[L'intervista] "Attenzione, Cottarelli potrebbe fare alcune cose che contano. Il M5S stia attento alla Lega e alle sue trappole"

Per Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto Quotidiano, il tecnico incaricato da Mattarella di formare un governo "balneare" potrebbe avere delle funzioni molto importanti. Le strategie di Salvini e il futuro dei cinquestelle. Cosa dovrebbe fare il Pd. La lettura della vicenda Savona

Antonio Padellaro
Antonio Padellaro
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

La sofferta costruzione di un nuovo governo per l'Italia è giunta al capitolo che tanti si auguravano non venisse scritto: l'affidamento dell'incarico a un tecnico designato dal Capo dello Stato e non espresso da formazioni politiche uscite dal confronto elettorale con il mandato degli elettori. Sergio Mattarella ha affidato allo stimato Carlo Cottarelli, l'uomo della spending review (non attuata da Renzi), esponente del Fmi, il pesante fardello. Ma cosa potrà fare il premier incaricato se com'è probabile non potrà contare sui voti di fiducia di una maggioranza, ma solo su quelli dell'irriducibile Pd?

"Quella di Cottarelli è la scelta della disperazione, l'ultima delle ultime carte che il Quirinale poteva giocarsi", afferma Antonio Padellaro al nostro telefono. "Si pensava che quella carta, quella del governo tecnico, non sarebbe mai stata calata, che le elezioni a ottobre fossero  il peggiore dei mali, e invece siamo arrivati proprio lì", spiega l’ex direttore del Fatto Quotidiano.

Ed ora cosa può succedere?
"Cottarelli è un tecnico capace e una persona molto stimata. Avrà prima di tutto la funzione di rassicurare i mercati fino a dopo le elezioni (previste per settembre/ottobre, ndr), anche se per ora le cose non sono andate tanto bene, sia sul piano dello spread che della borsa. Forse l'allarmismo pesante di questo periodo è in parte motivato e in parte no. Ma per ora questi sono i risultati. Difficile dire se tale deterrente funzionerà, perché i mercati sanno che oggi non c'è un governo delle spese pazze disposto anche ad uscire dall'Europa, ma tra qualche mese, magari, potrebbe di nuovo esserci. Allora è meglio mettersi al riparo con un po' di anticipo rispetto al possibile momento critico. Vedremo”.

Carlo Cottarelli a colloquio con Mattarella

E oltre ciò?
“In questa situazione inoltre l'economista può diventare paradossalmente il difensore delle istituzioni e fare alcune cose importanti. In primo luogo la famosa sterilizzazione dell'Iva, cosa indispensabile. Con i guai che abbiamo, ci manca solo questo per creare più problemi all'economia italiana. E ancora: può fare la legge di bilancio, anche se non credo riuscirà ad approvarla (mi chiedo per altro se questo parlamento, che ancora non ha toccato palla, andrà in vacanza comunque ad agosto o no). Infine c'è da partecipare a un importante vertice il 28 e 29 giugno, quello del Consiglio europeo per discutere di migrazione, sicurezza, occupazione e crescita. A quell'appuntamento l'Italia dovrà presentarsi con un piglio sicuro, adottare decisioni, almeno sulla carta, visto che dopo qualche settimana potrebbe cambiare tutto”.

Se la via d'uscita finale saranno comunque le elezioni, lei ritiene configurabile una alleanza tra M5S e Lega in chiave elettorale?
"Non lo escluderei, del resto hanno un programma comune cui hanno già lavorato. Inoltre la mossa di Sergio Mattarella ha indirizzato inevitabilmente e ancora di più i due elettorati contro le banche, i poteri finanziari, extranazionali ed occulti. Adesso hanno un nemico comune che, ad essere sinceri, comprende ormai anche il Capo dello Stato. Mattarella può essere accusato dai militanti del Carroccio e del M5S di  essere influenzabile da questi poteri. Non vedo poi grande futuro per l'alleanza di centrodestra che è già spaccata nuovamente, anche se può essere un processo articolato. La dichiarazione di Berlusconi dopo l'uscita di scena di Conte suonava molto comprensiva nei confronti della decisione del Capo dello Stato. Il fondatore di FI ha poi – almeno mi sembra - fermato Salvini casomai avesse avuto la tentazione di affiancarsi alla scellerata ipotesi di mettere in stato d'accusa il Presidente della Repubblica".

Salvini e Di Maio al lavoro per il contratto per il governo giallo-verde

Il leader della Lega potrebbe trovare l'occasione per far fuori politicamente Berlusconi e rimanere lui unico leader del centrodestra.
"Sì, però partiamo da una considerazione: quell’alleanza governa le regioni più ricche d'Italia. La Liguria, la Lombardia, il Veneto e il Friuli. Tra l'altro il 10 giugno si vota in molti comuni e si può prevedere che il centrodestra si presenti unito. Quindi a livello locale salterebbero centinaia di giunte locali e regionali. Si tratta di un potere reale, concreto, che gestisce e muove molto denaro. A voler fare la somma, molto più del governo nazionale, che per altro ha i problemi che ha. Difficile che Salvini voglia rompere subito. Ha la giusta dose di cinismo, come ha dimostrato in questa crisi, e cercherà di tenere i piedi in due staffe. Farà la campagna elettorale con il centrodestra, poi se il M5S avrà ancora un ottimo risultato e Berlusconi diventerà troppo ingombrante potrebbe mollarlo e andare con loro. Ma certo non faranno campagna elettorale insieme, questo no".

Saranno comunque forze che si presenteranno in campagna elettorale come alternative?
“Il M5S e il suo leader politico devono decidere che tipo di campagna elettorale fare. Se adottano una strategia buonista nei confronti della Lega, Salvini se li mangia. Devono fare una campagna elettorale di alternativa alla Lega”.

E il Pd è in crisi: che fine farà?
"Il Pd ha una grande occasione. Sembra paradossale ma in tutta questa storia può intanto diventare anch'esso il difensore delle istituzioni, ponendosi in maniera aperta, vigorosa, a favore di Mattarella. Poi può atteggiarsi a difensore del risparmio degli italiani, seguendo il tema agitato dal Capo dello Stato quando ha congedato il povero professor Conte. Non è roba da niente. Se uno ne parla nel modo giusto durante la veloce campagna elettorale che si prospetta, dove converrà mettere a fuoco due o tre temi fondamentali, può cogliere un buon risultato”.

Renzi, Gentiloni e Martina

Bisogna dire però che il Partito Democratico ha parecchi problemi di convivenza al suo interno.
“L'importante è che il Pd trovi immediatamente un candidato premier, che può essere Gentiloni, un leader dell'emergenza, che può essere Martina, e un battitore libero, che può essere Renzi. A meno che l'ex segretario non decida di fare un'altra sconsideratezza varando un suo partito: il suo partitino macroniano, cosa possibile in un mondo dove ormai c'è da aspettarsi di tutto. Renzi dovrebbe capire invece che dovrebbe fare gioco di squadra, se poi vuol riscuotere i dividendi per un risultato che potrebbe essere migliore di quello del 4 marzo”.

Come mai secondo lei Mattarella non ha accettato Savona per il governo Conte? Paura che l'ex ministro non condividesse l'esistenza della UE? Eppure non l'ha mai detto e la previsione del suo piano B per uscire dall'euro è solo un’extrema ratio. In pratica lui dice di voler un'Europa migliore, come dicono tutti in Italia, almeno a parole.
"Si è trattato di una giocata abilissima di Salvini che ha piazzato una trappola in cui, dispiace dirlo, sono caduti sia Mattarella che i cinquestelle. A un certo punto quando ha cominciato a dire o Savona o morte la cosa è diventata sospetta, anche perché Mattarella gli ha proposto la nomina di Giancarlo Giorgetti, suo braccio destro, sua vera ombra e persona stimata. Questa resistenza sul primo nome ha fatto capire che Salvini stava giocando sporco: gli conveniva andare ad elezioni. Del resto il Capo dello Stato si è trovato nella condizione di non poter cedere, pena far uscire male le istituzioni dalla contesa, umiliate e ricattate. Semmai ha fatto male ad arrivare fino a quel punto. Dopo 85 giorni il Quirinale si ritrova davanti a un àut àut. Avrebbe potuto disinnescarlo prima”.

Padellaro con Travaglio

Secondo gli ultimi sondaggi il M5S cede qualche punto anche se resta vicino al 30 per cento, la Lega vola. Ieri la davano al 25 per cento, ormai vicina ai pentastellati. Di Maio rischia di non diventare mai premier, perchè le carte ora potrebbe darle Salvini.
"I cinquestelle e Di Maio hanno avuto una grande occasione. Non so se a ottobre, quando si voterà di nuovo, i pentastellati ripeteranno quel risultato, anche se loro favoleggiano di un 40 per cento. Io sarei molto cauto. Anche perché c'è una parte dell'elettorato moderato che davanti a certi modi di fare, come la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica o le piazze infiammate, non è certo contento. Non tutti sono grillini scatenati. Non li vedo sulle barricate. Vedo molte persone tra quegli 11 milioni che hanno votato M5S – molti provenienti da sinistra - che hanno detto proviamo a cambiare con questi. Tra l'altro tra quelli di provenienza di sinistra c’è anche chi ha raffreddato gli entusiasmi dopo l'alleanza con la Lega e qualcuno potrebbe venir a mancare alle prossime elezioni”.

Salvini appare più cauto, stranamente non agita più di tanto la bandiera contro Mattarella.
“Salvini, uomo capace di tutto, essendo leader di un movimento che governa importanti regioni europee, non può permettersi alzate di scudi, urla e polveroni inutili. In quelle regioni ci sono i danè, gli schei, e i suoi elettori sono gente concreta. Magari vogliono vedere la flat tax, cacciare via i clandestini, poter sparare con la copertura della totale legittima difesa, ma non li vedo a giocarsi il conto in banca perché il loro rappresentante decide così”. 

Il professor Savona e il Capo dello Stato Sergio Mattarella

Allora, alla fine, a suo avviso, la storia di Savona potrebbe essere stata un espediente?
“Era un espediente. Savona tornerà ai suoi studi, magari gli daranno un incarico se quelli che lo volevano andranno al governo. Certamente è stato utilizzato anche lui, e siccome è uomo intelligente a un certo punto l'ha pure capito, non facendo completa abiura e scrivendo un semplice comunicato all’acqua di rose. Anche se poi si è detto particolarmente dispiaciuto per la decisione del Quirinale ed ha parlato di paradossale processo alle intenzioni".