[L'intervista] Boniver: "Veto sulle sanzioni a Putin? Nel governo posizioni duttili, ma non credo a gesti unilaterali dell'Italia"

L'ex ministra e sottosegretaria spiega gli equilibri internazionali con i quali Conte si dovrà misurare. E precisa: "L'Europa dipende dal gas russo, il dialogo con Mosca è sempre aperto"

Un'immagine raffigurante Margherita Boniver

"Se mi piace questo governo? Non li ho votati, ho votato Forza Italia". Ma per Margherita Boniver, ministra con Andreotti e Amato e sottosegretaria agli Esteri con Berlusconi, ha più rilevanza un altro aspetto: "Era importante che in Italia ci fosse un governo politico e una maggioranza chiara in Parlamento piuttosto che un altro governo 'papocchietto' tecnico". Estrazione socialista con importanti incarichi all'Onu e presso organizzazioni internazionali, Boniver, oggi ottantenne, rimanda il giudizio politico sul Conte: "Sull'operato potrà essere giudicato più in là quando avrà concretamente proposto e risolto alcuni dei punti del famigerato contratto". 

Aperte le porte del G7, occhi sull'Italia. La Nato e l'Ue sono in fibrillazione per le scelte del nuovo governo: Conte spaccherà il fronte anti-Putin?
"Non è un fronte anti-Putin, ma un fronte consolidato della nostra alleanza all'interno della Nato, alla quale nessun governo di può sottrarre. Mi spiego: se si vuole sollevare la Russia dalle sanzioni non può essere fatto unilateralmente da questo o quel Paese. Anche se trovo giusto che oggi si ponga la questione, dopo molti anni da quando queste sanzioni sono state poste. Ovviamente c'è una causa precisa, cioè l'annessione della Crimea e l'invasione di una parte dell'Ucraina".

Fatti che risalgono al 2014.
"E le sanzioni che ne sono seguite non sono state messe alla Russia per divertimento. E' una questione di primaria importanza che attiene soprattutto allo spirito dell'Alleanza atlantica cui noi siamo da sempre legati".

Però in Ue c'è preoccupazione in vista del vertice del 28 e 29 giugno: i partner europei temono che l'Italia ponga il veto sul rinnovo del provvedimento contro Putin. 
"Bisogna vedere che cosa succederà da adesso al 28 giugno. Immagino che il nuovo governo appena insediato potrà studiare tutti i dossier e acquisire tutte le informazioni possibili su un'eventualità - ma lo escluderei - di un gesto unilaterale. Credo che al vertice siederà un'Italia preparata e consapevole". 

L'Italia può presentare una proposta di rinegoziazione delle sanzioni nei confronti della Russia?
"Può anche darsi che venga fatta una proposta alternativa. Comunque tutto questo dovrà avvenire all'interno del consesso dei Paesi membri". 

L'Europa dovrebbe dialogare con Putin?
"L'Europa già dialoga con Putin su tutti gli altri dossier. Ovviamente la collaborazione è aperta in mille campi. Non parliamo poi della dipendenza europea dalle importazioni di gas dalla Russia. Basterebbe solo questo argomento per capire la fondamentale importanza di questo immenso Paese che tra l'altro si trova ai confini del nostro continente europeo".

Tornando alla Nato, il premier ha garantito che la permanenza dell'Italia nell'Alleanza atlantica non verrà messa in discussione. Ricordiamo che era uno dei punti nevralgici delle trattative con il Colle per la formazione del governo giallo-verde. L'Italia si confermerà un alleato fedele?
"Un alleato indispensabile oltre che fedele alla parola data. Ma tutto questo succede perché uno dei due partiti che fanno parte della maggioranza di governo, il M5S, nella passata legislatura aveva presentato una proposta in Parlamento dove si ipotizzava l'uscita dalla Nato. Ora, non credo che questa proposta sia mai stata presa in considerazione e certamente non ha avuto seguito, ma la dice lunga sul pensiero, tutto concentrato su un certo terzomondismo vecchia maniera e piuttosto abusato, dei pentastellati. Non parliamo poi della gravità stessa di proporre un'uscita dell'Italia dall'Alleanza atlantica senza contropartite".

In che senso?
"Cosa faremmo noi un domani nel caso ipotetico di essere aggrediti da qualcuno? A chi chiediamo aiuto, ci difendiamo da soli? Che poi il partito di Di Maio è estremamente duttile: un giorno dicono una cosa e il giorno dopo, se conviene, dicono tutt'altro. Basta vedere cosa è successo con quella incredibile tragica buffonata della richiesta dell'impeachment del presidente della Repubblica, salvo poi salire al Colle due giorni dopo, sorridere, stringere la mano e dire a Mattarella 'grazie di quello che sta facendo'. C'è bisogno di ulteriori prove? Sono duttili, molto duttili". 

La politica estera sarà un campo di prova per la tenuta di questo esecutivo?
"Certo la politica estera lo è sempre stata, per tutti i governi. Anche se forse non è un argomento che appassiona l'opinione pubblica, che invece si aspetta subito delle risposte in campo economico. Ma la politica estera è certamente uno dei pilastri che tengono insieme governi e maggioranze". 

Il ministro degli Esteri avrà un vice ministro con delega alla cooperazione internazionale. Come si concilierà questo particolare settore con la politica interna di Salvini anti-migranti?
"Qui si parla della cooperazione allo sviluppo, cioè quella montagna di fondi che vengono dati dai Paesi ricchi per lo sviluppo dei paesi poveri, semplificando un po'. Su questo credo che Salvini non avrebbe assolutamente nulla da dire anche perché le sue prime dichiarazioni dopo l'insediamento al ministero dell'Interno sono che bisogna aiutare i giovani 'a casa loro'. E' chiaro quindi che non ha interesse a schierarsi contro una cooperazione attiva nei confronti di questi Paesi, anzi". 

La crisi siriana attraversa un momento di relativa calma, dopo le tensioni dei mesi scorsi. Dobbiamo attenderci una recrudescenza delle ostilità e, nel caso, l'Italia di Conte come si posizionerà?
"L'Italia su questo dossier ha sempre tenuto una posizione piuttosto defilata, non si è impegnata in prima linea per quello che riguarda i soccorsi umanitari. Per esempio nei confronti del soccorso ai milioni di profughi siriani: l'ha fatto soprattutto la Germania. Non ha cooperato più di tanto, a parte ovviamente nel consesso paneuropeo sulle trattative per trovare una soluzione al conflitto, in corso ancora stancamente tra Ginevra e Astana. Non ha un profilo - ma neanche molti altri paesi europei ce l'hanno - per porre fine a una croce e un massacro che dura ormai da sette anni. Una vera macchia indelebile sulla coscienza della collettività internazionale".