[L'intervista] "M5S-Lega, il sistema politico in difficoltà genera comportamenti assurdi. Cosa deve fare il nuovo governo"

Il politologo Giorgio Galli indica la soluzione: "Ricostruire la sinistra che difenda gli interessi dei ceti deboli dal capitalismo delle multinazionali"

Un primo piano di giorgio Galli

Qualcuno ha definito quanto sta accadendo in Italia da qualche mese a questa parte "il teatro dell'assurdo". Ionesco e Beckett avrebbero materiale da cui trarre ispirazione. "Non c'è nulla si assurdo. Si tratta di una crisi, vicino alla fine, di un sistema politico in difficoltà". Il professor Giorgio Galli, politologo e storico oggi novantenne, a lungo docente di Storia delle Dottrine politiche alla Statale di Milano, non vede proprio "la tragicommedia dell'inutile attesa", ma piuttosto chiare criticità del sistema partitico odierno. "Personalmente è da anni che scrivo che il nostro sistema politico è in difficoltà", insiste.

In che senso, professore?
"Ha una struttura che è passata da un bipartitismo imperfetto a quello che Sartori chiamava pluralismo decentrato. Quindi è un sistema politico in difficoltà che spiega comportamenti apparentemente assurdi. A cominciare da Mattarella che ha di fronte quasi tre governi, i 5 Stelle che passano dal considerare il capo dello Stato un garante, poi vogliono avviare l'impeachment e infine riprendono le trattative con il Colle. Poi la Lega che va alle elezioni con Berlusconi salvo poi riscattarsi per presentarsi disponibile a un governo con i 5 Stelle. I quali trattano contemporaneamente con la Lega sulla destra e con il Pd sulla sinistra".

Difficile stargli dietro.
"Tutti questi comportamenti che possono sembrare assurdi in un contesto normale, sono il frutto di una profonda crisi. Quindi perfettamente comprensibili perché un sistema politico in crisi genera dei comportamenti anomali". 

Secondo lei Mattarella in tutto questo si è comportato bene o ha sbagliato qualcosa?
"Mattarella si è comportato bene ma ha commesso alcuni errori. Anche perché è difficile non commetterli quando si è al vertice, quando si è garante della correttezza dell'applicazione dei principi della Costituzione in un sistema profondamente in crisi. Quindi in questa situazione non è contraddittorio che da un lato si sia comportato correttamente e dall'altra abbia commesso errori". 

In questo momento le quotazioni dicono che governo 5Stelle-Lega e governo Cottarelli sono 50 e 50. Verso che tipo di governo stiamo andando?
"Non lo so, è difficile predire. Sembra che Salvini stia meditando su cosa gli convenga di più. Se approfittare di una ondata favorevole, stando a quello che dicono i sondaggi, che lo porterebbe ad avere un grande successo elettorale e i rischi che questa situazione comporta. Perché in un sistema in crisi l'elettorato è volubile, oppure scegliere di correre l'altro rischio".

Cioè?
"Fare un governo che Savona o non Savona, vada a trattare con l'Europa. Che cosa sceglierà Salvini è difficile dirlo in questo momento". 

A proposito di Savona, possono aver influito nelle decisioni di Mattarella, come molti dicono, pressioni esterne?
"No, io non credo. Mattarella ha fatto una scelta nella quale deve tenere conto del rischio. L'Italia è stata una delle fondatrici dell'Unione europea, le cui politiche in questi anni l'hanno messa in seria difficoltà. Deve cercare di modificare la situazione attuale, trattare comunque con l'Ue. Mattarella non ha subito pressioni ma si rende conto di quanto sia difficile trattare con l'Europa e cerca di capire quale classe politica possa gestire meglio questa situazione".

Gli occhi europei, ma non solo, sono attenti a quanto accade in Italia. Merkel a capo di un govenro fragile deve fare i conti con i suoi euroscettici e la Spagna potrebbe andare di nuovo al voto. In questo contesto quello che succede a Roma fa paura, in qualche modo. 
"La paura è sempre cattiva consigliera. Diciamo meglio, ci sono ragioni per preoccuparsi. Mattarella si rende conto della difficoltà della situazione e sta pensando a quale tipo di governo possa gestire meglio questa situazione".  

Però l'euroscetticismo italiano cresce: secondo i dati pubblicati da Eurobarometro solo il 40 per cento degli italiani pensa che restare nell'euro sia positivo.
"Ma si tratta di rimanere nell'Ue e contemporaneamente contrattare. Negli ultimi miei libri ho scritto che il mondo è fortemente condizionato da 500 multinazionali, non i mercati ma i cda delle multinazionali bancarie decidono se acquistare o vendere titoli pubblici italiani quindi non generici mercati, ma persone i cui nomi sono elencati uno per uno. In questo quadro, i pochi italiani favorevoli a rimanere in Europa credo che abbiano certamente ragione. Ma la politica economica di questa Europa mette in gravi difficoltà l'Italia, quindi va corretta. Si tratta di vedere quale governo e quale classe politica sia in grado di contrattare per correggerla il meglio possibile". 

Torniamo alla crisi del sistema politico italiano. Come se ne esce?
"I sistemi politici occidentali hanno funzionato negli ultimi due secoli con due possibili schieramenti: i capitalisti e una componente che trattava a nome dei ceti meno abbienti di ispirazione socialista o marxista. Questa seconda componente negli ultimi decenni, quando il capitalismo diventava sempre più potente, trasformandosi in capitalismo delle multinazionali, è diventata sempre più debole e subalterna".

E'andata così.
"Perché i sistemi politici occidentali funzionino al meglio probabilmente occorre ricostruire questa componente, che non vuole distruggere il capitalismo ma semplicemente contrattare e correggerlo non lasciando ai grandi poteri economici, i cosiddetti poteri forti, la direzione completa della società. In Italia la crisi è particolarmente forte. Anche perché qui ci sono sempre stati partiti di ispirazione comunista e socialista - l'ultimo è stato il partito comunista togliattiano berlingueriano - e questa componente in Italia è sparita. Si poteva ritenere che il sistema funzionasse ugualmente bene e invece si è visto che attraversa molte difficoltà: scomparsa di antichi soggetti politici, i partiti di sinistra, la stessa Democrazia cristiana, e nascita di nuovi soggetti, dalla Lega a Forza Italia e ai più recenti 5 Stelle".

Insomma: bisogna ricostruire la sinistra?
"Secondo me il sistema politico tornerà a funzionare con le due classiche componenti: una liberale capitalista e una socialista a favore dei ceti meno abbienti. La caratteristica fondamentale della sinistra è difendere chi non ha potere economico".