Crisi dei sindacati, Cacciari: “Di Maio è un cretino, qui è in gioco la democrazia”

Il noto filosofo ha commentato per Tiscali.it il crollo della fiducia degli italiani nei confronti delle organizzazioni sindacali e le recenti esternazioni del leader del M5s

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di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Per il sindacato italiano i numeri sono drammatici. Secondo una indagine realizzata da Ipsos in poco più di dieci anni la fiducia degli italiani nei loro confronti è calata dal 48 al 30%. Una emorragia di 18 punti che certifica la profonda crisi che stanno vivendo. Dallo studio emerge anche che i cali maggiori di consenso si sono avuti tra i giovani, i pensionati e tra gli elettori del centro sinistra. Il periodo più drammatico è stato sotto il governo Renzi quando la flessione è stata di ben 9 punti. Quali sono le ragioni del fenomeno?

Il noto filosofo Massimo Cacciari non ha dubbi: "E' molto semplice, non sono stati in grado di svolgere il loro compito con efficacia. Non sono riusciti a difendere gli operai e più in generale i lavoratori dipendenti. Il sindacato funziona e dà fiducia nella misura in cui riesce a determinare una distribuzione del reddito. In questi anni invece si sono moltiplicate le disuguaglianze. Il calo della fiducia è una conseguenza ovvia di questo fenomeno”.

La triade, Carmelo Barbagallo (Uil), Annamaria Furlan (Cisl) e Susanna Camusso (Cgil)

Recentemente il leader del M5s, Luigi Di Maio, ha mandato ai vertici della triade un avviso: “O cambiate o a farlo ci penserà il M5s”. Come si potrebbero riformare? Per Cacciari “potrebbero aumentare la democraticità al loro interno dato che sono ancora peggio dei partiti” ma la questione di fondo è un’altra. “A prescindere dalle colpe e dagli errori, nelle attuali condizioni" politico economiche "per i sindacati sta diventando impossibile svolgere il loro compito storico che è stato quello di migliorare progressivamente le condizioni dei lavoratori dipendenti". 

Luigi Di Maio aspirante premier del M5s

Di Maio “è un cretino”, il problema non è "la riforma dei sindacati" ha proseguito il filosofo. Ci troviamo di fronte “a una questione storica” che mette in gioco la natura stessa della democrazia italiana” basata sul principio “del superamento graduale delle disuguaglianze in modo da permettere a tutti di stare relativamente meglio”. Se non si mette un freno “alla crescita esponenziale delle disuguaglianze, che ormai conosciamo da 20 anni” sarà inevitabile assistere “al crollo del sindacato”, una eventualità “epocale perché senza sindacato non si può concepire una democrazia”.