Crepet: "Non ci sono prove scientifiche che il gioco d'azzardo fa male"

Il parere dello psichiatra e opinionista tv viene usato da Lottomatica per bloccare le misure anti-ludopatia volute da un sindaco. Tra feroci polemiche

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Ludopatia. E' la malattia da gioco d'azzardo che porta allo stesso comportamento della tossicodipendenza, all'isolamento dell'individuo e all'ossessione nevrotica per la continue puntate e l'attesa della vincita. Persone che si muovono all'interno di un mercato da circa 96 miliardi di euro l'anno. Di cui lo Stato ne incassa oltre 10. Associazioni e sindaci che provano ad arginare il fenomeno vengono sfidati, e non di rado battuti, di fronte ai Tar, dai titolari delle concessioni. L'ultimo "duello" ha visto opposta Lottomatica al sindaco di Bergamo, il quale aveva emesso un'ordinanza che stabiliva limiti di posizionamento e di orario in cui è possibile accedere alle postazioni del gioco d'azzardo. Lottomatica, in particolare, per tutta risposta ha usato un parere scientifico di Paolo Crepet, psichiatra noto al grande pubblico televisivo, che sostiene che manca qualsiasi esauriente collegamento dimostrabile fra quel tipo di gioco ed effetti psicopatologici. Il Tar ha dato comunque ragione al sindaco bergamasco, rigettando i ricorsi di Lottomatica, Lotterie Nazionali e Lotto Italia, confermando che il primo cittadino può e deve agire a tutela della salute e della sicurezza dei suoi cittadini. Resta da risolvere il nodo dei gratta e vinci. Ma il parere di Crepet ha scatenato accese polemiche, anche da parte di colleghi psichiatri. Il diretto interessato sostiene che le sue parole sono state semplificate e travisate.

Il Comune di Bergamo tenta di limitare la comodità di accesso alle postazioni di gioco d'azzardo, che per il sindaco è una deriva patologica che sta devastando la comunità, e questa visione si scontra con una sua perizia dalla parte di Lottomatica.
"Preciso che non è una perizia, è un parere pro veritate. E' un mio parere professionale, non a difesa di una parte in particolare. Io ragiono sulla questione. E' una mia opinione che poi un'azienda ha preso (Lottomatica, ndr) perché pensa che sia utile". 

Su questo suo parere, Crepet, è scoppiata una polemica furibonda e tra i suoi principali avversari ci sono i Cinquestelle. Lei sostiene che non esiste un punto di riferimento scientificamente accettabile, in base ai dati a disposizione, su questo tema.
"Lo dico io ma lo dicono tutti".

Partiamo dal suo punto di vista e facciamo ordine: impossibile, visti i dati a disposizione, stabilire un collegamento diretto fra comportamenti patologici e autodistruttivi e gioco d'azzardo. Lei dice che il suo parere non è stato fornito su incarico di Lottomatica ma è stato usato da quest'ultima?
"No, no, no. Ho detto che la mia non è una perizia di parte ma un parere, Lottomatica mi ha chiesto di scrivere una cosa sul tema e io ho utilizzato materiale che già esisteva".

Veniamo alle ricadute di questo braccio di ferro tra Lottomatica (e dunque lo Stato) e certi sindaci, dunque una parte della pubblica amministrazione, che cominciano ad opporsi a questa deriva tossica del gioco d'azzardo.
"Chi è a favore delle ludopatie non sono io, ovviamente, visto che faccio lo psichiatra, ma è lo Stato. Il quale potrebbe risolvere il problema ma nessun governo di centro, di destra o di sinistra si sogna di farlo perché non può rinunciare ai miliardi di introiti che questo settore dà al ministero delle Finanze".

Una parte delle sue argomentazioni fa discutere: quando ad esempio lei sostiene che esiste il diritto al sogno e alla ricreazione dell'individuo, e alcuni ribattono che questo sogno se incanalato nel gioco d'azzardo porta a comportamenti simili alla tossicodipendenza.
"Ci arriveremo. Io parto da un presupposto: nessuno conosce il fenomeno delle ludopatie".

Beh, esistono studi di vario tipo e con i relativi dati.
"Non insista, non sappiamo quanti ludopatici ci sono in Italia, se maschi o femmine, quanti anni hanno, se sono di più in Sardegna o in Alto Adige. Di queste cose si occupa il ministero della Salute. Ora, per aiutare i depressi dobbiamo sapere tutto di quel disturbo. Sulla ludopatia c'è assoluta mancanza di scientificità. Sono andato dal direttore dell'Istituto superiore di Sanità con un progetto per capire qual è la natura dei disturbi generati dal gioco d'azzardo". 

Non è abbastanza evidente e chiaro che questo genere di intrattenimento che passa per le puntate in denaro poi abbia risvolti molto vicini alla tossicodipendenza, all'isolamento della persona e alle ossessioni?
"E chi è che ha mai detto che non è chiaro? Se non usiamo criteri scientifici continuiamo a fare la guerra agli spaventapasseri. Anche la misura di chiudere le giocate in certi luoghi, non è detto che non possa funzionare. Ma è un provvedimento che dovrebbe essere misurato con la popolazione a rischio. Non possiamo ragionare a caso".

Insomma ci vuole un campione di studio preciso.
"Ma certo. Lei saprà che in Italia esistono le statistiche sull'Aids e sul numero di sieropositivi. Sulle malattie da gioco d'azzardo non abbiamo niente di tutto questo. Ma del tema parlano tutti, pensando che chiunque sia abilitato a farlo".

Ma non è troppo facile dire che abbiamo tutti diritto alla dimensione dell'intrattenimento, del sogno e della speranza e che questa si può concretizzare con il gioco d'azzardo, come fa lei?
"Se lei avesse letto il documento..."

Può mettercelo a disposizione e saremo ben felici di pubblicarlo.
"No, io so cosa ho scritto e so qual è il paragrafo in cui c'è quella frase. Io mi occupavo di gioco tout-court, vuol dire gioco in generale. Non sto parlando di videopoker o altro, chiaro?".

Però c'è differenza tra un giro di dama o di carte, senza soldi, fra amici, e giocare d'azzardo.
"Questo lo viene a dire a me?".

E' un passaggio contenuto in un suo parere scientifico sul tema del gioco d'azzardo.
"Nooo, no. Questo è il giochetto che si fa su Internet e che a me non piace. Prendi una parolina, la metti a vicino a un'altra e viene fuori il caso. Io non ho scritto che i videopoker e le slot machine sono un elemento di socializzazione. Non sono un imbecille. Ho detto che il gioco in generale...."

Ah beh, sul fatto che una partita di pallone su un prato sia socializzazione siamo d'accordo...
"Ma questo include il fatto che io vada in un bar a giocarmi il gratta e vinci, incontrare un'amico, e parlarci. Posso farlo?"

Ma nel mentre sto innescando quei meccanismi che mi portano a una dolorosa e difficile dipendenza.
"Ma io dico che esiste un diritto a giocare. Io non ho mai giocato in vita mia ma credo non ci sia niente di straordinario a giocare al Totocalcio, perché tutto questo, guarda caso, è tolleratissimo. Mentre noi parliamo di videolottery e simili, sa cosa sta succedendo, di cui non parlano né i grillini né altri?"

Dica.
"Succede che se lei vede una partita di calcio, prima, durante e dopo, come ad esempio Juventus-Barcellona, che fa 9 milioni di telespettatori, vedrà che chiunque è alla mercé di aziende che vendono il gioco d'azzardo".

Infatti. Dunque è un'emergenza che sta crescendo.
"Ma io sono stato il primo a dire che bisogna togliere quella pubblicità. Ossignore, ma lei con chi sta parlando? Crede di parlare col dirigente di Lottomatica? Un po' di rispetto per favore".

Stiamo discutendo nel merito.
"Io in sede di Confindustria sono stato l'unico a dire che bisogna diminuire, dimezzare il numero della macchinette".

Dunque lei è contro il gioco d'azzardo.
"Ma certo che sono contro, lo sanno tutti. Solo un imbecille che vuole usare il mio nome noto può leggere certe cose che ho detto a tutti in maniera arbitraria. Se il Codacons vuole organizzare un convegno pubblico sull'argomento lo faccia, io ne avrò fatti venti, se loro non c'erano non so che dire. Se vorranno invitarmi, ci andrò, se posso. Pure a parlare col sindaco di Bergamo".

Concludiamo: cosa pensa della proposta fatta dal M5S, ferma da due anni in Parlamento, di vietare la pubblicità del gioco d'azzardo?
"Perfetta. E' ovvio che bisogna oscurare quella pubblicità, sono assolutamente d'accordo".