D'Agostino: "Tutti mentono perché vogliono piacere. Abbiamo una doppia vita, quella sui social conta di più"

Il fondatore di Dagospia analizza la vittoria delle foto, delle immagini, sulla parola scritta. E le strategie della menzogna che hanno conquistato Internet

di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Nella scena dei fra social e di Internet quel che conta è esserci. Apparire. Di più. Apparire felici, vincenti, capaci di sprigionare fascino. E' la nostra vita ad essere diventata così, una vita "a realtà aumentata" come la definisce Roberto D'Agostino, inventore del sito Dagospia. Osservato, criticato, a sua volta molto spiato dai media che contano in Italia. In uno scenario in cui conta l'apparenza, la parola perde terreno e vincono le immagini. Video, ma soprattutto le foto. Instagram domina. D'Agostino ha appena tenuto una lectio magistralis dal provocatorio titolo Scrivo foto, alla Triennale di Milano. Ma la sua frase lampo arriva a microfoni spenti: "Non è che tu metti su un blog o una pagina su Facebook e automaticamente sei un maestro di pensiero, una celebrità. Molto sognano di essere il nuovo Zuckerberg, l'inventore di Facebook, ma se non studi, ti informi, ti impegni senza tregua, rischi di restare una zucca". Vuota. 

Ha senso parlare ancora di realtà?
"No, ormai abbiamo una realtà allargata o aumentata. Ciscuno di noi ha una doppia vita. Internet ci ha permessodi avere un avatar, un altro essere accanto al nostro. Questo ci ha permesso di trovare una soddisfazione che ci manca davanti allo specchio. Questa è una condizione che è nel Dna umano, i due testi fondamentali della letteratura occidentale, Iliade e Odissea, parlano di questo. Insoddisfazione. I greci si sono inventato la mitologia e le divinità, come Marte e Saturno. A noi Internet offre la possibilità di una doppia vita".

Questo culto dell'immagine per spiegare non tanto ciò che siamo ma quel che vorremmo essere crea una società dell'illusione e dell'inganno. E' un bene?
"Di per sé ogni parola che diciamo è menzogna. Da quando ti alzi dal letto, indossi delle maschere con le persone che incontri. Il selfie è una posa, è cosa diversa dall'autoscatto. Con i suoi filtri, e quando riesco a postare dò un'immagine diversa di me. La fotografia, un mezzo inventato nell'Ottocento, è diventato un linguaggio con cui scriviamo le nostre vite. Piuttosto che mettermi a leggere un tweet, anche 140 caratteri sono lunghi, metto una foto. Alla Triennale dicevo questo: la tecnologia ci deride dalla mattina alla sera con la sua velocità. Stare al passo crea difficoltà. Questo porta a fissare un momento con un'immagine, se uso le parole arrivo in ritardo, o rischio di non essere capito, magari volevo dire addirittura qualcos'altro e mi sono spiegato male".

E' anche un mondo di persone precarie, disoccupate, escluse. Il "mi piace" sulla propria foto su Instagram o sul post su Facebook diventa una forma di risarcimento?
"Siamo tutti connessi. Se metto un cuoricino su una foto o un'emoticon in chat al posto di scrivere ok, uso una velocità che ha mandato in soffitta dal gettone telefonico ai giornali, fino a un certo tipo di cinema e tv. Bisogna essere capaci di essere connessi in tempo reale. E' la storia della mia vita, a combattere col telefonino, una vita multitasking in cui faccio diverse cose contemporaneamente. Cambia davvero tutto, come nel 1440 quando inventarono i caratteri mobili di stampa. Quell'invenzione ha permesso che il sapere arrivasse dalle elite alle persone comuni, la lettura della Bibbia ha spostato il sapere. Oggi Internet fa lo stesso. Magari un ragazzino nero della Nigeria, collegandosi, ha le stesse possibilità cognitive che ha mio figlio in una università a Londra. Una volta i figli dei ricchi andavano a Stanford, tutti gli altri, esclusi".

Noi mettiamo le nostre vite in piazza, la privacy non esiste più, e c'è con i nostri dati fa i miliardi. Che futuro ha una società in cui se non piaci a una cerchia di persone pensi di essere niente, un nessuno. E magari vai subito a cancellare il post che nessuno ha commentato?
"Dipende tutto dal tuo valore di persona. Devi saper creare qualcosa di accattivante, di giusto, devi saper trovare il tuo posto al sole. Il tuo blog, il tuo Facebook, deve essere capace di attirare l'attenzione degli altri. Non è che arriva Internet, la connessione, quattro giga e tu all'improvviso sei una star. Bisogna leggere, studiare, stare attento, saperi esprimere in maniera precisa, avere qualità. Non è vero che tutte le caprette diventano all'improvviso cigni. Bisogna avere la propria antenna per capire quello che c'è attorno a noi".