“Sui bitcoin c’è speculazione ma vi spiego perché costringerà le banche a cambiare”

Tiscali.it ha parlato della criptovaluta con Paolo Galvani, uno dei più importanti imprenditori italiani del fintech

Sul bitcoin c’è speculazione ma costringerà le banche a cambiare
Paolo Galvani, cofondatore e presidente di Moneyfarm. Precedentemente è stato amministratore delegato di Sella Capital Management SGR
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Non accenna a placarsi la bitcoin mania con il prezzo salito negli ultimi giorni a nuovi record oltre 16 mila dollari. All’inizio dell’anno quotava 963,66 dollari, il 31 ottobre, poco più di 1 mese fa, 6339 dollari. In meno di 12 mesi la crescita del valore ha superato il 1600%. Ogni giorno si amplia il fronte di quelli che parlano di bolla speculativa, di remake di quella olandese dei tulipani del 1600. Ma è davvero così? Tiscali.it ha chiesto un parere a Paolo Galvani, cofondatore di Moneyfarm, una delle più importanti realtà italiane del fintech, la tecnofinanza di cui il bitcoin è solo la punta dell’iceberg.

Quotazione del bitcoin nel corso del 2017

“E’ evidente – ha affermato Galvani - che quanto sta accadendo è figlio di una grossa attività speculativa. Se ne parla sempre di più e questo genera una domanda molto maggiore dell’offerta. Però al momento nessuno può dire se grazie alla innovazione tecnologica ci troviamo di fronte ad una nuova asset class ovvero alla nascita di un nuovo strumento di investimento di lungo periodo”.

Blockchain avrà impatto dirompente 

A quale innovazione fa riferimento Galvani? La risposta si chiama blockchain. “Si tratta di una tecnologia – ha spiegato – che può impattare non solo sul mondo della finanza ma su tutti gli universi che hanno bisogno di un ente terzo per certificare un certo accadimento”. “Faccio un esempio – ha proseguito- che riguarda il settore immobiliare. Oggi un atto di compravendita di una casa deve essere validato da un notaio ma sarebbe possibile farne a meno in quanto la certificazione dell’avvenuta transazione potrebbe essere effettuata dalla community che forma la blockchain. E questo meccanismo si può estendere al settore finanziario, facendo venir meno il ruolo delle banche, e a qualunque altro ambito che prevede l’intervento di intermediari terzi. L’impatto potrebbe essere dirompente”.

Banche hanno capito che blockchain è una rivoluzione

Quale è l’atteggiamento della grande finanza tradizionale rispetto al bitcoin ma più in generale rispetto al fintech? Per Galvani “c’è stato un forte cambiamento negli ultimi 2 anni". "Passata la prima fase di scetticismo c’è stata una presa d’atto che le nuove tecnologie sono destinate a rivoluzionare i modelli di business nei prossimi 10-15 anni”. “Un esempio – ha proseguito – è il modello di Moneyfarm che attraverso la tecnologia riesce ad abbassare i costi e quindi a rendere più efficiente il processo di consulenza agli investimenti. Alcune banche stanno ancora osservando perché temono di intaccare i meccanismi di profitto esistenti ma altre stanno già cavalcando pienamente le novità”.

Creati i primi strumenti derivati sui bitcoin 

E un esempio del mutato atteggiamento si è avuto lo scorso 31 ottobre quando la Borsa dei derivati di Chicago ha annunciato il lancio del primo future legato al bitcoin. “Devo ammettere –ha rivelato Galvani – che la cosa mi ha sorpreso perché prima di lanciare questo tipo di strumenti mi sarei aspettato maggiori chiarimenti su alcuni aspetti che restano ancora poco chiari delle criptovalute a partire dalla loro valenza giuridica”.

Il bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali il bitcoin non è emesso da un ente centrale ma da una rete informatica che crea e distribuisce la valuta in maniera completamente casuale. Il processo di creazione viene chiamato mining. Le transazioni vengono tracciate e confermate da una base di dati distribuita nota come blockchain. Il numero di bitcoin che saranno creati è fisso e sarà pari a 21 milioni di cui l’80% sarà generato nei primi 10 anni

La bolla dei tulipani 

La bolla dei tulipani o tulipomania è stata una bolla speculativa sui prezzi dei bulbi dei fiori scoppiata nell'economia olandese del Seicento. E' la prima bolla documentata nella storia del capitalismo