[L'intervista] "Sinistra vittima del leaderismo. Grasso? Ammirabile, ma è solo marketing politico"

Dal Brancaccio alla scelta del presidente del Senato a guida di "Uniti e liberi": Montanari critica la sinistra e spiega il fallimento della politica dal basso

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Nessuno potrà dire che non ci abbia provato. Tomaso Montanari, con Anna Falcone, sono quelle anime perse del Brancaccio che oggi fanno i conti con Piero Grasso leader e simbolo sistemico di una politica che non vuol proprio cambiare pelle. "Uniti e liberi" nasce forse proprio dalle ceneri del Brancaccio, dove i due esponenti (non-leader) di una società civile che non trova ristoro alcuno hanno costretto al confronto le forze di sinistra. L'idea era un'altra: politica dal basso, senza sigle e prodotti di marketing decisi dai sondaggisti. Invece? Piero Grasso sarà l'elemento trainante di una sinistra "vecchia", nel senso del metodo, ostaggio della "deviazione leaderistica". Il personalismo ha vinto, insomma, anche a sinistra? "E' quanto è accaduto", afferma lo storico dell'arte, docente presso la Federico II di Napoli, ai nostri microfoni. 

Ci spieghi.
"Bisogna dire che nel panorama delle personalità italiane Piero Grasso è uno che si può guardare con ammirazione per quello che ha fatto, dunque non c'è nessuna discussione sulla persona. Semmai c'è una discussione sul perché si senta il bisogno di ricorrere a una figura carismatica del sistema scelto dai segretari dei partiti in base ai sondaggi. Questo è il problema, non Piero Grasso personalmente".  

Ingroia dice che Grasso "non è di sinistra" e ricorda quella legge ad personam fatta da Berlusconi per estromettere Caselli dalla Procura nazionale antimafia a favore proprio del presidente del Senato. 
"Come non sono d'accordo con la scelta personalistica così non sono d'accordo con la demolizione personalistica. Non ritengo che sia questo il modo di fare politica. Non è questo il modo di porsi. Non si può rispondere alla creazione di un leader a tavolino demolendo il leader personalmente, sono due errori simmetrici". 

Che ne è stato dell'esperienza del Brancaccio, chi non ci ha creduto?
"Il Corriere della sera mi definisce una specie di Don Chisciotte con la testa fra le nuvole, ingenuo e velleitario. Può darsi che abbia ragione nel senso che provare a rinnovare davvero la politica italiana, provare a diminuire l'astensione e provare a riportare gli italiani all'amore per la cosa pubblica può davvero sembrare per i padroni dell'informazione, per i padroni del Paese un tentativo stupido oltre che inutile. Io non lo credo".

E com'è invece?
"Credo che le cose migliori che si sono fatte in questo paese si sono fatte nelle stagioni in cui c'è stata un'irruzione della vita reale nell'astrazione della politica. Penso tra l'altro alla Resistenza e alla scrittura della Costituzione italiana, grandi momenti in cui gli italiani pensarono che la politica era troppo importante per lasciarla solo ai professionisti. Questo è vero anche a sinistra dove i professionisti hanno fatto in genere molti danni". 

Però il vostro tentativo è fallito.
"Credo che di quel progetto, del Brancaccio, rimanga un'aspirazione che peraltro in molti Paesi europei - penso a Podemos in Spagna o Tsipras in Grecia - in realtà ha condotto a successi così come anche in molte città d'Italia con delle liste civiche vere. Credo che si debba lavorare molto, i tempi probabilmente non sono maturi, noi avremmo sicuramente fatto degli errori... Però credo che rimanga questa esigenza e purtroppo lo certificherà il fatto che alle prossime elezioni politiche non ci sarà una ripresa della affluenza al voto. Rimane mezzo Paese che non vota".

Eppure il referendum costituzionale dello scorso dicembre aveva dimostrato che movimentare la società civile premia e paga.
"E' quello che io continuo a credere ma non così i segretari della sinistra italiana che invece pensano che non ci sia lo spazio per una movimentazione dal basso e preferiscono rivolgersi a delle collaudate tecniche di marketing politico". 

Lei e Falcone ve ne tirate fuori: andrete avanti da soli o finisce qui la vostra esperienza politica?
"Non finisce qui perché non ci rassegneremo a non votare per il resto della vita".