[L'intervista] Ainis: "Solo una via d'uscita contro lo stallo, ecco la legge elettorale che ci può salvare"

Il costituzionalista spiega le mosse possibili del capo dello Stato per traghettare il Paese. "Il Parlamento non aspetti il governo e si metta a lavorare"

Michele Ainis

Dopo due mesi dalle elezioni la fase è ancora interlocutoria. Venerdì partirà un nuovo giro di consultazioni al Quirinale, mentre molti analisti considerano a questo punto difficile l'uscita dallo stallo e la formazione di un nuovo governo. "Ma in qualche modo ne dobbiamo uscire, almeno me lo auguro", dice Michele Ainis. In un colloquio con Tiscali News, il costituzionalista, saggista ed editorialista, spiega che "bisogna partire dall'analisi delle cause del problema e immaginare qualche soluzione".

Vediamo le cause.
"In primis una legislatura precedente avvelenata in cui le forze politiche si sono rovesciate addosso insulti improperi e accuse di ogni tipo. Quindi una campagna elettorale ancora più avvelenata e un risultato elettorale che invece richiede la convergenza di almeno due dei tre commensali. La colonna sonora di questa crisi è stata 'no tu no'".

Come la canzone di Jannacci...
"Esatto, 'vengo anch'io no tu no'. Salvini dice 'no tu no' al Pd, 5 Stelle dicono 'no tu no' a Berlusconi, il Pd dice 'no tu no' a se stesso'. Da questa situazione bisogna capire se ne usciamo con un mandato politico o con un mandato istituzionale. Un mandato politico in questo momento sembra il meno improbabile, diciamo un pre-incarico a Salvini".

Che adesso lo rivendica, tra l'altro.
"Esatto, adesso lo rivendica mentre prima no, sentendosi forse più forte dalle elezioni amministrative che ci sono state nel frattempo. La soluzione istituzionale invece viene dopo la constatazione che quelle politiche non funzionano. Magari con un governo a tempo e un'unica cosa da fare: la legge elettorale. Se andiamo a votare con quella che c'è, il rischio è che si ripeta - con un punto percentuale in più o in meno - lo stesso risultato". 

Ci sono i presupposti per trovare un accodro per una nuova legge elettorale? 
"Per essere onesti non ci sono i presupposti. Quello che si è sentito, sempre frutto del tornaconto di ciascuno, è una legge elettorale con un maggioritario e un premio di maggioranza. Ma questo premio di maggioranza Salvini lo vuole per la coalizione, Di Maio per lista. Per questo io credo che solo un governo terzo, esterno a ciascuno di questi partiti, potrebbe avere la forza di dettare uno strumento, una legge elettorale che sia accettata da tutti. Io personalmente ritengo che sia una buona via d'uscita un doppio turno alla francese: con il collo di bottiglia i tre diventano due". 

Con un colpo di scena Renzi intanto ha sbattuto la porta in faccia al M5S dicendo chiaramente che il Pd deve stare all'opposizione. Ha fatto bene, ha fatto male?
"Quella è la sua tesi dal minuto dopo le elezioni. Anche lì la tesi riflette non l'interesse generale del paese ma del partito, almeno per come l'ex leader lo percepisce. Altri fanno ragionamenti diversi, ma Renzi pensa che una legislatura all'opposizione restituirebbe una verginità politica al Pd e gli consentirebbe di tornare a essere competitivo".

Molti analisti pensano però che questo atteggiamento faccia sprofondare ulteriormente il Partito democratico. Quello di Renzi è l'ennesimo autogol?
"Non voglio fare valutazioni sulle politiche di ciascuno, però una valutazione generale la farei. E cioè che qui dal punto di vista delle istituzioni e non della politica politicante, uno dei nostri guai è che noi andiamo avanti ma con il torcicollo, cioè guardando indietro. C'è ancora una sorta di forma mentis che è stata plasmata ai tempi della Seconda Repubblica, cioè del maggioritario, che poi impedisce di utilizzare questo sistema proporzionale per la logica che lo sorregge. Cioè, necessità di alleanze. Qui invece ciascuno dice ho vinto io o ho perso io, ma in un proporzionale nessuno vince o nessuno perde a meno che non riesca a fare quello che nemmeno la Dc riuscì a fare".

Cioè?
"La Dc nell'elezione del 18 aprile del 1948 fece il 48,5 per cento, ma non ottenne la maggioranza assoluta. Per dire che se non ottieni la maggioranza assoluta devi trovare degli alleati per cucinare un governo in Parlamento. Quando è cambiato tutto questo? Con il maggioritario dove uno vince e l'altro perde, ma ora non c'è più. In un porporzionale, salvo che un partito ottenga la maggioranza assoluta (ma in Italia non si è mai verificato) nessuno vince e nessuno perde. E' in Parlamento che devi trovare le allenaze cercando nell'altro non ciò che ti divide ma ciò che ti accomuna, non le distanze ma le vicinanze".

Pensando alla Germania che ci ha messo sei mesi a formare un governo, il Parlamento può lavorare anche senza un governo?
"Sì, e dovrebbe farlo".

Però non lo sta facendo.
"Sì infatti. E poi dove sta scritto che, per esempio, la legge elettorale la debba proporre un governo? Anzi la legge elettorale, così come le regole costituzionali, dovrebbero nascere in Parlamento. Poi nella nostra prassi è successo tante volte il contrario, con il governo che abbia indirizzato il Parlamento verso un Porcellum o un Rosatellum o anche verso una riforma costituzionale. Però il Parlamento dovrebbe già iniziare a ragionarci. Sarebbe bene anche costituire le commissioni permanenti, nonostante la situazione di incertezza e cercare convergenze in Parlamento per poi trasferirle su una formula di governo".

Mattarella avrà la forza di traghettare il Paese fuori dallo stallo?
"Finora si è messo in una posizione d'ascolto, assecondando anche i tempi di cui ciascun partito averva bisogno per disintossicarsi dalla campagna elettorale e rendendosi conto che non potevano esser troppo brevi. Però questo finora non ha dato grandi risultati e quindi vedrà lui se è il momento di una decisione. Che però, attenzione, non è mai una decisione solitaria. Il presidente, con un atto di indirizzo, domani (giorno di inizio del nuovo giro di consultazioni ndr) potrà indicare una strada che poi però starà alle forze politiche percorrere".