Pansa: "Voterei Berlusconi, meglio lui della sinistra. E rispondo a chi mi vorrebbe impiccato"

Più di una intervista. Un duello verbale con il maestro del giornalismo, un tempo faro della sinistra. Oggi vicino all'ex Cavaliere e critico verso i partigiani

Codice da incorporare:
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S su Facebook   Twitter: @Crikkosan

C'è un sacco di gente che vorrebbe vederlo penzolare a testa in giù, in una rinnovata edizione di Piazzale Loreto. Da quattordici anni il grande vecchio del giornalismo italiano continua a riscrivere la storia della Resistenza, documentando gli eccessi e le violenze dei guerriglieri partigiani. E a fare il contropelo a quella che era la sua sinistra, la sinistra rappresentata da Berlinguer e dalle tante battaglie condotte da Giampaolo Pansa sulle pagine de L'Espresso. A cominciare da quella, senza tregua, contro Silvio Berlusconi. Che oggi Pansa si dice pronto a votare. Lo scrive nella sua rubrica Bestiario, accumulando altra rabbia su di sé. Come si può permettere di fare chi ha una certa età, ha visto cose e combattuto battaglie, ed evidentemente non si fa più problemi di gradimento. Nemmeno da parte del pubblico che lo ha considerato un intellettuale di riferimento per anni. E' chiaro che non può finire così. L'intervista che segue nasce appunto per questo. 

Giampaolo, nella tua rubrica rilanci una critica e una riflessione che in realtà non è nuova, sottilineando le divisioni interne al Pd, con Delrio contro Minniti e Renzi che va avanti per i fatti suoi. E concludi: piuttosto che con questo centrosinistra, preferisco tornare tra le braccia di Berlusconi. Detta da te, che gli hai fatto la guerra per anni, la cosa ha provocato un boato.
"Intanto devo dire due o tre cose rapide. Prima di tutto sono un signore di 81 anni, il 1 ottobre ne farò 82, sono un coetaneo di Berlusconi. Ho sempre votato, mi appassionavo alle elezioni, ero felice di contribuire. Poi questo disamore ha cominciato ad affiorare, io lavoro nei giornali dal 1960. Ora si parla di elezioni, non si sa ancora quando. E mi son detto: ma che fai Pansa, vai a votare o ti astieni come altre volte? E se voti, per chi? In questo primo Bestiario non sciolgo le riserve, come uso fare. Le opzioni sono: uno, il Pansa non va a votare, anche se mi dicono che le scrutatrici nel mio seggio sono fanciulle che meritano di essere viste. Però mi trattengo e non ci vado. Due, per chi votare? Un'altra volta per le sinistre, tipo quelle irregolari come erano i radicali? I politici parlano di sinistra come se fosse ancora viva e di destra ridotta al lumicino. Che cosa resta? Il Berlusca".

Ma questa è una tua reazione all'avanzare di Cinquestelle e Lega?
"Io penso che quando i partiti, anche quelli con più anni alle spalle, si ritrovano alle prese con il difficile compito di governare l'Italia, la scena è tale e quale a quella che coinvolse De Gaulle. A chi gli chiese se fosse difficoltoso esercitare il potere sui francesi, rispose che era impossibile. Quindi, posso non andare al seggio e fregarmene, oppure votare per Berlusconi. Non ci vedo tutto questo dramma".

Non sono bastati 20 anni di berlusconismo ad imballare un Paese già in difficoltà in termini di funzionamento delle sue istituzioni?
"Berlusconi non è né meglio né peggio di altri capi politici. Io non sono mai stato un suo tifoso, anzi su di lui ho scritto un libro che vendette molto, L'intrigo. Il mio racconto della guerra di Segrate, quando lui conquistò Mondadori e poi voleva mangiarsi L'Espresso e Repubblica".

E' difficile che il lupo mannaro sia diventato una fatina buona nel frattempo, no?
"E' rimasto sempre lo stesso. Ma io dico: quanti anni hai tu?"

Quarantacinque
"La metà dei miei, sei un bambino. Io non credo alla fatina buona in politica, specie in tempi terribili come questi, con la globalizzazione. Per non parlare di quello stronzo di vecchio comunista della Corea del Nord, che si è messo a giocare con le bombe atomiche. Io sono un vecchio che continua a scrivere tutti i giorni, che si cura del nuovo libro Il mio viaggio tra i vinti, in uscita il 7 settembre..."

A questo proposito ti chiedo: la tua controstoria della Resistenza ha provocato una sollevazione di certa parte della sinistra. E' giusto ristabilire la verità storica e documentare gli eccessi di quella parte. Ma: non si rischia di ridimensionare il movimento della Resistenza e ridurla a una storia di banditi che scorrazzavano tra eccessi e violenze, e di rafforzare il parere di chi sostiene che non siano esistiti italiani che hanno preso le armi, stufi del fascismo e di Mussolini?
"Ma certo che c'erano, io li ho visti. Avevo dieci anni. In una piccola città, Casale Monferrato, mia madre possedeva il negozio di abbigliamento più importante della zona. Ho sempre rispettato il sacrificio personale, nei partigiani come nei fascisti. Chi non voleva portare la divisa della repubblica sociale andò in montagna".

Dillo chiaramente: ci sono stati o no italiani che hanno imbracciato il fucile per cacciare via i fascisti?
"Ma certo, sì, non sono mica scemo. Quando tu non eri ancora nato, figlio mio, io nel 1958 mi sono laureato a Torino con una tesi di laurea di 800 pagine sulla guerra partigiana, scritto che è poi diventato il mio primo libro. Ma distinguo la grande generosità di chi ha preso il fucile e ha combattuto per una certa parte forse destinata a vincere, perché alle spalle aveva gli alleati..."

Senza gli alleati una guerriglia non avrebbe potuto spuntarla contro l'esercito fascista.
"...ma rispetto anche i giovani che hanno combattuto con indosso una camicia nera. Ci hanno creduto, si sono battuti".