Ferranti: "Vi racconto la verità sugli incentivi ai magistrati nelle sedi disagiate”

La presidente della Commissione Giustizia della Camera spiega: "Non basta avere oltre il 20 per cento di posti scoperti, serve anche che i bandi vadano deserti. Ma io inserirei inoltre altri parametri "

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

Un articolo comparso su La Verità, nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro, fa notare come attualmente ci siano delle sedi di tribunale definite “disagiate” per il solo fatto di vantare un deficit di organico superiore al venti per cento. Cosa che consente una serie di incentivi ai magistrati disposti al trasferimento. In particolare una indennità di oltre 2mila euro al mese e il raddoppio della contribuzione ai fini pensionistici per il periodo di permanenza. Una situazione differente da quella di certe sedi considerate precedentemente in situazione di disagio perché operanti in zone ad alta presenza di criminalità organizzata. Tanto che – stando al quotidiano – sarebbero “molti (attualmente) i magistrati pronti a trasferirsi nei tribunali di provincia che hanno accumulato carichi di lavoro pari a quelli di grandi città”.

Abbiamo chiesto un approfondimento sull’argomento alla Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti.

Cosa ne pensa onorevole?
“La previsione introdotta con la legge n. 133 risale al 1988 ed è stata rivista dal ministro Alfano nel 2009. In realtà la notizia diffusa da La Verità non è del tutto esatta, perché non basta per definire una sede disagiata che ci sia solo una scopertura di organico del 20 per cento, ma occorre anche che i bandi per coprire quei posti siano andati più volte deserti”.

Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera

Come ci si comporta in tali casi?
“Il Consiglio Superiore della Magistratura trasmette tali dati al Ministero che decide quali sedi siano a tal punto da considerare disagiate. Prima della legge del 2009, in pratica, venivano considerate tali solo quelle ad alta presenza di criminalità organizzata, come quelle della Calabria, della Sicilia, della Campania e così via. La disciplina è stata poi estesa con Alfano a tutto il territorio nazionale, a patto però che siano rispettati dei precisi requisiti. Conta cioè la presenza di particolari ragioni e parametri previsti dalla legge, come il carico di lavoro, l’arretrato e altro”.

Ci sono anche dei vincoli particolari?
“Oltre alla situazione di disagio esiste l’obbligo di permanere in quella sede per almeno quattro anni. Nelle sedi in questione inoltre non possono andare i magistrati di prima nomina ma solo quelli con una certa anzianità che decidono, con ciò, di operare una particolare scelta di vita”.

Un modo per far fronte a delle forti necessità?
“Un modo legittimo per incentivare la copertura di posti in tutta Italia quando si presentino situazioni particolarmente gravi. Anche perché non è possibile in questo settore fare dei trasferimenti d’ufficio  come avviene per esempio nei corpi di Polizia o delle Forze armate. In questo caso viene perciò dato un incentivo per cercare di superare le emergenze, in ogni caso dopo aver attivato un concorso e valutato i requisiti di professionalità dei magistrati aspiranti al posto nella sede disagiata”.

A suo avviso la disciplina va bene così com'è?
“La disciplina in effetti andrebbe aggiornata. Può andar bene così com'è in alcune sedi ad alto tasso di criminalità dove si chiedono al magistrato una scelta di vita e una dedizione particolare. Ma quando la normativa viene estesa a tutto il territorio nazionale, e dunque ad altre sedi – cosa comunque opportuna – , sarebbe bene valutare l’inserimento di ulteriori parametri oltre quelli citati per dare un maggior peso specifico alla necessità di concessione degli incentivi. Del resto dal 2009 al 2017 possono inevitabilmente essere nate delle opportune necessità di attualizzazione e adeguamento ”.