Turchia, no al rimpatrio di Del Grande, Luigi Manconi: "La situazione è peggiore di quella che prevedevamo”

Il presidente della Commissione Diritti umani ha incontrato l’ambasciatore turco in Italia: “Non posso dare conto del contenuto". Archivio Disarmo: "La svolta autoritaria di Erdogan restringe gli spazi della libera informazione"

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 “La situazione è peggiore di quella che prevedevamo”, ha spiegato il senatore dei Verdi e presidente della Commissione Diritti umani Luigi Manconi, interpellato da tiscali news sulla drammatica vicenda che vede come protagonista Gabriele Del Grande, il blogger e regista italiano fermato dieci giorni fa dalle forze dell’ordine turche al confine con la Siria. Del Grande è ancora bloccato nel Paese anatolico in attesa di una espulsione che la settimana scorsa era stata data per imminente. “Sulla vicenda non posso svelare nessun particolare”, ha ancora detto Manconi,  “ma un gruppo di suoi amici si è mobilitato predisponendo un appello che presto presenteremo al presidente del Senato”. Il senatore dei Verdi, che aveva seguito con molta attenzione anche il caso di Giulio Regeni (il ricercatore ucciso in Egitto nel 2016) ha anche svelato di aver incontrato l’ambasciatore turco in Italia: “Visite istituzionali, di cui non posso dare conto del contenuto, perché mi sono impegnato a tenerlo riservato”.

Sciopero della fame

Il blogger ha iniziato uno sciopero della fame, invitando "tutti a mobilitarsi perché vengano rispettati i miei diritti". I documenti "sono in regola", ha ricordato Del Grande, ripreso da La Repubblica, sostenendo che il fermo è "legato al contenuto del mio lavoro". Spiega Manconi: “Gabriele non aveva l’accredito giornalistico, lui era lì per scrivere un libro, infatti le imputazioni sono quelle relative alla sua attività di scrittore, cioè di essere voluto andare in quella parte della Turchia per parlare con persone a noi non note”. Il giornalista in effetti era stato bloccato dalla polizia turca nella provincia sudorientale dell’Hatay perché sprovvisto dei necessari permessi, mentre cercava d’intervistare dei profughi siriani per il suo ultimo libro "Un partigiano mi disse", un'opera su "La guerra in Siria e la nascita dell'Isis raccontate attraverso l'epica della gente comune in un intreccio di geopolitica e storytelling", come l'aveva annunciata lui quando ne aveva lanciato il finanziamento attraverso il crowdfunding.

Mobilitate istituzioni e cittadini

Per il suo ritorno in Italia, si sono mobilitate istituzioni e cittadini. La campagna sui social #iostocongabriele "chiede alle autorità italiane di far pressione presso le autorità turche perché rilascino Gabriele Del Grande quanto prima, e che immediatamente gli vengano garantiti i diritti minimi.La sua espulsione veniva data come "imminente" eppure il tempo passa. "Purtroppo, tra vacanze di Pasqua e referendum in Turchia, anche se è assurdo, è ancora tutto fermo", si era lamentato il padre del 35enne dalle colonne de Il Corriere della Sera. "Non sono ancora riuscito a parlare con mio figlio - diceva il papà - Ma spero che si risolva ogni intoppo burocratico per il suo ritorno e sono fiducioso di avere presto una risposta". In ansia, naturalmente, c’è anche la moglie di Gabriele, Alexandra D’Onofrio, che si tiene in costante contatto con l’avvocata Alessandra Ballerini e con il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la Tutela dei diritti umani del Senato.

Archivio Disarmo

Da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, nel 2010 Del Grande è stato premiato da Archivio Disarmo con la Colomba d’Oro per la Pace in riconoscimento della sua attività di documentazione e informazione sul dramma dei migranti che affrontano la traversata del Mediterraneo in fuga dai teatri di guerra (Fortress Europe). "Oggi, con accuse non ancora chiarite, è detenuto in Turchia dove stava facendo il suo lavoro di giornalista, come tanti altri operatori dei mass media turchi. La svolta autoritaria di Erdogan ha ristretto drammaticamente gli spazi della libera informazione e la vicenda di Gabriele Del Grande riassume quanto sta avvenendo in un paese che si sta progressivamente allontanando dal percorso democratico", ha spiegato Maurizio Simoncelli, vice presidente di Archivio Disarmo.