[L'intervista] "L'arretramento del Pd è un fatto grave. Bisogna mettere in piedi una costituente e ricominciare da capo"

Achille Occhetto sferza il Pd che ai ballottaggi ha perso città importanti. E al segretario Martina dice: "Cambiare il rapporto con pezzi di società e di cittadinanza attiva"

Achille Occhetto

Assistere ancora una volta al disastro elettorale è doloroso, anche se "era cosa già messa in conto". Del resto non poteva che essere così perché dal 4 marzo in poi il Pd "è stato silente e praticamente fuori gioco". Si è chiamato fuori e non c'è dubbio che per Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e traghettatore del partito oltre la 'svolta della Bolognina', quanto sta accadendo è "estremamente grave". I ballottaggi di domenica accertano che quelle che un tempo erano roccaforti rosse scivolano una a una nelle mani del Centrodestra. E' il caso di Siena, Pisa, Massa, Imola che dicono addio  al Pd. In questa discesa inarrestabile "c'è qualcosa di sistemico. Io ho un'idea di sostanza - spiega l'ex segretario a Tiscali News - il Pd è nato male e si è sviluppato negli ultimi tempi ancora peggio".  

In che senso, Occhetto?
"Il Pd è nato con un vizio di fondo che era una fusione a freddo di apparati che non l'ha messo nelle condizioni di stare vicino agli ultimi e nemmeno ai penultimi, di affrontare in modo nuovo l'organizzazione di un partito nel territorio. Quindi io ritengo che il Pd deve partire da questa consapevolezza che può essere anche un'araba fenice che sorge dalle proprie ceneri, ma lo può fare solo se è consapevole che è arrivato alle sue ceneri".

E invece?
"E invece continua a traccheggiare e a fare dei discorsi intermedi, pensando che soltanto esistendo può giocare sugli errori degli altri, non c'è speranza. Il Pd deve ricominciare da capo e mettere in piedi una 'costituente' di una formazione politica che prevede la riforma di fondo del partito e che si allarghi a settori più svariati della società. Allora ci può essere una speranza". 

Il segretario Martina la sintetizza così: "Dobbiamo cambiare nelle persone e nelle idee". 
"E' importante ma non basta: bisogna anche cambiare la collocazione, il modo di essere, la struttura del partito e il suo rapporto con pezzi di società e direi di cittadinanza attiva. Bisogna contrapporre al populismo, cioè al generico richiamo al popolo, la presenza di una cittadinanza attiva che si esprime per problemi e per settori sui quali i giovani possano impegnarsi più facilmente che non nelle sezioni di partito. E poi avere un partito a rete sia nel territorio che usa in modo positivo e non malato anche la rete informatica".

Le fa male constatare che chi un tempo votava a sinistra, oggi vota il M5Stelle e financo Salvini?
"Sì ma direi che il voto ai Cinquestelle fa meno male, anche se non sono un loro sostenitore. La cosa più dolorosa è Salvini perché la sua posizione - e non è un insulto - è di destra estrema con alleanze internazionali di destra. Gli amici di Salvini sono Orban, il gruppo di Visegrad e Marine Le Pen. Sono posizioni inaccettabili per uno di sinistra. Io capisco che uno che è stato di sinistra, in polemica con il Pd, vada verso una posizione di protesta come i Cinquestelle. La capisco anche se posso non condividerla fino in fondo. Ma che vada con una posizione direttamente di destra francamente mi fa male, molto male. E mi fa anche paura".

Il Pd secondo lei ha sbagliato a non fare l'alleanza con il M5S, aprendo le porte a un governo di destra?
"Non so se accettando il dialogo sarebbe successo lo stesso. Io credo che abbia fatto male a interrompere il dialogo che si era aperto, doveva andare a vedere. Almeno si sarebbe capito qual era la posizione effettiva dei pentastellati. Probabilmente non se ne sarebbe fatto niente, nessuno di noi può dire cosa sarebbe emerso dal confronto programmatico. Tutti quelli che discettano su questo fanno un po' sorridere. E' vero però che lo stare fermi sulle gambe e non aprirsi al dialogo è stato un errore tattico molto grave".

Un ulteriore errore di Renzi?
"Sì è un errore di Renzi, il quale non ha capito un dato fondamentale. Io non condivido l'odio generalizzato, però Matteo Renzi è fuori fase. Non ha capito che la fase nella quale lui ha immaginato il suo Pd è una fase storicamente cambiata in tutto il mondo. E continua ancora a ritenere che la sconfitta sia legata a delle vicissitudini particolari interne facilmente risolvibili".  

Se il Pd piange, Lega e M5Stelle esultano: i ballottaggi hanno premiato la compagine di governo. La maggioranza esce rafforzata?
"L'elemento più significativo è che si sta ricomponendo una maggioranza di centrodestra perché i risultati più importanti sono quelli che hanno messo in evidenza che il centrodestra a guida Lega riesce ad avere ottimi risultati. Mentre i 5Stelle hanno risultati significativi, come quello molto importante di Imola, soffrono quando devono andare al confronto diretto con la Lega. Il che testimonia che esiste nella attuale maggioranza qualche problema interno". 

Nel confronto tra i due alleati, la Lega vince per via della più efficace "capacità comunicativa", come sostengono in molti?
"Il fatto è che Salvini è stato l'unico dopo le ultime elezioni a continuare in modo sistematico e perfino maniacale la campagna elettorale, nel silenzio di tutti gli altri compresi i suoi partner di governo che erano già impegnati a cominciare a governare. Il leghista invece si è messo a testa bassa in una campagna di comunicazione intorno a problemi molto semplici che puntavano sulla paura, su esemplificazioni teatrali che potevano avere un successo immediato ma che però, ritengo, possano scontrarsi con i fatti in un tempo futuro".

La Lega che oscura sistematicamente il M5Stelle e il premier Conte, finirà per "cannibalizzarne" i voti? 
"Non userei il termine forte 'cannibalizzare'... però chiaramente i 5Stelle sono in sofferenza. Tutto dipende da come giocheranno alcune partite interne quando si arriverà al vero punto di prova del governo e cioè quando si passerà dalla propaganda elettorale alle misure concrete da assumere davanti ai cittadini. Lì potremmo vedere quanto rimane delle misure della Lega e quanto di quelle dei 5Stelle e se ci sarà contrasto tra le une e le altre".

Quali misure potrebbero confliggere?
"Per esempio se volessero fare contemporaneamente la flat tax e il reddito di cittadinanza è chiaro che non sarebbe possibile. E quindi o decidono insieme di rinviare alcuni provvedimenti, tenendo anche conto dei loro elettori, oppure ci sarà l'inevitabile scontro".