[L'intervista] Franco Bechis: "Vi spiego cosa farà Fico e quale sarà alla fine la decisione di Mattarella"

L'unica soluzione possibile per un governo è l'intesa tra Salvini e Di Maio, ma il leader leghista dovrebbe rompere con Berlusconi, e ciò non è semplice. Il voto del Molise non è rapportabile a quello nazionale

Franco Bechis
Franco Bechis
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Il mandato esplorativo a Roberto Fico per cercare una qualche convergenza tra M5S e Pd e varare un governo per il Paese è l’ultimo tentativo prima del Governo del presidente. Un governo cioè che potrebbe riproporre lo schieramento di tecnici e personalità prestigiose ma non designate dai cittadini. Le possibilità di trovare una intesa tra Dem e cinquestelle, inutile ribadirlo, sono in definitiva davvero poche. L’ala renziana vede quell’alleanza come fumo negli occhi, una parte del Movimento altrettanto, e per di più sono tante le cose che separano i due schieramenti. “L’unica possibilità concreta di arrivare al varo di un governo passa per un patto tra Salvini e Di Maio, altrimenti un governo del Capo dello Stato è l’unico sbocco possibile”, spiega durante una chiacchierata telefonica il vice direttore di Libero Franco Bechis.

A suo avviso Roberto Fico riuscirà a imbastire davvero un’alleanza di governo tra M5S e Centrosinistra?
“E’ difficile. Fico rappresenta una figura sicuramente più attrattiva per Liberi e Uguali e la minoranza del Partito Democratico, ma di sicuro non per Renzi e i suoi che lo considerano culturalmente e politicamente ancora più indigeribile dell’altro. Non è avventato quindi prevedere che l’esplorazione di una intesa M5S-Dem si concluda alla fine con un nulla di fatto. Del resto in 5 anni gli schieramenti interessati si sono combattuti in ogni modo”.

Di Maio e Fico

C’è chi dice addirittura che Fico potrebbe sottrarre il ruolo di primattore a Di Maio.
“Non c’è certo il rischio che Fico soffi la sedia a Di Maio attraendo magicamente i voti della sinistra in Parlamento (Pd e Leu) e ottenendo la maggioranza necessaria per governare. Non succederà anche perché, pur essendo fatti di storie e culture diverse,  i due hanno già definito il proprio ruolo, e per i pentastellati il solo candidato premier possibile è Di Maio”.

Il voto del Molise ha semplificato qualcosa, oppure siamo al punto di partenza o addirittura peggio?
“Né peggio, né meglio perché il voto di 170mila persone non poteva aggiungere nulla di più a quello di milioni di persone del 4 marzo. Quei risultati dicono che il M5S a livello di elezioni amministrative ha un po’ meno appeal, nonostante dimostri comunque una certa crescita rispetto a momenti precedenti, ma non così alta come per le politiche. Del resto lo si era visto nello stesso giorno del 4 marzo col raffronto tra il risultato del voto in Lombardia e Lazio e quello delle politiche. C’era insomma già allora una bella differenza tra voto amministrativo e politico. In quel tipo di votazioni contano molto le persone presentate, la forza dei candidati tradizionali che ci sono negli altri partiti, il loro legame col territorio, le clientele. Ci può essere chi fa politica da tanti anni e rappresenta magari qualche categoria, chi ha più presa sul territorio”.

Mattarella e Fico

Come si esce dal blocco e si arriva a trovare un qualche accordo per costituire un governo?
“O trovano un accordo Salvini e Di Maio oppure non c’è soluzione. E’ un fatto numerico. Adesso si tenterà con Fico di vedere cosa si può fare con il Pd, col Centrosinistra. Ma io questa mattina ero in una trasmissione televisiva e ho rivolto una domanda secca a un neo-deputato renziano, ho chiesto: ‘se Martina facesse un accordo con Fico lei obbedirebbe al segretario o no?’ La risposta è stata ‘voterei comunque no’. Voglio dire, è chiaro che se non ci stanno i renziani ci sono poche speranze. Quel neodeputato di primo pelo ha fatto una confessione sincera che molti politici più navigati non fanno, ma è ovvio: per una alleanza simile non ci sono i numeri, o sono veramente risicati”.

Maurizio Martina

L’alleanza tra Salvini e Di Maio non viene complicata dal fatto che questo test elettorale ha detto che comunque Berlusconi è presente più che mai sullo scenario politico?
“Che anche Berlusconi sia presente più che mai si fa per dire, questi risultati sono poco decifrabili. Berlusconi ha preso il 9 per cento e aveva il 16 per cento il 4 marzo: non può certo cantare vittoria. Va detto che c’era una lista civica capeggiata da un europarlamentare di Forza Italia, ma quei voti sono da mettere tutti in capo a quel partito, oppure ne va messa solo una parte?  In ogni caso sommando i voti della lista civica si arriva al 17 per cento, lo stesso risultato del 4 marzo. Alla lista civica tuttavia sono andati sicuramente voti anche per altri motivi, quella lista non si chiamava Forza Italia. Dunque non è detto sia un successo di Berlusconi. Il Centrodestra univa più forze, come per le elezioni politiche. In questa occasione, per esempio, c’erano anche i centristi di Cesa che avevano un certo peso. Credo abbiano preso un 5 per cento, un peso rilevante, la differenza che separa la coalizione dal candidato grillino. Quindi è tutto un altro film rispetto alle politiche”.

In ogni caso Salvini per fare un accordo con i cinquestelle dovrebbe rompere con l’ex Cavaliere.
“L’ex Cavaliere c’è, ha il 14 per cento a livello nazionale. Salvini potrebbe fare l’accordo, ma è una sua decisione: può farlo in posizione di forza o di presunta debolezza. E questo anche se gli altri dovessero essere disponibili a farlo alla pari, nonostante la differenza di peso elettorale derivante dal presentarsi da solo. In ogni caso sono decisioni difficili da prendere perché si creerebbe una reazione tra i suoi alleati del Centrodestra. Quando si sono prodotte spaccature del genere, in passato, non è andata molto bene a chi ha spaccato”.

Di Maio e Salvini

Ci sono ambienti in Italia e fuori dall’Italia dove auspicano un governo del Presidente, o ancora meglio un governo tecnico alla Monti. Quanto è probabile che questo accada?
“Alla fine di questi tentativi di formare un governo, se non salterà fuori una soluzione, non ci sarà più l’opzione del voto anticipato, altrimenti si voterebbe a luglio, cosa impensabile perché gli italiani sono in vacanza in quel periodo, e ciò sarebbe un bel problema, anche in relazione alla campagna elettorale. A quel punto un governo verrà mandato davanti alle Camere. Lo possiamo chiamare governo del presidente o tecnico o come si vuole, sarà comunque sotto la regia unica di Mattarella. Un governo simile non avrebbe sicuramente i voti contrari del Pd, e nemmeno quelli del M5S. Probabilmente neppure Forza Italia sarebbe contro. L’unico dubbio resterebbe quello della Lega e di Fratelli d'Italia. Quell’esecutivo potrebbe non avere voti di fiducia ma potrebbe comunque andare avanti sulla scia di certi governi della Prima Repubblica, tipo quelli della cosiddetta astensione, della solidarietà nazionale, o della non sfiducia che dir si voglia.  Chiaramente un governo di questo tipo non potrà avere vita lunga ma almeno per un anno potrebbe stare in piedi e fare alcune cose”.

In sintesi o si fa l’accordo tra Di Maio e Salvini o si fa il governo del presidente. Non c’è alternativa.
“Sì. La sintesi è questa”.