[L'intervista] Cassese: "Lo sforzo di Lega e M5S è meritorio. Il programma? Certe cose non stanno né in cielo né in terra"

Indicato più volte come possibile premier, il noto giurista sul governo giallo-verde dice: "Rispettati i principi della democrazia, ma su Ue e debito pubblico bisogna stare attenti"

[L'intervista] Cassese: 'Lo sforzo di Lega e M5S è meritorio. Il programma? Certe cose non stanno né in cielo né in terra'

I maggiori giornali italiani lo hanno accreditato a più riprese quale uno dei principali "papabili" per dare vita a un governo istituzionale o "di tregua", in un momento storico nel quale il bailamme mediatico sembrava aver certificato il fallimento di qualsiasi soluzione politica. "Posso non rispondere alla sua domanda, non voglio parlare di me ma di quello che sta succedendo in questi giorni", taglia corto Sabino Cassese, tra i massimi giuristi italiani, ex presidente della Corte costituzionale ed ex ministro, al quale abbiamo chiesto se "dai piani alti" qualcuno lo avesse contattato davvero. Il suo "no comment" è deciso. E del resto, nell'imminenza di un possibile governo giallo-verde, qualunque altra risposta rischierebbe di apparire inopportuna.

I tempi sono maturi, professore, e la soluzione politica a un passo.
"Il presidente della Repubblica ha detto che bisognava rendere utile la consultazione popolare del 4 marzo. Quindi lo sforzo di Lega e M5Stelle è meritorio, il problema è come viene fatto", spiega Cassese.

Infatti è spuntata una bozza del programma dei due partiti. Lei condivide il metodo del "contratto"?
"Certamente è apprezzabile. Io stesso avevo detto e scritto, in previsione di quello che sarebbe successo con un sistema elettorale prevalentemente proporzionale e un sistema politico che ha sostanziamente quattro forze diverse, che mi pareva opportuno che si seguisse l'esempio tedesco. Il 20 aprile è stato preparato un rapporto per le convergenze tra i diversi punti di vista. E adesso si sta pensando al testo condiviso. La bozza diffusa due giorni fa è appunto una bozza in parte già superata dalle ulteriori negoziazioni tra le parti. Il confronto è difficile perché le due forze politiche si sono violentemente contrapposte durante la campagna elettorale. Ma lo sforzo è meritorio".

Da quello che ha potuto leggere come valuta la bozza?
"Il risultato che abbiamo in questo testo è per molti versi criticabile. Non tiene conto di alcuni vincoli internazionali, prevede che vi siano cancellazioni di un debito piuttosto cospicuo e che non potrebbe essere cancellato in base alle norme, prevede un comitato di conciliazione che finirebbe per assorbire alcuni compiti del governo e quindi come tale appare contrario alle norme costituzionali. Quindi sforzo meritorio molto difficile ma con risultati che io ritengo non del tutto apprezzabili".

Il Comitato di conciliazione a ben vedere non è una novità assoluta: anche Craxi nel 1983 istituì un "comitato di gabinetto" coadiutore del governo. Toninelli ha però precisato che 'le soluzioni adottate dal comitato avranno valenza politica ma non vincolatività giuridica per gli organi previsti dalla Costituzione'". 
"Se è per questo nel governo De Mita del 1988 c'era addirittura un 'comitato per il programma di governo' istituito con la legge n. 400, di cui anche io feci parte. In questo caso megliko aspettare il testo definitivo per valutare meglio". 

Altri punti controversi: dagli obblighi dell'Italia verso l'Ue alla discussione sull'euro. Riprende quota l'idea del referendum sulla moneta unica. E' fattibile?
"Questo non sta né in cielo né in terra. Noi abbiamo stipulato degli accordi, dei trattati internazionali, sulla base dei quali sono state messe in opera tutte le attività esecutive. Io lo ritengo illegittimo dal punto di vista istituzionale e giuridico e poi poco opportuno dal punto di vista economico: se uscissimo dall'euro la nostra moneta sarebbe in balia dei mercati. L'euro per noi è una protezione, uno scudo. Sarebbe una mossa gravissima". 

Trattative alle ultime battute. Ma Mattarella sembra abbia pronta la carta di riserva: un governo "neutrale" in caso di fallimento dell'ultimo minuto che, però, rischia di non prendere la fiducia alle Camere. Cosa succede in questo caso?
"C'è però il passaggio precedente: le due forze politiche hanno dichiarato che sottoporranno il programma alla loro base. Bisogna vedere che risultato verrà fuori".

Il referendum tra gli iscritti è una novità assoluta in Italia, in Germania lo ha fatto l'Spd... 
"Se gli iscritti dovessero votare contro, il governo non si farà. In questo caso Mattarella ha due possibilità. La prima è quella di mantenere in carica il governo Gentiloni che ha dato le dimissioni, ma che non sono state accettate. Quindi potrebbe rimanere in carica fino alle successive elezioni. L'alternativa è che Mattarella nomini un governo che non avrebbe la fiducia ma che possa svolgere gli affari correnti. Lo dice la Costituzione: il presidente della Repubblica nomina il governo".

Un governo in carica pur senza la fiducia?
"Secondo il professor Crisafulli, noto studioso di diritto costituzionale - che scrisse sull'argomento nel 1957 - un governo che si trovasse ad essere nominato, senza la fiducia del Parlamento non avrebbe l'autorizzazione a svolgere attività di indirizzo politico. Ma comunque sarebbe un govenro elettorale che deve preoccuparsi di arrivare fino alle elezioni. Ma mi faccia ribadire un concetto". 

Prego.
"Ritengo che il presidente della Repubblica avesse ragione quando, nell'ultimo intervento, ha detto per ben due volte che bisogna rendere utile il risultato della consultazione elettorale che si fa per dare attuazione ai principi della democrazia, i quali vogliono che sia il popolo attraverso i suoi rappresentanti a formare i governi. E' bene che le due forze che si sono dimostrate pronte a farlo cerchino di arrivare fino in fondo. Questo è quello a cui è preordinato tutto e il presidente della Repubblica lo ha detto chiaramente".