[Intervista] Padellaro: “Basta parole, ora serve una soluzione. Ecco cosa dovrebbe fare Mattarella e a chi dovrebbe dare l’incarico”

L’ex direttore del Fatto spiega a Tiscali come potrebbe agire il Capo dello Stato per forzare i partiti a costituire una maggioranza. Il ruolo di Di Maio e Salvini, il governo di scopo, e l’ipotesi di di coinvolgimento di una carica istituzionale

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Nessun terzo giro. Nel secondo turno di consultazioni per cercare di formare una maggioranza capace di dare un governo al Paese, Mattarella sembra intenzionato a pretendere dei passi avanti concreti per chiudere la pratica. Si aspetta dei fatti  che testimonino alleanze valide plausibili. In pratica è necessario uscire dall’impasse in cui la politica italiana pare essersi infilata, complice principale una strampalata legge elettorale. Da una parte il M5S e il suo candidato premier Di Maio pensano a una intesa con la Lega di Salvini ma senza l’alleato Berlusconi. Dall’altra il Carroccio non disdegnerebbe una convergenza coi pentastellati ma non può (al momento) divorziare da Berlusconi. E poi c’è il Pd. Di Maio gli ha teso la mano proponendo di parlare di un programma condivisibile ma i renziani prediligono l’opposizione. Anche se adesso la presa di posizione di Franceschini (“Non possiamo stare alla finestra”) apre nuove prospettive. Come uscirne? Il Capo dello Stato cercherà probabilmente di affidare un pre-incarico, ma a chi? Di Maio e Salvini sono ovviamente i principali indiziati, ma nessuno vuol bruciarsi con un fallimento nell'impresa. Per questo – come alcuni organi di stampa hanno già azzardato – il Presidente potrebbe affidare una sorta di mandato esplorativo a una figura istituzionale, come il presidente della Camera Roberto Fico, per esempio.  In ogni caso, è auspicabile che il Quirinale spinga fortemente per trovare una soluzione già in questa seconda fase di consultazioni, come osserva l’ex direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro rispondendo alle nostre domande sull’argomento.

Antonio Padellaro

Direttore, come si fa a trovare una soluzione che consenta di costituire un governo? Come si esce da questa situazione?
“Si può uscire da questa situazione che rischia di deludere gli italiani, che avevano sperato in una svolta storica dopo le elezioni del 4 marzo, con una presa di posizione di Mattarella che affidi l’incarico a chi ritiene persona giusta e garantisca buone possibilità di riuscita. Insomma il Presidente è il solo che può far compiere tale necessario passo avanti”.

Il Capo dello Stato potrebbe dare in prima battuta l’incarico a Di Maio?
“Un incarico dato a Di Maio darebbe al leader del partito più votato la possibilità di sondare le possibili convergenze e poi metterebbe gli altri gruppi, il Centrodestra e lo stesso Partito Democratico, nella necessità di dire comunque qualcosa. Sarebbe, in ogni caso, un passo avanti”.

Luigi Di Maio

Ma un incarico a Di maio comporterebbe a suo avviso più una apertura verso Salvini o verso il Pd? Oppure alimenterebbe la possibilità di coinvolgere chi alla fine ci sta in base a un programma?
“Sarebbe un incentivo a coinvolgere chi ci sta in base ai punti programmatici. Sia il Centrodestra che il Pd verrebbero sollecitati ad assumere decisioni e a finirla di passare le giornate a sfornare parole. Stiamo infatti assistendo a una fase di legittime e interessanti dichiarazioni, ma senza alcun atto a livello formale. Nel momento in cui c’è un incaricato, sia pure con finalità esplorative o di sondaggio, gli altri devono esporsi e fare scelte. Si entra in un’altra dimensione. Continuare invece a dire soltanto che occorre aspettare, vedere cosa succede, non serve a gran che, non ha senso. E si aumenta la  perdita di entusiasmo per la politica che negli ultimi anni c’è sicuramente stato”.

E se Luigi Di Maio dovesse non farcela, Mattarella dovrebbe dare l’incarico a Salvini?
“Si. Penso di si. Dovrebbe darlo a chi è stato il più votato nella coalizione del centrodestra. Ma a questo punto Salvini potrebbe muoversi in una condizione diversa, più favorevole, in un quadro sicuramente mutato rispetto all’attuale pantano. Di Maio in pratica avrebbe arato il terreno , raccolto i si e i no, e a questo punto il leader del Carroccio potrebbe avere maggiori possibilità di arrivare a una conclusione”.

Matteo Salvini

Cosa potrebbe succedere, ancora, se anche questo tentativo andasse a vuoto?
“Non sarebbe stato comunque tempo sprecato. Se non andasse in porto neppure il tentativo di Salvini, il Capo dello Stato potrebbe, per evitare elezioni anticipate, fare delle  proposte sue, anche sulla base di quello che sarà emerso in precedenza. Tra l’altro se si arriva ai primi di maggio si evitano le elezioni a giugno e questo sarebbe un motivo in più per una soluzione terza che potrebbe essere quella di un governo di scopo. Ma prima di arrivare a ciò credo necessario,  quasi indispensabile, fare prima questi passaggi”.

Passaggi potenzialmente in grado di spingere le forze politiche a fornire risposte all’opinione pubblica e all’elettorato?
“Già. L’elettorato vuole decisioni e scelte, non un eterno palleggiare di intenzioni, attese e prese di tempo. Non vuole sentire più di veti incrociati e telefonate a cui non arriva risposta. Il voto degli italiani è stato una cosa seria”.

Torniamo al governo di scopo. Lei lo intende come frutto di un accordo per fare alcune cose condivise, compresa una legge elettorale, e tornare quindi al voto? E se Mattarella pensasse a un esecutivo tecnico tipo quello di Monti?
“No, credo che all’orizzonte non ci sia un governo tecnico. Quello di Monti fu un governo di emergenza e non vedo la possibilità di qualcosa di simile. A questo punto un governo possibile, in mancanza di maggioranze politiche, è quello in grado di porsi come obiettivo la realizzazione di alcuni punti programmatici fondamentali, con la nuova legge elettorale al primo posto, e portarci alle elezioni di maggio 2019 (in coincidenza con le europee, ndr)”.