Marco Lillo: "Finirò indagato ma un giornalista deve diffondere le notizie"

Per il cronista del Fatto Quotidiano queste "vanno sempre pubblicate quando esiste un interesse pubblico. La gente deve poter capire come si comporta il potere. Nel mio libro spiego il renzismo"

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Dopo la pubblicazione sul Fatto Quotidiano della telefonata tra Matteo Renzi e il padre il giornalista Marco Lillo rischia di essere iscritto nel registro degli indagati per “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale”. Ma raggiunto al telefono l’autore dello scoop spiega a Tiscali che un cronista è obbligato a diffondere le notizie quando c’è un interesse pubblico. Inoltre “la gente deve essere messa in condizione di capire come si comporta a volte il potere” e - a questo proposito - Lillo fa ai nostri microfoni delle importanti affermazioni.

Parla poi del suo libro “Di padre in figlio. Le carte inedite sul caso Consip e il familismo renziano” (edittore PaperFIRST), da oggi in edicola e nelle principali librerie, e rivela come si tratti di una lettura che riserva molte sorprese. “In particolare – dice – spiega bene cosa è il renzismo e fornisce informazioni che mai i grandi giornali italiani vi daranno”.

Per capire meglio ascoltate l’intervista al giornalista del Fatto, cronista del momento

Matteo e Tiziano Renzi