Paolo Ferrero: "Cari grillini l'onestà non basta, nella prima Repubblica rubavano ma l'Italia andava come un treno"

"L'ex ministro del governo Prodi: "Il Pd non è più di sinistra, serve un nuovo polo. Ormai il Partito Democratico è una sorta di Democrazia Cristiana. Bloccare le ruberie non è sufficiente"

di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

L'ultima scissione nel Pd ha ulteriormente aumentato il numero dei pianeti e pianetini della sinistra italiana andati a costituire un microcosmo politico oltremodo eterogeneo. Cosa succederà ora e in quale direzione si indirizzerà questa moltitudine composita che cerca nuovi spazi e nuove fisionomie? Ne abbiamo parlato con Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista ed ex ministro alla Solidarietà Sociale del Governo Prodi.

Dopo l'ultima scissione nascerà qualche nuova entità importante in questa sinistra italiana dominata dal Pd?
“Partiamo col dire che non considero più il Pd un partito di sinistra. Ormai è un partito di centro, una sorta di Democrazia Cristiana. Quindi non vedo un peggioramento da questo punto di vista. Non so per altro cosa succederà di preciso, ma le posso dire cosa propongo io e cosa proponiamo come Rifondazione comunista”.

Bene, dica.
“Noi proponiamo di costruire un soggetto politico unitario tra tutte le forze che si pongono l’obiettivo di costruire un’alternativa. Un polo che si candidi a governare il Paese in alternativa tanto al Centrodestra quanto al Pd o ai Cinque Stelle, da costruire in forme plurali e in un processo partecipato, partendo da chi ha votato no al referendum sulla Costituzione per allargarci al complesso delle rappresentanze sociali”.

Servirà anche l'elaborazione di un progetto programmatico.
“Sì, un progetto antiliberista. Il nodo infatti non sono le persone che si mettono insieme - salvo il caso del malaffare che pure non è un problema di piccolo conto - il nodo è il liberismo. Il vero disastro dell’Italia è l’applicazione di politiche liberiste che purtroppo sono condivise dal Centrodestra come dal Pd, da Salvini e in parte da Grillo. Bisogna costruire allora un’alternativa che metta al centro la distribuzione dei redditi, la tassazione delle grandi ricchezze, delle rendite, la questione dell’intervento pubblico per la creazione di posti di lavoro a partire dagli interventi  di pubblica utilità, come il riassetto idrogeologico del territorio o la sanità, per arrivare alla riduzione dell’orario di lavoro con l’abolizione della Legge Fornero e la ridiscussione del sistema pensionistico. I disoccupati oggi non sono causati dalla scarsità di risorse, come dopo la seconda guerra mondiale, ma sono il prodotto di una ricchezza mal distribuita, per cui occorre redistribuirla in modo che sia utilizzata positivamente”.

Il segretario di RC ed ex ministro Paolo Ferrero

(Il segretario di RC ed ex ministro Paolo Ferrero)

Si tratta di un problema di non poco conto, non limitato per altro solo all’Italia.
“Infatti riguarda tutto l’Occidente e non solo. La crisi che il mondo moderno sta vivendo è dovuta a un’abbondanza derivante dalla grande produttività del lavoro che invece di essere utilizzata per far stare meglio tutti è piegata ad assicurare il profitto di pochi. Il fatto che il lavoro sia molto produttivo, invece di portare a una distribuzione tra tutti con riduzione secca degli orari, viene utilizzato per ricattare i lavoratori, facendo lavorare poca gente per molte ore mentre gli altri stanno fuori e patiscono la disoccupazione. In questo senso la crisi è crisi del capitalismo, ovvero di un sistema che invece di utilizzare il fatto positivo dell’aumento della produttività per apportare miglioramenti sociali, lo utilizza a fini di lucro e di profitto. Il problema, per parafrasare Berlinguer, è il capitalismo che ha esaurito la sua spinta propulsiva”.

Il M5S nasce dagli errori della sinistra?
“Anche, ma nasce soprattutto dal neoliberismo in un contesto in cui gli stati, la politica e il potere pubblico non hanno più peso nell’economia. In tal modo la gente finisce col pensare che la politica non serva a niente, che il problema sia soltanto quello dell’onestà o simili. Il problema vero invece è che le multinazionali e la finanza fanno ormai quello che vogliono mentre la politica non conta più nulla e non interviene a correggerne lo strapotere”.

L’onestà non basta?
“Il problema non è solo smetterla con le ruberie, i partiti della prima Repubblica rubavano ma l’Italia nel dopoguerra cresceva comunque del 5 per cento all'anno. Bisogna allora mandare in galera chi ruba, ma ciò non basta per creare posti di lavoro. Per produrre posti di lavoro occorre mandare in pensione la gente prima e ridurre gli orari di lavoro, bisogna soprattutto togliere il tema del profitto dal centro di ogni attenzione”.

E’ possibile pensare a una alleanza tra il M5S e il polo della sinistra da lei auspicato, anche alla luce del sistema proporzionale che si delinea all’orizzonte?
“Prima di tutto bisogna costruire il polo della sinistra di cui si parla, dargli consenso elettorale convincendo ad andare a votare quella parte di popolazione che non lo fa più”.

Altrimenti vince la destra?
“Vincono tutte le destre: quelle liberiste, quelle nazionaliste, quelle di centrodestra e quelle di centrosinistra”.

Andrà a votare per le primarie del Pd?
“Assolutamente no”.