[L’intervista] Lo sfogo di Romiti: “L’Italia è finita nelle mani degli stranieri”. E punta solo su Gentiloni

L’accusa dell’uomo che guidò la Fiat: “rimettere in moto il paese non significa solo vendere al migliore offerente, ma intraprendere un piano radicale di coraggiose riforme destinate a rimuovere quei blocchi che riducono le potenzialità del paese. Gentiloni? Il migliore”

Cesare Romiti, ex ad Fiat
Cesare Romiti, ex ad Fiat

 

"L'Italia sta finendo lentamente nelle mani degli stranieri, l'economia sarà pure destinata a riprendere, ma la vera incognita è politica: pare abbastanza probabile che sia la destra a vincere le prossime elezioni, anche se nessuno può sapere che tipo di governo si riuscirà a fare". Cesare Romiti, classe 1923, plenipotenziario della Fiat per oltre 20 anni poi capo della RCS, autentico potere forte del sistema paese Italia farà le vacanze di Natale in Toscana con la sua famiglia lasciando solo per qualche giorno la sua  casa romana immersa nel verde ed affacciata sul villa Borghese da cui ancora adesso,  lui guarda con occhio profetico il mondo della politica o della business community. Lo scorso anno confidó che avrebbe votato no al referendum costituzionale profetizzando che quel blocco elettorale (60 a 40 contro Renzi) si sarebbe evoluto in nuove formazioni politiche. Così ė stato, basta guardare alla scissione nel Pd o alla nuova creatura dalemiana di Liberi ed Eguali. 
 

La promessa dimenticata da Renzi

Lei disse che Renzi comunque avuto una seconda chances, non sarebbe crollato subito, gli ricordo. Romiti sorride, effettivamente la promessa renziana di abbandonare il campo dopo la sconfitta non é stata mantenuta, l'ex Rottamatore è rimasto sulla scena avendo in mano le leve  - il suo potere mai davvero smontato o sfrondato nei mesi scorsi- ma il risultato quale è? "Mi sembra che oggi Renzi sia in calo, è un dato innegabile" spiega a Tiscali.it l'uomo che fu amministratore delegato quindi presidente del principale gruppo industriale italiano, la Fiat, appunto. Due parole secche, inequivocabili sono sufficienti a riconsegnare il giovane toscano ad un ruolo sostanzialmente periferico nel sistema politico italiano.
 

Quando a Torino era di moda la meritocrazia

Degli anni a Torino Cesare Romiti ricorda il suo approccio metodologico, quel tarlo di puntare solo ed esclusivamente sulla meritocrazia che è il tratto paradigmatico del suo carattere. Gli stava a cuore l'azienda, lo ha ripetuto recentemente in una bellissima intervista a Tv2000, forse più di quanto stesse a cuore all'Avvocato Gianni Agnelli che della Fiat era l'azionista oppure come dicevano i comunisti sbrigativamente il "padrone". In questa Italia di oggi dove i fondamentali dell'economia indicano comunque una ripresa, il tema centrale, secondo Romiti, è il lavoro che manca. Certo, annota, l'andamento economico degli ultimi 3 anni ha fatto registrare una costante crescita del PIL dunque non é obiettivo irraggiungibile attestarsi nel medio periodo a una crescita situata intorno al 2 per cento. Vi  è una consistente ripresa della produzione industriale, le aziende tornano ad investire, le esportazioni conoscono i migliori trend del passato. Ci sono però ancora blocchi sistemici che frenano il paese. È a quelli che bisogna guardare per ripartire: "rimettere in moto il paese non significa solo vendere al migliore offerente ma intraprendere un piano radicale di coraggiose riforme  destinate a rimuovere quei blocchi che riducono le potenzialità del paese stesso". 
 

Gentiloni: "Tutto il bene possibile"

Con il governo Gentiloni quest'opera è iniziata, concorda Romiti, adesso va proseguita con determinazione, coraggio, testardaggine, anche. Che cosa pensa il Dottore (così veniva chiamato nella Mediobanca di Enrico Cuccia dove Carlo De Benedetti era l'Ingegnere ed Agnelli lo storico Avvocato) di Paolo Gentiloni probabile premier che succede a se stesso dopo il voto di marzo? Tutto il bene possibile, si capisce dal suo viso aperto, levigato, ridente. Come spesso accade quando si ha a che fare con Romiti da anni, basta una battuta a spiegare il tutto. "Gentiloni? È il solo politico a cui do del tu", dice. Sugli altri politici, il giudizio è più tagliente. Romiti aveva votato Virginia Raggi alle ultime elezioni romane ma oggi, lo ha ribadito intervistato da Giovanni Minoli a la 7, non lo rifarebbe. Anche con Renzi era stato possibilista. "Per far ripartire l'Italia si può lavorare su piccole opere" ricorda "lo avevo detto a Renzi ma poi lui non l'ha fatto".
 
Errore, quando il Dottore consiglia, lo diceva pure Cuccia, bisogna seguire il suggerimento. Romiti, lo dimostra la sua storia fin qui, vede sempre molto oltre.