Landini: "Morti bianche in crescita? Colpa delle politiche folli contro i lavoratori"

In un'intervista a tiscali.it il segretario Fiom ammette: "I dati sono drammatici". E su di sé aggiunge: "Non faccio politica, rimarrò in Cgil"

Gli ultimi dati diffusi dall'Inail sulle morti bianche sono drammatici: già 67 dall'inizio dell'anno. Una tendenza in crescita e con una zona d'ombra ancora da illuminare che si chiama lavoro nero: tra gli "invisibili" che non rientrano nelle statistiche ufficiali si pensa che le vittime siano almeno un centinaio. Numeri allarmanti che ci parlano di "un fenomeno in netto peggioramento". Materia per Maurizio Landini, che da sindacalista sempre sulle barricate ha visto di recente il rinnovo di tutti i contratti collettivi dell'industria, "nonostante il ridursi degli spazi di contrattazione". Passi avanti importanti che solo in parte migliorano le condizioni all'interno di fabbriche e cantieri. "Se si conta che i posti di lavoro sono diminuiti, che molte imprese hanno chiuso i battenti - dice il segretario della Fiom a tiscali.it - è chiaro che il dato sui lavoratori morti rende esplicito che c'è un secco peggioramento delle condizioni di lavoro".

Completiamo l'analisi.
"Le forme di lavoro precario e il fatto di scegliere una competizione basata sulla riduzione dei diritti e dei salari più che sulla qualità del lavoro e dei prodotti determina questa drammatica situazione". 

I voucher hanno peggiorato il quadro?
"Non c'è alcun dubbio. Del resto il fatto che diventi una forma legale il poter comprare le braccia di una persona, e questa non esiste nemmeno, dà l'idea anche culturale di che cosa sia e significhi la svalorizzazione del lavoro e delle persone che lavorano perché questo introduce il fatto di una maggiore ricattabilità".

Cioè si perde la libertà?
"Quando tra le persone c'è la paura di non avere un lavoro e di non poter lavorare e non poter vivere è chiaro che questo determina una maggior ricattabilità delle persone che pur di lavorare sono disponibili ad accettare anche condizioni di sfruttamento sbagliate e la cosa che dovrebbe far riflettere è che le leggi dovrebbero invece evitare, impedire, colpire gli abusi e garantire alle persone di essere libere e non ricattabili Quando hanno bisogn o di lavorare".

Con la Cgil avete promosso i referendum sul Jobs Act: articolo 18 bocciato, restano voucher e appalti. Una vittoria a metà.  
"Abbiamo presentato in Parlamento una proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori. Il problema di fondo rimane quello di fare una nuova legge che cancelli il precariato e forme inaccettabili come i voucher. Ma soprattutto che garantisca i diritti minimi fondamentali a tutti i lavoratori, compresi gli autonomi. Per la prima volta abbiamo fatto dei referendum per abrogare delle norme sbagliate, come i voucher ma anche la legge sugli appalti. Perché l'altro scandalo di questi anni è aver permesso forme di appalto, subappalto e finto appalto dove milioni di persone vivono sotto ricatto. E' chiaro che i due referendum hanno il pregio di dare il senso che è possibile cambiare leggi sbagliate".

Basterà cancellare i voucher?
"E' chiaro che non è che cancellando i voucher e riformando gli appalti abbiamo risolto tutti i problemi sui diritti nel lavoro ma diamo un'indicazione perché si apra una strada nuova: il Jobs Act si può cambiare e i cittadini devono dire la loro. Anche perché è utile ricordare che il Jobs Act è stato fatto da un governo che rappresenta un parlamento eletto con il maggioritario che gli dà una maggioranza in parlamento che non è la maggioranza reale nel paese. E i cittadini, i lavoratori, i giovani, i precari non hanno mai potuto esprimersi. Con i referendum si ridà la parola ai cittadini. Battaglia democratica molto importante per dire che bisogna cambiare cultura, perché creare lavoro e rilanciare l'industria deve essere fatto sulla qualità del lavoro e dei prodotti". 

Sondaggio Ipsos: gli operai votano in maggioranza per il M5S, mentre gli imprenditori per il Pd. I partiti di sinistra definitivamente fuori dalle fabbriche?
"La gente diserta le urne, questo è il dramma vero. E questa cosa del voto fra gli operai non è una novità. E' da tanti anni che non va direttamente alle forze di sinistra. In questa fase sicuramente premia il M5S in passato va ricordato che il voto premiò a volte la Lega, altre volte Forza Italia. Quindi che ci sia uno scollamento tra la politica e la condizione di lavoro mi sembra sia sotto gli occhi di tutti. Il sindacato si deve battere per riportare al centro del dibattito politico il lavoro e voltare pagina con la centralità del mercato dei profitti e non delle persone". 

Alla Cgil si sta per aprire la fase del dopo-Camusso. Pensa di cadidarsi?
"Intanto completo il mio lavoro all'interno della Fiom fino alla scadenza che è vicina. Quando si aprirà la fase congressuale, come ho già detto, sarò a disposizione e disponibile a proseguire la mia esperienza nel sindacato, in questo caso nella Cgil. Nelle forme e nei ruoli che insieme si discuteranno".

C'è però chi la vorrebbe a capo di una coalizione di sinistra-sinistra.
"Il sindacato l'ho imparato facendo l'operaio e il saldatore ed è una cosa che sento nelle mie corde. E questo è quello che mi interessa in questa fase. Sul resto credo che sia importante innanzitutto creare le condizioni perché si riaffermi nel paese una cultura del lavoro e dei diritti senza la quale le parole rischiano di perdere di significato. E' importante che le persone tornino ad avere la possibilità di azioni concrete".

La politica quindi non la tenta: avanti con il sindacato.
"Sì, mi sembra chiaro. Credo che siano circa sei sette anni che lo dico ma non mi credono".