INPS: "Basta tagli, servono anche risorse. Quanti miliardi eroga l'ente in Sardegna. Il boom delle pensioni di invalidità"

Parlano il presidente e la direttrice dell'INPS regionale. Il 17 novembre la presentazione del Rapporto annuale “Sardegna 2016”. L'aumento della povertà e le conseguenze. La necessità di nuovi organici e di aggiornamento professionale per rispondere alle esigenze dei cittadini

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Mai come in questo periodo le problematiche dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) sono al centro delle discussioni degli italiani. L’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019, l’esonero per certe categorie usuranti, le pensioni d’oro e i privilegi di alcuni fruitori dei trattamenti previdenziali assieme al pericolo di crac delle casse dell’Ente balzano quotidianamente all’attenzione dell’opinione pubblica.

Per questo l’appuntamento del 17 novembre, organizzato a Cagliari (ore 9), nell’Auditorium Intesa Sanpaolo in viale Bonaria 32, dal Comitato Regionale e dalla Direzione Regionale INPS, per la presentazione del Rapporto annuale “Sardegna 2016”, risulta particolarmente importante.

La locandina

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Gli interventi previsti

Momento di confronto

Una occasione di confronto e condivisione di dati fondamentali per comprendere la situazione economico-sociale dell’Isola e fare il punto sulla situazione nazionale. La banca dati dell’Istituto rappresenta, del resto – come evidenziano il presidente del Comitato regionale Piero Vargiu e la Direttrice regionale Sardegna Cristina Deidda - un prezioso strumento di analisi e lavoro per le istituzioni e le organizzazioni sociali e imprenditoriali.

Oltre a fotografare l’operato e i risultati a fine 2016 sarà un “importante momento di incontro e discussione volto al raggiungimento dell’obiettivo comune di migliorare le capacità di tutti e soddisfare i bisogni della collettività”. Vi prenderanno parte i vertici nazionali dell’Inps, importanti rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, della politica, delle parti sociali e del mondo economico.

La direttrice regionale dell'Inps Sardegna Cristina Deidda e il presidente del comitato regionale Piero Vargiu

L'impatto

La presenza dell’Inps è determinante in Sardegna. Basti pensare che “il bilancio della Regione è di 7 miliardi e 700 milioni, e l’Inps eroga nel territorio 4 miliardi e 800 milioni di euro. Una grande fetta di popolazione insomma, dipende dalla funzionalità e qualità del servizio che l’Inps riesce a garantire”, fa notare il presidente Vargiu.

Per questo durante l’appuntamento di venerdì prossimo verrà fatto un “excursus sulla situazione sarda in base a dati reali sulla vita dei cittadini e le entità economiche”. Dati purtroppo “utilizzati meno di quanto sarebbe opportuno dagli enti e dalla politica per leggere la realtà locale. Sarebbe auspicabile invece una considerazione maggiore degli stessi finalizzata a produrre atti normativi e concreti atti a migliorare la sorte della Sardegna”, come precisa il presidente.

Numeri importanti

Quei numeri dicono per esempio che l’Isola ha una popolazione di over 65enni particolarmente nutrita, doppia rispetto a quella dei cittadini tra 0 e 14 anni: il 22 per cento contro l’11 per cento. Cifre che “ci interrogano su quali politiche mettere in campo per evitare che da qui al 2055 si entri in condizione di estrema criticità”. Un altro dato singolare è quello per cui nel 2016 i trattamenti pensionistici erogati sono diminuiti di 250, ma all’interno della composizione delle pensioni si riscontra una realtà preoccupante: cala il numero delle pensioni di anzianità ma aumentano notevolmente quelle di invalidità.

“E’ l’effetto della legge Fornero e del fatto che, essendoci stato un innalzamento dell’età pensionabile, molti si son trovati senza un sostegno al reddito, sono caduti in povertà, e non riescono nemmeno a curarsi – spiega Vargiu – E alla fine cadono in situazioni per cui accedono al trattamento di invalidità, cosa per cui servono,  per altro, requisiti molto rigidi”.

L'organizzazione e i tagli

L’Inps vive poi nel suo complesso un impatto sugli apparati organizzativi a seguito delle politiche di austerity. E’ stato lo stesso presidente Tito Boeri a evidenziare di recente come  per l’Inps diminuiscano, per esempio, le risorse umane e aumentino le prestazioni richieste. Uno stato di fatto messo in luce anche dalla direttrice regionale Cristina Deidda. “Assistiamo alla diminuzione sistematica di risorse, legata in gran parte all’età media dei lavoratori dell’Istituto che supera i 56 anni”, afferma la dirigente. 

Bisogna però fornire risposte puntuali alle esigenze dell’Istituto e alle richieste dell’utenza e, al proposito, proprio in questi giorni, è stato ufficializzato il concorso per l’assunzione di un migliaio di persone che dovrebbero rifornire di linfa vitale l’ente”. Una necessità improrogabile, perché da oltre 10 anni mancavano i concorsi e quindi un vero turn-over.

Pensionati

L'adeguamento professionale

Indispensabile inoltre un adeguamento professionale degli organici, per metterli al passo con le nuove tecnologie, con i sistemi informatici, con i nuovi strumenti, e consentire di dare risposte adeguate, puntuali e più veloci ai cittadini. Servono a tal proposito piani di formazione sistematici, presupposto indispensabile per mettere il personale Inps in grado di rispondere adeguatamente a un’utenza che si muove ormai in un mondo ad alta tecnologia che viaggia a grande velocità”.

Tagli e costi funzionali

Non va dimenticato, del resto, che l’attività dell’Ente previdenziale non si limita all’erogazione dei trattamenti pensionistici ma si esplica in oltre 400 tipi di prestazione. Per questo il taglio dei costi relativi all’Inps non è senza rilevanza. Quello della necessità dei tagli del resto è un “problema dalle radici lontane con cui ci troviamo ora a fare i conti – afferma Cristina Deidda – Da un lato l’Istituto si è fortemente mosso in una logica di razionalizzazione e sfoltimento sano della spesa, per eliminare tutti i possibili sprechi, dunque in una logica virtuosa di utilizzo del denaro pubblico. Dall’altro un contenimento troppo forte della spesa, con processi di riorganizzazione, necessita chiaramente di costi suppletivi  che devono essere nella disponibilità dell’amministrazione per poter operare in una logica di servizio. Ovvero l’obiettivo di razionalizzazione e riorganizzazione non può prescindere dal sopportare dei costi funzionali al miglioramento del servizio”.