"Ilaria Alpi ammazzata perché indagava su un traffico di scorie. Mandanti da cercare tra militari somali e cooperazione"

Nei documenti desecretati del Sismi la conferma di quanto prospettato da molte inchieste giornalistiche. Per la morte della giornalista e dell'operatore Miran Hrovatin però non c'è ancora un colpevole

Ilaria Alpi
Ilaria Alpi
di I. Dessì   -   Facebook: I. D.

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a causa delle loro inchieste su un traffico di rifiuti tossici e di armi coperto da attività di cooperazione italo-somala? In seguito alle notizie trapelate dopo la desecretazione di alcuni documenti  del Sismi, l’ex servizio segreto militare, da parte della Commissione parlamentare rifiuti presieduta dall'onorevole Alessandro Bratti, appare sempre più probabile che la giornalista del Tg3 e il fotografo-cineoperatore siano stati ammazzati nell'agguato di Mogadiscio del 20 marzo 1994, perché stavano indagando su intrecci molto pericolosi, una pista ipotizzata anche da varie inchieste giornalistiche.

I traffici

Traffici che, come sottolinea il Fatto Quotidiano, potrebbero essere proseguiti anche dopo la soppressione dei due reporter, almeno fino al 2003, una probabilità nota al governo dell'epoca. Esiste infatti una comunicazione del 30 luglio 2003, declassificata nei giorni scorsi, che segnalava al Consiglio dei ministri e al ministro degli Esteri l’arrivo a Mogadiscio di due navi “cariche di rifiuti industriali e scorie tossiche” destinate ad attraccare in porto.

Come si ricorderà la Alpi e Hrovatin rimasero in Somalia, anche dopo il ritiro del contingente militare italiano nell’ambito della missione Onu Restore Hope per documentare il conflitto che seminava morti e distruzione nella zona del Corno d'Africa. In quel contesto potrebbero aver fiutato la pista dei traffici di armi e scorie. Prima di essere uccisi si erano recati nel porto di Bosaso che, stando alle notizie giornalistiche, in quel periodo era meta di molti traffici via nave. Un riscontro che avvalorerebbe la tesi secondo cui i due stavano probabilmente indagando su qualcosa di grosso, una possibilità evidenziata anche da alcuni documenti del Sisde - l’ex servizio segreto civile - declassificati nel 2014.

(Ilaria Alpi e Miran Hrovatin)

Il documento Sisde

In particolare, in un documento del 6 febbraio 1996, della divisione antiterrorismo del Sisde, si legge che Alpi e Hrovatin “stavano indagando sulla motonave 21 ottobre della Somalfish”, e che - secondo un collaboratore dei servizi segreti - i mandanti sarebbero stati individuati in “alcuni ex esponenti dei vertici militari somali e funzionari della cooperativa”, come ricorda puntualmente Andrea Tornago sul Fatto Quotidiano.

Ma non è l’unica traccia che condurrebbe alla conclusione in questione. Sempre dai documenti del Sisde, in cui si fa riferimento a informazioni fornite da una fonte romana, emergerebbe che Alpi e Hrovatin sarebbero stati eliminati “per via delle loro inchieste su un traffico di armi condotto da personaggi inseriti nei programmi di cooperazione tra Italia e Somalia”.

A quell’attività di inchiesta non sarebbe estranea - forse - nemmeno la vicenda di una fonte fiduciaria di Ilaria Alpi nel Sismi, quel Vincenzo Li Causi, morto anche lui in Somalia in circostanze poco chiare, ufficialmente colpito da “fuoco amico”.

Da quanto è stato appurato Ilaria Alpi doveva mandare in onda sul Tg3 un suo servizio proprio il 20 marzo del 1994. Prima di poterlo fare, quella sera stessa, però fu uccisa. Sul luogo dell'agguato - come dimostra un filmato girato dall'operatore della tv americana Abc - "era presente l'imprenditore italiano Giancarlo Marocchino, una figura chiave - stando al Sismi - della rete degli interessi italiani in Somalia".

Nessun colpevole

Per l'omicidio Alpi/Hrovatin, in pratica, non  stato ancora trovato un vero colpevole. Il somalo Hashi Omar Hassan, condannato a suo tempo a 26 anni di carcere, dopo averne scontati 16, ad ottobre scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla Corte d’appello di Perugia, dopo l’assenso alla revisione del processo. Del resto gli stessi genitori di Ilaria non avevano mai creduto alla sua colpevolezza. Era "un povero Cristo trasformato in capro espiatorio che ho sempre considerato innocente e che ora è tornato giustamente libero. Sono furibonda per tutto quello che hanno fatto e disfatto per coprire gli assassini e i moventi di un duplice delitto", aveva dichiarato Luciana Alpi, mamma di Ilaria, a Repubblica il 20 ottobre 2016.

Il velo d'ombra che copre gli omicidi di Ilaria e Miran non è stato dissipato, ma certo i fasci di luce su quell'inquietante episodio sono sempre più numerosi. Un altro tassello potrebbe essere aggiunto dalla riconsiderazione del documento pubblicato a marzo 2012 dai giornalisti del Fatto Palladino e Scalettari in cui si evidenziavano dei messaggi segreti "inviati dal Sios (Servizio informazioni operative e situazione) di La Spezia verso Bald in Somalia, il 14 marzo del '94, giorno in cui i due italiani erano arrivati a Bosaso". In quei messaggi, la cui autenticità non è mai stata contestata dalle agenzie di intelligence, si chiedeva ad alcuni agenti il "rientro immediato nella base a causa di presenze anomale nella zona di Bosaso Las Korey per un possibile intervento".