“Lo smaltimento delle scorie pagato con le armi. I segreti delle carte degli 007 e le navi affondate”

In questa intervista in esclusiva l’onorevole Alessandro Bratti, presidente della Commissione Rifiuti, parla dei temi più importanti emersi dalla desecretazione dei documenti degli 007 del Sismi: navi cariche di veleni affondate in mare, traffico d'armi, i collegamenti con l’omicidio di Ilaria Alpi, la Moby Prince e tanto altro

di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Novanta navi affondate nel Mediterraneo, molte delle quali probabilmente cariche di rifiuti tossici e veleni vari, traffici di armi e legami con l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin. Perfino connessioni possibili con la strage della motonave Moby Prince, nell’incendio della quale persero la vita 141 persone. Questo l’inquietante scenario aperto, o per certi versi confermato, dalla desecretazione di alcuni documenti del Sismi - ex servizio segreto militare (oggi Aise) - da parte della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti.

Abbiamo affrontato la delicata tematica proprio col presidente della Commissione bicamerale che, in questa intervista in esclusiva, ha approfondito per Tiscali.it le questioni più scottanti.

Onorevole Bratti la situazione delineata dal vostro lavoro e dalla conseguente desecretazione dei documenti dei servizi segreti è alquanto impressionante.
“Sono tre i documenti principali oggetto della desecretazione. Uno di questi parla dell’affondamento di 90 navi ma i carichi di molte di queste non sono costituiti da sostanze particolarmente pericolose, ad eccezione di quando, in un caso, si parla di un carico di solfato di ammonio. Questo ci tengo a precisarlo. In quel documento dunque ritengo non ci siano tante novità. Ci sono invece tantissime novità in un altro documento, quello a mio avviso più importante, che riguarda il traffico di armi e rifiuti ipotizzato dai servizi quando seguivano le vicende di tal Giorgio Comerio, personaggio assurto alle cronache per i suoi studi degli anni ’90 su come smaltire rifiuti radioattivi nei fondali dell’Oceano. Su questo personaggio il Sismi fece una serie di approfondimenti  che in un certo modo sottolineano la sua importanza strategica in un traffico soprattutto di rifiuti e materiali nucleari con la ipotetica associazione del traffico d’armi. (L’ingegner Comerio fu  inquisito da diverse procure ma mai condannato per reati ambientali, ndr). E questa mi sembra la parte decisamente più interessante”.

Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti (Pd)

(Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti (Pd))

Il traffico d’armi legato a quello dei rifiuti tossici e alle scorie riporta alla mente alcune vicende come quella di Ilaria Alpi e Romin Hrovatin che, secondo alcune ipotesi giornalistiche, potrebbero essere stati ammazzati proprio perché indagavano su questa pista. Si può parlare di svolte precise in merito?
“Non so se si possono ipotizzare svolte decisive, ma già il processo di Perugia si è chiuso con dei risultati diversi da quelli del passato e con elementi nuovi rispetto a tutta la vicenda della morte di Ilaria Alpi. Per quanto concerne il tema delle navi dei rifiuti e dello scambio di armi, con il probabile coinvolgimento di pezzi dello Stato, ci sono indicazioni per cui si può supporre che non si trattava solo di ipotesi giornalistiche, bensì di ipotesi asseverata da professionisti sul campo. E’ quindi necessario studiare molto bene quelle carte, consapevoli che riguardano eventi successi molti anni fa e vedono impegnate varie potenze mondiali. Si parla infatti di Corea e Cina, di rapporti con la Russia, col Marocco e la Tunisia. Insomma emergono delle indicazioni e ipotesi di lavoro, tracciate dagli investigatori, relative a uno scenario inquietante, diciamola così”.

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

(Ilaria Alpi e Miran Hrovatin)

Si è parlato del possibile coinvolgimento di alcune industrie del settore pubblico, non ultima la Montedison che in quel periodo lo era, e si son fatti dei sequestri a casa della manager Cesarina Ferruzzi, della Monteco. Cosa si stava cercando?
“Si tratta di un filone che riguardava proprio i rifiuti industriali portati a suo tempo in Paesi esteri, soprattutto in Libano. In forza dei trattati internazionali in vigore l’Italia fu costretta in quell’occasione a riportarli indietro e la dottoressa Ferruzzi fu quella che si occupò di far caricare sulla nave Jolly Rosso i contenuti di tre navi, oltre ad altri materiali. Si trattava di rifiuti pericolosi che furono riportati nel nostro Paese, e ci interessava dunque acquisire della documentazione che ci era stata promessa e mai consegnata, documentazione che poteva far luce sulla esportazione ed importazione di rifiuti”.

Quali sviluppi ci si può attendere ancora dalla Commissione che lei presiede? Ci sono alcuni aspetti ancora nebulosi, necessitanti di risposta. Per esempio in Italia non c’erano in quel periodo gli impianti per smaltire certe quantità di rifiuti, ed allora bisogna chiedersi dove sono finiti. In termini più generali, inoltre, cosa ha voluto in cambio chi ha smaltito all’estero i rifiuti? C’è chi sostiene siano state date in cambio delle armi.
“Fino a un certo periodo questi rifiuti andavano fuori dall’Italia, ed effettivamente occorre chiedersi qual era il contraccambio per cui noi portavamo, come altri Paesi, i rifiuti in certi posti. A questo proposito sono state fatte alcune ipotesi . Per me la più accreditata è quella delle armi in cambio dei rifiuti. La dico così per semplificare. Diversa cosa quando siamo andati in Libano a riprenderci i rifiuti. Una volta tornati in Italia quei materiali dovrebbero essere andati in impianti di smaltimento. Bisogna approfondire bene, prendere conoscenza specifica su questa operazione risalente a metà degli anni ’90, capire dove quei rifiuti siani stati effettivamente portati e/o smaltiti. Ci dovrebbero essere i documenti e bisognerebbe acquisirli. E’ un lavoro che mi sono ripromesso di fare compatibilmente con la durata della legislatura e con quanto riusciremo a mettere in campo contestualmente alle altre importanti indagini in piedi”.

Un relitto in fondo al mare

(Un relitto in fondo al mare)

La questione dello smaltimento nel Mediterraneo è venuta fuori anche attraverso le ammissioni di esponenti della 'Ndrangheta. Quanto pensa sia ampio il problema terribile dell’eventuale avvelenamento del nostro mare?
“Sono molto scettico rispetto a quelle dichiarazioni perché non sono mai state corroborate da prove certe. Ho detto anche in altre occasioni che esistono indicazioni che inducono a pensare che, insieme a frodi di tipo assicurativo, potesse esserci anche lo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, ovvero l’affondamento di alcune navi. Non lo escludo. Ma sul fatto che possa essere una questione così grande e importante come quella presentata da alcuni pentiti e della quale si è tanto discusso consentitemi di essere molto scettico. Penso si sia discusso parecchio di questo anche per non discutere dell’altra cosa di cui abbiamo parlato, ovvero del traffico di armi. Potrei sbagliarmi ma, la molta esperienza maturata, mi ha portato a maturare questa idea”.

Un altro caso ritornato sotto i riflettori dopo la vostra desecretazione dei documenti Sismi è quello della Moby Prince. Ci può dire qualcosa a proposito?
“Su questo mi riservo di approfondire perché esiste una commissione specifica costituita proprio per cercare di capire la verità su quanto accaduto sulla Moby Prince. Ho trovato una indicazione in uno dei documenti dei servizi ma dobbiamo verificare la cosa insieme ai colleghi dell’altra commissione, vedere se anche a loro risulta il collegamento rinvenuto sulle carte del Sismi”.

In che modo il Sismi collega la vicenda della Moby Prince ai traffici di cui abbiamo parlato?
“L'affondamento della Moby Prince è stato inserito dall’intelligence in uno schema, una mappa concettuale, dedicato al traffico di materiale bellico recuperato, di scorie nucleari e armi (La mappa sarebbe stata inviata il 3 aprile 2003 alla Divisione ricerca e anti proliferazione del Servizio segreto militare, ndr) che porta a ipotizzare un collegamento con l’affondamento della Moby. Bisogna capire bene tuttavia se questo ha effettivamente qualche addentellato con le cose che ci siamo detti finora”.