“Con il Rosatellum siamo tornati alla ‘non sfiducia’ di Andreotti. Gentiloni ha sbagliato”

Per Michele Ainis il governo "ha sbagliato" a porre la fiducia. Il giurista spiega a tiscali.it tutte le "falle" della legge elettorale

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La "tattica parlamentare" utilizzata per far passare il voto di fiducia sulla legge elettorale alla Camera, appartiene alla storia dell'Italia repubblicana. Il Rosatellum si basa sulla "non sfiducia". Ecco in cosa consiste: "Lega e Fi trovandosi sottoposte a un voto di fiducia e non facendo parte della maggioranza di governo per non dover votare contro e non voler votare a favore, sono dovuti uscire dall'Aula", afferma Michele Ainis, costituzionalista, docente all'Università Roma III e scrittore. Il precedente al quale fa riferimento il giurista è degli anni '70. "Il Pci non faceva parte della maggioranza in senso stretto però la appoggiava. Erano gli anni del 'compromesso storico', leggi condivise tra Dc e Pci", dice a tiscali.it. E spiega: "I deputati e i senatori comunisti uscivano dall'Aula", in modo da non condizionare il voto di fiducia. Proprio come la "non sfiducia" concessa da Salvini.

Professore, era opportuno fare una legge elettorale negli ultimi mesi della legislatura?
"Il governo ha messo la fiducia prima ancora che iniziasse il dibattito in Aula, senza la prova provata dell'ostruzionismo delle opposizioni o dello sfilacciamento della maggioranza. L'ha messa come nelle guerre preventive di Bush. Ma è anche un pessimo precedente perché se la legge elettorale verrà approvata anche dal Senato determinerà il risultato delle prossime elezioni. Praticamente con una pistola alla tempia dei parlamentari, il voto di fiducia". 

Paolo Mieli dice che è una legge fatta "contro il M5S" e la considera un legge elettorale "immorale". Lei è d'accordo?
"Sono d'accordo. Anche se invece il professor Pasquino ha un'opinione diversa e sostiene su tiscali.it, in opposizione a un mio articolo su Repubblica, che le leggi non sono mai morali o immorali ma costituzionali o incostituzionali. Quest'opinione mi sembra abbastanza immorale. Abbiamo avuto condoni fiscali, condoni edilizi che non offendono direttamente la Costituzione ma a cui non darei una patente di moralità".

Il Rosatellum invece?
"L'intenzione che ha sorretto questa legge è stata di porre un intralcio al cammino elettorale dei 5 Stelle prevedendo un favor per le coalizioni, e i 5 Stelle non si coalizzano. Detto questo, una legge che prevede le coalizioni non è né immorale né incostituzionale. Perché la democrazia richiede la capacità di aggregarsi per i partiti piuttosto che separarsi su trincee contrapposte. E quindi le coalizioni elettorali, gli accordi tra simili sono il collante della democrazia. Poi possiamo discutere su come sono costruite queste coalizioni che valgono per i collegi maggioritari senza la necessità di un programma comune.

E qui non ce ne sono.
"In questo senso assomigliano sì a una finta coalizione perché le coalizioni dovrebbero avere un programma comune. Insomma staremo a vedere perché proprio oggi sul Corriere c'è una simulazione dell'esito del voto e da qui si vede come con questa legge elettorale verrebbero premiati i 5S, rispetto a come avverrebbe con il Consultellum oggi vigente. Capita: è l'eterogenesi dei fini. Fai una legge per fare uno sgambetto al tuo avversario e invece lo fai andare più veloce".

Il Rosatellum bis risponde alle indicazioni della Consulta, nel momento in cui bocciò il Porcellum? Vede profili di incostituzionalità in questa legge?
"Per la verità non ci vedo un concorso diretto non tanto con la Costituzione, che dipende dalla giurisprudenza costituzionale, ma con le sentenze della Consulta sul Porcellum. La Corte ha detto che sarebbe sommamente opportuno rendere più omogenei i sistemi di Camera e Senato, e il Rosatellum lo fa. Ha detto che le pluricandidature non sono in sé anticostituzionali. Ha detto che le liste bloccate se sono corte non offendono la Costituzione e qui abbiamo nella parte proporzionale le liste bloccate corte. E ha detto che i correttivi maggioritari, purché ragionevoli, proporzionali e non eccessivamente sbilanciati, sono legittimi. E qui ce li abbiamo per un terzo nella parte dei collegi".

Tutto bene quindi?
"certo poi che non è un bel vedere quando io elettore non posso scegliere i parlamentari nella parte proporzionale. Il cittadino non ha la possibilità di scegliere il suo parlamentare, seppure in un listino di tre o quattro nomi, non può scegliere la coalizione perché se la trova nella parte dei collegi e di nuovo se vuole votare quel tizio deve votare i partiti che lo sostengono, anche se quei partiti non gli piacciono. Quindi non dico che la libertà dell'elettore è sequestrata, altrimenti saremmo in un'area di incostituzionalità. Però è fortemente compressa".