Dramma licenziamenti a Sky, Almaviva, G-se, Alitalia e Tim. L'ex leader della Fiom: "E' l'Italia dei padroni. Ribelliamoci"

"Bisogna impedire i licenziamenti, il taglio dei salari, ci vuole un governo che decida di cambiare rotta invece di stare con Marchionne deve stare con chi è sfruttato"

Codice da incorporare:

Sky Italia, Almaviva, G-se, Alitalia e Tim, in questo mare di vertenze migliaia di lavoratori rischiano di perdere il lavoro. Se da una parte, quella del governo, si continua a sostenere che l'economia sta finalmente uscendo dal coma, dall’altra ci sono donne e uomini che rischiano di scomparire nell’inferno della disoccupazione. Basta una crescita del Pil di qualche decimale per dare qualche chance a vecchi e nuovi disoccupati? E le “medicine” messe in campo dal governo - job act in primis – sono quelle giuste per rimettere in moto la macchina della produzione? Oggi la disoccupazione non fa notizia. E dire che mediazione sindacale non serve più, come ha scritto Grillo nel suo blog, sembra non creare problemi a chicchessia. Giorgio Cremaschi, ex sindacalista di punta della Fiom Cgil, sta però su una sponda diversa.

Dalla parte dei lavoratori

Lui, nonostante sia uscito sbattendo la porta dal più grande sindacato italiano, continua a stare dalla parte dei lavoratori, lo ha dimostrato anche due giorni fa, partecipando a una assemblea organizzata a Roma dai dipendenti Sky Italia, Almaviva, G-se, Alitalia e Tim, “aziende che stanno esigendo cose inenarrabili dai loro dipendenti”, ha spiegato a Tiscali Cremaschi. “Eppure queste realtà appartengono a multinazionali, proprietari pieni di soldi: l’Alitalia è in mano agli sceicchi; Tim è una multinazionale; Almaviva appartiene a una delle persone più ricche d’Italia; di Sky sappiamo tutti”. Chi le possiede, sempre secondo l’ex cigiellino, “chiede il taglio dei salari, la distruzione dei diritti fondamentali delle persone: per poterle licenziare liberamente o per costringerle a lavorare in condizioni disumane”. Per quanto riguarda Sky, “sta mascherando i licenziamenti solo per guadagnare di più, imponendo ai dipendenti di Roma di trasferirsi a Milano”, spiega.

La Tim ha disdettato l’accordo aziendale

Nulla osta (forse) per chi ha stipendi importanti, diverso è il discorso per chi ha salari deboli: “Mica nello mondo dello spettacolo tutti guadagnano come i conduttori televisivi”. La Tim ha disdettato l’accordo aziendale, Almaviva ha chiesto ai lavoratori di rinunciare a un quarto del salario. E in tutto questo bailamme il governo, “anziché tutelare i diritti dei deboli si schiera con i forti”. Il caso più scandaloso è quello del ministro Calenda, che di fronte ad Almaviva ha detto: “Se non vi tagliate i salari, l’azienda fa bene a licenziarvi: questo è il governo delle multinazionali”, sbotta Cremaschi. L’attacco al job Act è durissimo: “è la punta finale di una linea politica che non serve ai lavoratori, ma solo a far guadagnare di più i padroni”. E’ la linea del neo schiavismo: “I nuovi assunti per esempio non avranno più l’articolo 18. E governo è d’accordo con loro”. La sinistra che fa? “Un governo di sinistra cancellerebbe quello che è stato fatto negli ultimi 30 anni: quando il privato non è in grado di rimettere in moto una azienda bisogna restaurare il pubblico. Questo per esempio è il caso Alitalia”.

Bisogna impedire i licenziamenti

Bisogna impedire i licenziamenti, il taglio dei salari, “ci vuole un governo che decida di cambiare radicalmente rotta invece di stare con Marchionne deve stare con chi è sfruttato. Questa sarebbe, mi rendo conto, una svolta che nell’Italia di oggi equivarrebbe a una rivoluzione”, afferma Cremaschi. Ciò nonostante qualcosa si muove: “L’assemblea dei lavoratori di Roma rappresenta un momento importante”. Le vecchie forze di opposizione non ci sono più: “Il Pd è un partito di destra anche se prende ancora voti a sinistra; Cgil, Cisl e Uil quando va bene si arrendono, quando va male sono complici”.