[Intervista] Fornero: "Attenti, toccare la mia legge può essere peggio per i pensionati. Ma su alcuni punti sono d'accordo"

L'ex ministra del Lavoro, artefice della normativa che il nuovo governo vorrebbe cambiare, non si sottrae alla discussione. Spiega i rischi a suo avviso esistenti e parla degli aspetti positivi. Si esprime sulla necessità di ridurre il debito pubblico e sulla Ue. Ci confessa cosa direbbe oggi se le proponessero di fare il ministro

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Uno dei punti programmatici del governo giallo-verde di Giuseppe Conte è la riforma della Legge Fornero. Un punto quasi d'onore soprattutto per gli esponenti del Carroccio, il  cui leader ha parlato di "sacro impegno". Rispetto alla previsione di andare in pensione a 67 anni (nel 2019), salvo ricadere nelle categorie abilitate ad accedere prima come quelle dei lavori usuranti, l’esecutivo a trazione Cinquestelle-Lega vorrebbe introdurre il criterio della quota 100. Ovvero la possibilità di lasciare il lavoro per andare in pensione quando sommando l’età agli anni dei contributi versati il risultato risulta appunto cento. Abbiamo chiesto un parere sull’argomento alla persona che più di tutte è titolata ad esprimersi su questa vicenda: la ex ministra del Lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero.

Professoressa cosa ne dice della prospettiva messa in campo dal nuovo governo?
“La ritengo rassicurante sotto un certo punto di vista, non trattandosi di una spesa elevatissima, se leggo bene le intenzioni così come illustrate sui giornali, potrebbe tuttavia significare anche un peggioramento della disciplina. Forse non tutto è stato riportato correttamente e bisognerebbe vedere il pensiero autentico degli interessati, cosa difficile attualmente perché non si capisce bene se prevalga quello di Di Maio o quello di Salvini. In ogni caso la quota 100, con almeno 64 anni di età e 36 di contributi, vuol dire in definitiva inasprire la situazione per il prossimo anno, perché attualmente abbiamo un’età di decorrenza delle pensioni anticipate di circa 62 anni. In media ovviamente. Vuol dire che i cosiddetti precoci, con la modifica, rischiano di non entrare”.

Elsa Fornero

Da quanto si apprende l’esecutivo pensa di spendere 5 miliardi nel primo anno. E' questa la spesa che a suo avviso rende sostenibile l'operazione?
“Se parliamo di sostenibilità finanziaria credo che nel bilancio pubblico 5 miliardi si possano tranquillamente trovare. Si tratta però di verificare se la modifica significa un passo indietro, col tornare a vecchie categorie come la pensione di anzianità e le quote. Noi avevamo uniformato i criteri, adottando una certa severità, non lo nego. Ma la realtà era diversa da quella di oggi e non vorrei ci ritrovassimo di nuovo in quella situazione finanziaria. Non è difficile trovare quei 5 miliardi ma la domanda è un’altra: è opportuno agire in tal modo? A mio avviso sarebbe meglio utilizzare i soldi eventualmente reperiti per creare lavoro, fornire istruzione e sostenere le famiglie. Meglio utilizzarli anche per allargare l’Ape social”.

Conte e il nuovo governo

Si riferisce ai lavoratori dei settori usuranti.
“Sì. E’ vero che i lavoratori dei settori usuranti non sono una categoria imperitura, non durano per sempre e vanno correlati di volta in volta alle attività lavorative. E' un dato di fatto però che esistono lavorazioni usuranti e lavorazioni che lo sono molto meno. Si tratterebbe casomai di fare un aggiornamento delle liste oggi definite per legge e che consentono il pensionamento anticipato. Tornando ai 5 miliardi bisognerà anche vedere, una volta trovati per il primo anno, cosa accadrà  l’anno successivo e poi quelli successivi ancora”.

Non manca chi fa notare che la nuova disciplina pensionistica costerebbe molto meno degli 80 euro elargiti da Renzi.
“Una manovra dimostratasi non molto efficace dal punto di vista dell’aumento della domanda aggregata, della produzione economica e dell’aumento della occupazione, non ne giustifica un’altra altrettanto pericolosa”.

La nuova normativa piace perchè incide nella sostanza. Significa estendere a tutti la possibilità di andare in pensione prima, rispetto ai 67 anni previsti dal 2019 dalla sua legge. Una legge che Salvini vuole a tutti i costi abrogare, tanto da parlare di “sacro impegno”.
“Sacro impegno? Allora su questo bisognerebbe davvero sfidarlo, perché abrogare o cancellare non significa certo parlare di soli 5 miliardi. Altrimenti ci stanno prendendo in giro. E' molto diverso parlare di aggiustamenti della mia legge. Se poi vogliono fare il ricalcolo secondo il metodo contributivo, si tratta di mettere in campo ancora più severità rispetto alla mia riforma. Se Salvini vuol continuare a giocare con le parole, gioco che è abituato a fare, può continuare, ma sarebbe tempo di cominciare ad essere seri. Visto che ormai è ministro della Repubblica dovrebbe dire cosa vuol davvero fare, considerando che le risorse finanziarie non sono infinite. Ecco perché io non discuto con lui di solito. Occorre uscire dalla logica della campagna elettorale”.

Matteo Salvini

Cosa pensa della pensione di cittadinanza proposta dai 5Stelle, ovvero della possibilità di integrare fino a 750 euro le pensioni al di sotto di tale cifra?
“In teoria è una buona idea. Io però farei molta attenzione, perché ci sono pensioni basse percepite da gente benestante. Alla fine non è questione di pensione. Se prendessero in considerazione sul serio il concetto di un reddito di cittadinanza, condizionato a reali situazioni di povertà relativa o di bisogno, io sarei favorevole. Non vedo perché distinguere tra uno che è giovane e in condizione di bisogno e uno meno giovane nella stessa condizione di bisogno. Del resto se uno va in pensione con 700 euro ma ha un notevole patrimonio non dovrebbe aver bisogno di integrazione”.

Il taglio delle pensioni d’oro sopra i 5mila euro netti che il governo propone di attuare la turba?
 “A questo proposito ho sempre sostenuto (e in pratica l'ho anche adottata prendendomi anche lì molte critiche) l’idea del contributo di solidarietà. Se faranno un provvedimento di questo tipo dirò che ci troviamo su un terreno comune”.

La domanda non è probabilmente originale, magari gliela hanno già fatta altre volte, ma se lei si trovasse ad affrontare oggi il tema della riforma pensionistica farebbe quello che ha fatto oppure farebbe qualcosa di leggermente, o drasticamente, diverso?
“Non succederà mai una cosa del genere, perché ho sempre spiegato di aver fatto quella esperienza ritenendola una esperienza da non ripetere. Posso comunque dire che allora mi sono trovata a fare una riforma in 20 giorni, con strutture ministeriali molto deboli, con esigenze pressanti che venivano dal Tesoro, una collaborazione dell’Inps che non era, diciamo così, proprio il massimo. Per cui le dirò semplicemente che oggi non rifarei il ministro. Ma d’altra parte nessuno me lo chiede, dunque si tratta di una domanda oziosa”.

Capisco. Pare di intuire che nel contratto del governo Conte, dove sono state trasfuse le aspettative di M5S e Carroccio, si auspichi alla fine una disponibilità della Ue a concedere elasticità per trovare i soldi necessari all’attuazione di taluni punti programmatici. Pensa giusto che l’Unione Europea raggiunga con il governo una intesa per concederci il respiro necessario ad avviare degli investimenti e dunque ripresa, crescita e occupazione?
“Penso che una flessibilità di bilancio per investimenti seri sia un obiettivo buono, perché ciò guarda al domani. Diverso dalla flessibilità per delle spese correnti che, invece, è quella praticata in tutti questi anni, anche dopo l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. Ritengo quindi che dobbiamo riuscire a modificare i trattati in questa direzione, ma non è una cosa unilaterale. La strada non è facile. In ogni caso il dovere di ridurre il debito noi non l’abbiamo nei confronti degli europei bensì verso le generazioni giovani e future. Lo dobbiamo a noi stessi. Non sono gli altri ad essere nostri nemici, arcigni e custodi dei conti collettivi”.

Non crede che il pareggio di bilancio in Costituzione sia un limite alla possibilità di attuare politiche di sviluppo, a impedire interventi di tipo keynesiano?
“Le politiche di sviluppo fatte nei 30 anni precedenti hanno sempre aumentato il debito. Quell’intervento era in discussione da tempo. Si avvertiva la necessità di limitare la nostra capacità di indebitamento. Quello si era detto e quello è stato introdotto. Del resto quella norma non è stata di fatto ancora applicata, perché noi continuiamo ad avere un disavanzo. Quella di tenere i conti in ordine è una sacrosanta esigenza, come comprende qualsiasi padre o madre di famiglia, e però con una pulsione che ci spinge a trovare buone ragioni per spendere e andare al di là delle entrate che abbiamo”.

Questa Unione Europea così com’è, a lei va bene o la cambierebbe?
“Tutte le cose vanno cambiate, perché il mondo cambia. E velocemente anche. Cambiamo noi come demografia, cambia l’economia, cambiano le modalità di comunicare, cambia la globalizzazione che non si ferma e non si cancella a dispetto dei protezionismi e dei nazionalismi. Non cambiare rispetto a un mondo che cambia è stupido, ma per cambiare bisogna esserci dentro. Dobbiamo essere europei, e i giovani vogliono esse europei. Del nazionalismo non sanno che farsene. Bisogna essere autorevolmente dentro, questo aiuta a cambiare. Se sei dentro l’Europa e non hai alcuna autorevolezza è difficile trovare qualcuno che ti prenda sul serio”.

La professoressa Elsa Fornero