parlamento per presentare a tutti i gruppi parlamentari la nostra proposta. Una proposta ragionevole che speriamo possa essere accolta”.

Il segretario nazionale Uil Domenico Proietti

In effetti ci sono lavoratori addetti ad attività usuranti ed è da tortura costringerli a stare al posto di lavoro fino a quell'età. Inoltre con l’attuale situazione dis-occupazionale l’uomo della strada si chiede se sia giusto far lavorare gli anziani mentre i giovani, che potrebbero prendere il loro posto, non trovano collocazione.
“E’ esattamente questa la situazione. Avendo elevato a 66 anni l’età pensionabile con la legge Fornero, si è verificato un blocco nel turn over del mercato del lavoro. Va detto tuttavia che stiamo combattendo contro una vulgata che pretende addirittura di dimostrare come non esista alcun collegamento tra quanti escono e quanti entrano. Cercano invero di sostenere l’impossibile. Certo, nel mercato del lavoro attuale se escono cento persone non ne entrano 100, ma magari 50 sì. La nostra proposta è legata dunque anche al futuro dei giovani, e quando ci rimproverano di pensare solo ai garantiti sbagliano, perché è esattamente il contrario. Noi intendiamo tenere insieme le esigenze, le aspettative e i problemi dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani. La proposta che facciamo va cioè esattamente in questa direzione: favorire anche l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”.

In definitiva quale dovrebbe essere a vostro avviso l’età pensionabile?
“Pensiamo debba essere intorno ai 63 anni. Poi ci vuole un elemento vero di flessibilità e volontarietà, perché un lavoratore che fa un bel lavoro e sta bene in salute sicuramente deciderà di continuare a lavorare. Se però lavora sopra i ponteggi, in edilizia, bisogna consentirgli di poter andar via. L’anno scorso siamo riusciti a riportare l’età a 63 anni per 11 categorie di lavori gravosi, un primo passo importante. Dobbiamo continuare su questa strada, perché è una strada che porta a mantenere in equilibrio i conti pubblici dando però al contempo una risposta adeguata alle esigenze sociali delle persone”.

Dicono che il sistema rischia di crollare.
“Bisogna invece dire con chiarezza che il sistema pensionistico italiano è pienamente sostenibile. Noi spendiamo per le pensioni l’11 per cento rispetto al Pil, tutto il resto è assistenza. Spendiamo un punto in meno della Francia e mezzo punto in meno della Germania. Quindi non è un problema di equilibrio dei conti che sono molto, molto, a posto, è un problema di volontà politica. Bisogna semplicemente smetterla di continuare a fare cassa sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati e ridare al sistema una equità che va a beneficio anche dell’intera collettività”.