Giovanardi indagato dall'antimafia, si difende: "La mia colpa è aver salvato molte imprese dal fallimento"

Secondo l'accusa ricostruita dall’Espresso, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall'interdittiva la società Bianchini

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“L’Espresso ha pubblicato atti giudiziari che mi riguardano senza che io ne sia mai venuto a conoscenza. Inoltre il giornalista mi accusa di aver violato un segreto d’ufficio, quando è evidente che lo stesso settimanale ha utilizzato materiale coperto dal segreto istruttorio”. Il senatore di Idea, Carlo Giovanardi -  intervistato da tiscali.it sull'indagine della Dda di Bologna - secondo l'accusa ricostruita dal settimanale, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall'interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni, la Bianchini (è sotto processo), esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche.

L’accusa dell’Espresso

Se l’accusa dell’Espresso dovesse essere confermata, sarebbe grave. “Ho appena raccolto tredici interpellanze parlamentari dove dimostro che queste cose le ho dette in Parlamento, in commissione antimafia, nelle indagini conoscitive che abbiamo fatto sulle interdittive; l’ho detto in commissione dell’Interno, al prefetto, ovunque (e il governo mi ha risposto); le ho dette a Cantone, che mi dato ragione, sostenendo che le norme andavano cambiate. E le abbiamo cambiate: perché le interdittive devono essere uno strumento che salva le aziende, non un congegno che le fa fallire. E tutto questo l’ho fatto da Parlamentare, alla luce del sole”.

Le vicissitudini della Soria

Questo atteggiamento Giovanardi l’avrebbe tenuto anche con le imprese Baraldi, Geko e Battaglia. Il senatore ha raccontato le vicissitudini della Soria. “Il proprietario dell’azienda, quando era giovanissimo, ha sposato una ragazza di Palermo poi si è trasferito a Modena, dove ha avuto tre figli”. Successivamente, il padre di lei e il fratello sono stati arrestati per mafia. “Hanno espiato la pena – spiega Giovanardi - e con il concorso della magistratura, hanno raggiunto Modena, dove hanno cominciato a lavorare”. Poi è arrivato il terremoto, l’impresa ha subito una nuova interdittiva, “perché fra i dipendenti ci sono due persone che hanno precedenti … Soria li licenzia, la prefettura però li lascia ugualmente fuori dalla white list perché resta il rapporto di parentela con i mafiosi”. L’impresa ricorre al Tar, che gli dà di nuovo torto. Tre mesi fa la svolta. “Il Consiglio di Stato lo riaccoglie fra le imprese ‘buone’”.

L'uso delle interdittive

Il senatore contesta le interdittive. “Queste procedure – dice - devono essere fatte in difesa delle aziende e contro le infiltrazioni mafiose e non per far fallire le imprese … è stata proprio la prefettura a scrivere che Bianchini una persona onesta. Se l’imprenditore sarà ritenuto colpevole in un processo, benissimo, ma dobbiamo aspettare l’esito del dibattimento”.  Il 26 aprile i magistrati dovranno stabilire se distruggere o meno le intercettazioni. Se vogliono l’autorizzazione a procedere devono mandare la richiesta al Senato, ma “sia chiaro io non potevo essere intercettato senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza”.

Il ruolo del Parlamento

Ci sarebbe una seconda cosa, Giovanardi avrebbe parlato male di alcuni funzionari della prefettura: “Come parlamentare posso esprimere liberamente i miei giudizi”. La terza accusa: Giovanardi avrebbe intralciato con la sua attività parlamentare le indagini della prefettura. “Di che cosa stiamo parlando? Questo è il mio ruolo in Parlamento. E’ il ruolo del Parlamento. Nessuno mi ha mai accusato di aver avvicinato ambienti malavitosi”.