[L'intervista] "Tutti contro Di Maio e Salvini: vi spiego il perché. Il vincolo del 3 per cento? Solo un numero dal significato esoterico"

Per Carlo Freccero "questo governo nascente, così irregolare, ricorda la Gabbia di Paragone. Non ha l'appoggio di alcun giornale e solo certi siti a favore. E’ un governo contro la globalizzazione feroce, in cui si riconoscono i lavoratori e le piccole imprese"

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Sembra che tutte le forze importanti, sul panorama nazionale ed estero, siano coalizzate nell'osteggiare il nascente governo tra M5S e Lega e, probabilmente, ciò che esso rappresenta. Particolarmente velenose le posizioni avanzate da certi media che, come Repubblica, parlano addirittura di una “cosa giallo-verde, senza nome, né nella forma né nella sostanza”, che può rappresentare un “pericolo per la democrazia”. Un attacco veemente contro l’alleanza costituita da Matteo Salvini e Luigi Di Maio che Carlo Freccero - esperto di comunicazione, autore televisivo e commentatore - liquida come “critica tendente all’esagerato e allo scomposto”.

Raggiungiamo il consigliere di amministrazione della Rai per telefono, mentre viaggia da Torino a Roma, e gli chiediamo di precisare meglio il suo pensiero.

Come mai la quasi totalità dell’establishment  è contro questa singolare diarchia resa necessaria dal Rosatellum e dal rifiuto di accordo del pd? Stanno forse mettendo in discussione alcuni interessi intoccabili?

“Questo è un governo che ha come compito quello di cercare di svincolarsi dal pensiero unico. Da quel pensiero che ci ha soggiogato negli ultimi 30 anni. Certo, è un governo molto irregolare. A voler fare l'assimilazione a un programma televisivo, ricorda molto La Gabbia di Gianluigi Paragone. Mi ricorda poi naturalmente un’altra cosa: che si tratta di un esecutivo senza l’appoggio di alcun giornale, perché il Fatto Quotidiano è ormai contro, né di alcuna rete televisiva. Ha solo l’appoggio di tutti quei siti on line che in questi anni hanno combattuto contro il pensiero unico di cui dicevo prima. Siti che in definitiva vanno dalla sinistra radicale (penso all’Antidiplomatico.it) alla destra (mi viene in mente Noeuro.it). E trovo molto interessante che per la prima volta, una discussione considerata quasi clandestina sulla Rete, prenda il sopravento sui giornali mainstream".

Sono luoghi frequentati da internauti di disparati orientamenti politici e sociali.

“Si. Questi siti sono tanti. E certe considerazioni fanno capire bene cosa si intende quando si afferma che la destra è diventata sinistra e la sinistra è invece diventata destra. Ritengo molto interessante seguirli”.

Sono in certo senso fonti di informazione alternativa.

“Io per esempio conoscevo da molto sia Claudio Borghi che Alberto Bagnai (economisti, ndr), proprio in virtù delle interviste che rilasciavano a questi siti”.

Lei sembra davvero intrigato dalla novità.

“Sono molto curioso, non posso pronunciarmi in via definitiva, ma l’esperimento di questo governo è un tentativo di opporsi al sistema. Questo avere tutti contro. Tutti, tutti. Mi rende molto curioso e molto attento. Rispettoso, allo stesso tempo, di tale sforzo, perché in primo luogo la questione in ballo è quella della povertà e della diseguaglianza”.

Una cosa che accomuna i Cinquestelle e la Lega è dunque l’opposizione che rappresentano al sistema economico-sociale vigente e a quello espresso da una certa Unione Europea basata sulla finanza?

“E’ un governo anti globalizzazione. Contro una globalizzazione feroce, non guidata, sfrenata, mai limitata, mai aiutata dai governi, che ha sfavorito in modo particolare i lavoratori e i piccoli imprenditori. Questo esecutivo, scaturito dal confronto tra M5S e Lega, rappresenta tutto questo mondo composto dai lavoratori e dalla piccola impresa, un mondo devastato da tale globalizzazione selvaggia. Parliamo di lavoratori che hanno subito in qualche modo la delocalizzazione interna, anche attraverso la concorrenza di una manodopera di migranti pagati due lire”.

Come potranno cambiare qualcosa gli esponenti del nascente governo, visto chi hanno di fronte e considerati gli strappi che sono chiamati a fare? Per esempio, per realizzare il loro programma, dovrebbero probabilmente superare i vincoli posti dal pareggio di bilancio e investire a deficit.

“E’ la domanda più importante. La cosa è seria. La cosa più oscena è il problema del 3 per cento, ovvero del deficit pubblico che non deve superare il 3 per cento del Pil. Conosco molto bene la problematica, perché ho vissuto in Francia e so che quel Paese, come altri Paesi europei, non ha mai, e poi mai, rispettato il limite. Noi invece abbiamo addirittura messo in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio. Il vero problema è allora davvero quello di superare questo ostacolo del 3 per cento, che è una cifra simbolica senza valore scientifico. So per altro com’è nata quella cifra: un burocrate francese la suggerì a Mitterand, perché il 3 ricorda la Trinità. E’ un numero magico di sapore esoterico. Niente di più”.