"Il mio licenziamento è un'offesa alle vittime e un'istigazione all'abbandono della sicurezza"

La Cassazione conferma la cacciata di Riccardo Antonini, il ferroviere simbolo della strage di Viareggio. Lui: "Sentenza allarmante e vergognosa"

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Il verdetto definitivo è quello della Corte di Cassazione. Dopo sei anni di battaglie legali la Suprema Corte mette una pietra sopra il licenziamento di Riccardo Antonini, il ferroviere consulente dei familiari delle vittime della strage di Viareggio: il licenziamento da parte di Rete ferroviaria italiana è "legittimo". Un caso, quello dell'operaio e attivista sindacale, che aveva suscitato molto clamore e che, all'indomani dell'incidente nel quale perirono 32 persone, emanava l'odore acre dell'ingiustizia.  

Per il ferroviere si tratta di una sentenza "allarmante e vergognosa" perché "in qualche modo offende i familiari delle vittime e dall’altra parte rappresenta un'istigazione all'abbandono della politica di sicurezza da parte dei datori di lavoro. Che, in questo caso, sono manager dello Stato", dice intervistato da Tiscali.it. "Questa sentenza non tiene conto di altri due procedimenti su cui si basavano quelle di primo e secondo grado", aggiunge facendo riferimento alla querela ricevuta dall'ex ad di Ferrovie, Mauro Moretti, per "ingiurie" (poi archiviato ndr) e alla sentenza del gennaio scorso con la quale i manager di Ferrovie, tra cui Moretti, sono stati condannati per disastro e omicidio colposo plurimo. Fatti totalmente ignorati dalla Cassazione e "su cui si basavano le sentenze di primo e secondo grado - sostiene Antonini -. Per cui la Suprema Corte è smentita sia dalla magistratura di Genova che da quella di Lucca".

Nel 2011, anno del licenziamento, il ferroviere aveva 61 anni e uno gliene mancava per la pensione. Da allora è stato un susseguirsi di carte bollate e udienze fino all'epilogo finale, venerdì scorso. Battaglia lunga ma, dice, mai condotta in solitudine. "Dopo il mio licenziamento c'è stato uno sciopero generale, manifestazioni, blocchi dei treni, proteste legate ovviamente alla strage di Viareggio. La mia storia è indissolubilmente legata alla strage perché senza di essa io mai avrei fatto le dichiarazioni che ho fatto o mai mi sarei messo a disposizione dei familiari per condurre questa battaglia". 

A nulla vale la "soddisfazione" di Rti per la sentenza che conferma "la condotta scorretta dell'operaio", da 40 anni nell'azienda ferroviaria: la battaglia va avanti con ancora molti capitoli da scrivere. Soprattutto perché dietro le carte bollate e l'infaticabile attivismo dei familiari delle vittime, oltre alla sacrosanta richiesta di giustizia c'è la "guerra" per la sicurezza nei luoghi di lavoro. "La sentenza di primo grado contro i manager, arrivata dopo sette anni e mezzo col rischio prescrizione, conferma tutte le critiche sviluppate in questi anni da parte mia e di altri ferrovieri impegnati contro la politica di abbandono e la mancanza di sicurezza". Antonini insiste: "Se si fosse investito adeguatamente a Viareggio non sarebbe successo quello che è successo e nemmeno tanti altri disastri. Oggi - conclude - il problema è vitale perché la sicurezza dei lavoratori, come la salute e l’ambiente vengono subordinati a logiche di profitto, di mercato e di competitività".