Beatrice Bentivoglio-Ravasio, Beni Culturali: "Le case d'asta dietro la nuova norma sull'esportazione di opere d'arte"

L’esperta spiega in esclusiva a Tiscali.it quali sono i rischi della nuova disciplina e quali appetiti si possono nascondere dietro. La necessità di tutelare e promuovere i territori

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di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. D.

C’è tanta preoccupazione nel mondo della cultura per la nuova normativa che potrebbe essere approvata sulla esportabilità delle opere d’arte. Il pericolo paventato è quello di veder finire oltre i nostri confini manoscritti e libri, opere, strumenti antichi e suppellettili, quadri e sculture in un crescendo capace di depauperare il nostro patrimonio culturale.

La base di tutto risiede in un articolo (68) infilato nella legge per il mercato e la concorrenza in approdo al Senato con il quale vengono introdotte novità tali da sollevare dubbi sul rispetto dell'articolo 9 della nostra Costituzione.

Sulla vicenda abbiamo intervistato in esclusiva per Tiscali.it la dottoressa Beatrice Bentivoglio-Ravasio, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. L'esperta - tra i primi firmatari dell'appello ("Chiamata alle arti: salviamo il patrimonio culturale nazionale dalla legge sulla concorrenza") - spiega in questa audio-intervista quali sono i rischi della nuova normativa e quali appetiti si nascondano dietro, quanto sia importante inoltre proteggere e promuovere il patrimonio dei territori e non solo dei musei.

La levata di scudi

In campo sono scese non solo associazioni come Italia nostra Onlus Do.Co.Mo.Mo. Italia (Associazione italiana per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni)  ma anche storici dell’arte del calibro di Tomaso Montanari, Vittorio Sgarbi e Bruno Toscano, Architetti del livello del professor Fulvio Irace o Stefano Boeri, archeologi della levatura di Salvatore Settis Donata Levi (ascolta la nostra intervista) e specialisti del '900 come Paolo Campiglio e Giorgio Zanchetti, che non nascondono il timore di veder saccheggiato il nostro patrimonio culturale. Tutto a causa della nuova norma che con le sue novità crea più di un allarme, come viene sottolineato in un servizio del Fatto Quotidiano. Se dovesse passare una simile legge, insomma, tutto sarà sempre più improntato ai soli principi del freddo mercato.

Guttuso: La spiaggia, 1955-1956

Le novità pericolose

Al giorno d’oggi chi vuole  far uscire dall’Italia in via definitiva opere di interesse culturale di autori viventi realizzate più di 50 anni fa, deve chiedere l’autorizzazione all’Ufficio esportazione della Soprintendenza. Con la nuova disciplina viene invece previsto l’innalzamento a 70 anni per poter portare fuori dai confini nazionali opere d’arte senza necessità di autorizzazione degli Uffici esportazione. In tal modo "vengono candidati alla svendita all’estero maestri del secondo Novecento come Renato Guttuso, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Alberto Burri, Emilio Vedova, Mario Sironi, Giorgio Morandi e Lucio Fontana. Tutti artisti dalle quotazioni importanti e qualche volta da capogiro", come fa notare la dottoressa Bentivoglio-Ravasio.

De Chirico, il Ritorno di Ulisse. 1968

Inoltre si stabilisce un limite di valore sotto il quale il controllo dello Stato attraverso gli Uffici competenti viene meno. "Il limite – spiega la Bentivoglio-Ravasio - è di 13.500 euro ma con l’ 'autocertificazione' l’ostacolo può essere superato. Alla fine una persona può dichiarare ciò che vuole e non c'è modo di verificare. Accertare l'età reale dell'opera e il prezzo vero diventa impossibile".

Un articolo particolare quello in questione, frutto di un emendamento approvato la scorsa primavera in Commissione Industria del Senato  su richiesta - spiegano i giornali (v. Sole 24 Ore del 13.6.2015e Repubblica del 5.4.2017) - del gruppo d’interesse Apollo 2 che “rappresenta case d’asta internazionali, associazioni di antiquari, galleristi d’arte moderna e contemporanea e soggetti che operano nel settore della logistica di beni culturali”.

Apollo 2

Una realtà, Apollo 2, che avrebbe come “rappresentante un avvocato esperto di diritto dell’arte,  che avrebbe suggerito il testo dell’emendamento, come spiega lui stesso in un trafiletto uscito sul Sole 24 Ore il 13-6-2015.

Il problema spiega il testo dell’appello preparato da associazioni e uomini di cultura è che “di fatto si incentiva l’uscita e non l’entrata”. Si rischia inoltre di “deprimere il mercato dell’arte italiano anziché rilanciarlo” e di “depredare il patrimonio di tutti”.