Tribunali militari, il Presidente di Roma: “Temo una riforma non Costituzionale”

"Dal Governo una proposta assurda, irrazionale, inapplicabile. Farò di tutto, qualora approvata, per fare in modo che arrivi al vaglio della Consulta"

Il presidente del Tribunale militare, Filippo Verrone
Il presidente del Tribunale militare, Filippo Verrone

Se non fosse per le due targhe messe ai lati dell’anonimo portone di legno pochi saprebbero che in quell’ala della vecchia caserma “Caserma Luciano Manara”, parte del complesso militare che va da Viale giulio Cesare a viale delle Milizie, ospita gli uffici giudiziari della Procura e del Tribunale militare di Roma. Il carabiniere all’ingresso dopo un attento controllo annuncia la mia visita alla segreteria del Tribunale e mi fa salire al primo piano dove mi aspetta il Presidente del Tribunale militare, dottor Filippo Verrone.

La mia visita è di semplice cortesia, un saluto, un caffè e quattro chiacchiere. Mi attende sulla porta del suo ufficio e l’accoglienza è quella squisitamente genuina e schietta, da napoletano verace. Ci siamo incontrati altre volte per parlare della Giustizia e della voglia dei magistrati militari di scrollarsi di dosso quella brutta nomea di “fannulloni” che negli ultimi anni gli è stata appioppata da quelli che hanno voluto fare il confronto con il lavoro svolto dai magistrati della giurisdizione ordinaria ma questa volta non riesca a nascondere la preoccupazione per quella notizia che da giorni circola negli uffici di viale delle Milizie e degli altri Tribunali, di Verona e Napoli: l’imminente presentazione di un disegno di legge delega che il Governo si appresterebbe a presentare diretto alla ‘ordinarizzazione’ della giustizia con le stellette in attuazione di quanto anticipato nel Libro Bianco della Difesa.

Mentre ci accomodiamo nel suo ufficio Verrone mi spiega che «tale ordinarizzazione avverrebbe attraverso la soppressione del ruolo dei magistrati militari e delle Procure Militari con la creazione di fantomatiche sezioni presso gli uffici giudiziari ordinari deputate ad occuparsi saltuariamente dei reati militari commessi dagli appartenenti alle Forze Armate».  L’idea delle sezioni specializzate presso la giurisdizione ordinaria è un mio pallino fin da quando nel 2011 scrissi una proposta di legge in tal senso che poi fu presentata alla Camera e al Senato dai parlamentari Radicali, ma quel “saltuariamente” mi colpisce particolarmente. È un avverbio che stona con una riforma pensata per razionalizzare e rendere più efficiente la macchina della giustizia e, visti i precedenti partoriti dal governo Renzi – ora quello di Gentiloni né è una copia quasi perfetta -, gli chiedo subito di raccontarmi quello che sa. 

Prima di entrare nel merito, Verrone mi chiede di poter fare una premessa: “Da quanto ho avuto modo di apprendere ritengo che trattasi di norme evidentemente in contrasto con la Costituzione che all’art. 103 prevede i Tribunali Militari quali unici organi di giurisdizione speciale insieme al Consiglio di Stato ed alla Corte dei Conti. La nostra categoria, - prosegue mentre si accende l’ennesima sigaretta - sempre attenta alla piena funzionalità del servizio giustizia, attraverso l’associazione magistrati militari, già dai lontani anni ’80 ha sostenuto l’esigenza di una unitarietà della giurisdizione da realizzarsi con legge costituzionale e comprendente le giurisdizioni amministrativa e contabile”.

È un progetto che risolverebbe definitivamente i problemi della giustizia italiana a trecentosessanta gradi – gli replico immediatamente -, una riforma che eliminerebbe molte sacche di potere non troppo occulto per essere preso in seria considerazione dal legislatore.  Abbozza un sorriso e io lo incalzo.

Se il progetto del governo dovesse andare avanti che intendi fare?

Verrone non si scompone, allarga le braccia, sospira. «Ma…» fa una piccola pausa e poi attacca nuovamente, il suo tono è sempre pacato. «A prescindere dalla palese incostituzionalità di una siffatta legge ordinaria, - mi dice - che farò di tutto, qualora approvata, per fare in modo che arrivi al vaglio della Consulta, anche nel merito il provvedimento appare assurdo, irrazionale, inapplicabile in concreto e del tutto inutile oltre che non rispondente ad alcuna esigenza di giustizia né di risparmio di risorse.».

Il tuo è un giudizio impietoso, proprio non ti piace nulla della proposta del Governo?

«No e ti spiego il perché. Sotto il primo profilo, la soppressione delle Procure Militari priva l’organo requirente di quelle capacità investigative e culturali che possono essere acquisite soltanto conoscendo a fondo le peculiarità del mondo militare caratterizzato da norme e consuetudini del tutto peculiari derivanti dalle caratteristiche di un “modus vivendi ed operandi” tipico di una particolare compagine quale quella militare. Ciò renderà oltremodo difficile qualsiasi indagine nell’ambito di un ambiente rigorosamente fondato sulla gerarchie e sull’obbedienza. Sotto il secondo profilo le drammatiche condizioni della giustizia ordinaria porteranno ad una depenalizzazione, di fatto, di quasi tutti i reati militari che saranno definiti con una sentenza di prescrizione che premierà i colpevoli evitando la condanna, e punirà gli innocenti i quali resteranno per anni a subire la pena della pendenza di un processo con tutte le conseguenze, soprattutto in termini di carriera, che ne deriveranno. Sul punto mi aspetto una levata di scudi da parte dei vertici delle Forze Armate che, inspiegabilmente, finora non è mai arrivata.».

Una prospettiva che dovrebbe far indignare tutti quelli che hanno puntato il dito accusandovi di lavorare poco e produrre pochissimo. Quindi l’alternativa quale potrebbe essere?

«Se proprio si volesse ritenere che gli attuali Organi di giustizia militare sono poco impegnati e se proprio non si volesse procedere ad una razionalizzazione della giurisdizione penale militare attuando la norma costituzionale che le conferisce la giurisdizione per tutti i reati militari commessi da appartenenti alle FF.AA., basterebbe procedere ad una drastica riduzione del personale di magistratura e non, attualmente impiegato negli Uffici Giudiziari Militari per i quali, a fronte dei 58 magistrati militari attualmente previsti in organico, ne basterebbero circa 35 per garantire il mantenimento dell’unico settore della giustizia penale che oggi in Italia garantisce decisioni in tempi ragionevoli. Peraltro mi pare davvero strano che tutte queste attenzioni sulla produttività della giustizia militare siano diventate insistenti ed attuali solo da quando abbiamo un esercito professionale per cui i Tribunali e le Procure Militari non si occupano più della truppa di leva che garantiva una serie di processi seriali e di pronta definizione (basti pensare alle assenze dal servizio) ma anche e soprattutto di sacche di malaffare che si annidano anche in questo delicato settore dello Stato che, in quanto tale, andrebbe sottoposto ad un più pregnante ed incisivo controllo di legalità a tutela della collettività e del personale che vi opera.»

Verrone ha smesso di sorridere si accende un’altra sigaretta e con un accento spiccatamente napoletano mi dice «la nostra è una battaglia di civiltà, speriamo almeno che dall’altra parte ci siano orecchie attente alla richiesta di giustizia del Paese». Ci salutiamo come fanno i buoni amici, un abbraccio e una forte stretta di mano, e mentre mi allontano dal suo ufficio riflettendo sulla nostra conversazione giungo subito alla conclusione che in questo Paese le cose non potranno mai migliorare nell’interesse della giustizia e della tanto bistratta “res publica”, almeno fino a quando a scrivere le leggi saranno i soliti furbetti.

*Segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia