"Con lo ius soli non cambierebbe niente. Vi spiego perché la legge va approvata"

Intervista con l'insegnante e scrittore, Eraldo Affinati. "C'è una contraddizione ma anche una falsa informazione: la legge riguarda bambini e ragazzi che di fatto sono già italiani"

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Un appello firmato da insegnanti e intellettuali, una raccolta firme aperta a tutti "per una questione di civiltà". Per chiedere che l'Italia finalmente abbia una legge che dia cittadinanza a quei circa 800 mila bambini nati o cresciuti in Italia i quali, paradossalmente, si legge nel testo dell'appello, vengono educati "alla 'cittadinanza e alla costituzione', seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo - che sono legge dello Stato - sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto". "Proprio noi insegnanti viviamo una contraddizione", dice Eraldo Affinati, insegnante e scrittore, fondatore insieme alla moglie della Scuola Penny Wirton dove gratuitamente si insegna l'italiano.
"Il nostro appello nasce proprio dalla scuola - spiega a Tiscali.it -. I nostri ragazzi non sono cittadini italiani, pur essendo nati qui, essere cresciuti con noi e pur avendo la nostra stessa formazione culturale: devono aspettare 18 anni per ottenere la cittadinanza e non sanno nemmeno in che modo fare la domanda". Ecco la contraddizione: "Un insegnante che deve insegnare i valori della solidarietà e dell'uguaglianza, dei diritti che loro dovrebbero avere ma non hanno perché non sono italiani". 

Affinati, cosa cambierebbe in Italia con l'approvazione di questa legge?
"Cosa cambierebbe? Niente, nel senso che questi ragazzi sono nati in Italia, hanno fatto le scuole in italia, sono di fatto già italiani. Non stiamo parlando di migranti che sbarcano oggi nel nostro Paese. Quindi non cambierebbe assolutamente niente se non il fatto che molti di loro, vedendosi riconosciuti come italiani, sarebbero più integrati nel nostro Paese".

Come si spiega queste istrenue resistenze alla legge?
"Essendo in un momento elettorale è chiaro che un argomento come questo viene facilemente strumentalizzato. Nel senso che si dice che lo ius soli fa diventare 'cittadini tutti gli immigrati' ma così non è. Il rischio di un fraintendimento di questo tipo è molto forte e viene cavalcato da tanti. Però c'è anche la consapevolezza di molti che capiscono il valore umano e civile di una scelta come questa". 

Il presidente del Senato, Piero Grasso, ha detto che "la scelta è tra fare una cosa che si ritiene giusta e e una cosa che si ritiene popolare o no".
"Sia Mattarella che Grasso e Boldrini, ma anche lo stesso Gentiloni, che si è speso molto, sono a favore. Il discorso è puramente elettoralistico. Ripeto siamo di fronte a situazioni di fatto. L'altro giorno mi ha chiamato un mio ex studente della Città dei ragazzi di Roma. Questo ragazzo, afghano, è qui da sempre. Si sta laureando in Giurisprudenza e farà l'avvocato. Lui pur essendo italiano nella sostanza, non lo è giuridicamente e non si sa se potrà diventarlo. Quando ha visto che avevo firmato l'appello per lo ius soli mi ha chiamato per dirmi che la sua condizione è esattamente quella che ho denunciato". 

Secondo lei l'integrazione passa attraverso questa legge?
"Sì, non dimentichiamo che questo è uno ius soli temperato, per il quale si deve dimostrare di aver frequentato le scuole di avere un contratto di lavoro, di conoscere la lingua e così via. L'immigrato sapendo che ha questa possibilità di integrazione "giuridica" è spinto a inserirsi veramente. Perché non sta fuori dalla società, ma sta dentro. E in questo senso diventa una risorsa per tutti noi".

Non solo la politica, anche il Paese appare diviso sull'approvazione di questa legge.
"Ci sono delle paure legate spesso alla non conoscenza degli immigrati. Questo è il motivo per cui ho fondato insieme a mia moglie la Penny Wirton. Noi non abbiamo classi ma il rapporto uno a uno, insegnante e studente. Quindi la signora benestante milanese o romana, o la liceale che fa con noi l'alternanza scuola lavoro, la mettiamo in contatto con il ragazzo bengalese che fa l'idraulico a Napoli o con il ragazzo africano analfabeta, quando i volontari conoscono personalmente queste persone cambia tutto. Le diffidenze e i pregiudizi cadono. E' un lavoro da fare, perché la reazione negativa fa parte della natura umana. Ma la natura umana va guidata sennò l'uomo non educato può diventare una bestia, deve aderire al contratto sociale, come dicevano i nostri maestri filosofi".