Le nuove bombe nucleari tattiche stanno per arrivare in Italia

Le B61 armeranno gli F35: 42 saranno stoccate ad Aviano, 20 a Ghedi. Secondo i militari, la qualità della sicurezza del nostro Paese è buona (“Nato Standard”)

Ecco dove sono dislocate le bombe nucleari tattiche in Italia e nel resto dell'Europa
di Paolo Salvatore Orrù   -   Twitter: @OrruPaolo

Entro il 2018 in Italia saranno stoccate le B61, le nuove bombe nucleari tattiche messe a punto dagli Stati Uniti. Gli ordini saranno ospitati nei vault corazzati degli aeroporti militari di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), le sedi del 6º Stormo "Diavoli Rossi” (Comando delle forze da combattimento di Milano). I vault sono fossi di due metri e mezzo scavati nella nuda terra dove possono essere stoccati sino a 4 bombe. Nei due aeroporti, caccia Usa e italiani allestiti per il decollo, saranno pronti a intervenire in qualunque teatro di guerra.

Il ruolo del 704th Munss - In tutte e due le basi, la prima è gestita dagli americani, la seconda dagli italiani, si sta addestrando da tempo il personale statunitense del 704th Munss (Munitions Support Squadron): sono loro che in caso di necessità consegneranno gli ordigni al reparto da interdizione dell'Aeronautica Militare italiana.

La ricerca della Fas datata - Una ricerca della Fas, Federation of American Scientists, aveva documentato che l’Italia stava custodendo il numero più alto di armi nucleari statunitense scaglionate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. Tuttavia, la ricerca della Fas è datata, nel computo ha probabilmente tenuto conto anche delle bombe gestite fino al 1985 a Rimini dal 5 Stormo: attualmente il numero totale delle testate è sceso a 62: 42 sono stoccate ad Aviano, 20 a Ghedi. Secondo fonti attendibili, il loro numero non dovrebbe cambiare nei prossimi 3-5 anni. Non cambierà il numero, ma la tipologia sì: i comandi di Aviano e Ghedi molto presto, nel giro di due anni, dovrebbero avere a disposizione le B61. La data del loro arrivo non stata ancora concordata, ma la versione attualmente in uso dovrebbe avere un estensione sino al 2018.

La qualità della sicurezza - In buona sostanza, ad Aviano e Ghedi piloti e tecnici della nostra aeronautica e di altri Paesi Nato - olandesi, tedeschi, belgi, turchi - si stanno addestrando a una guerra atomica: il personale addetto alla gestione delle armi o alle attrezzature di supporto riceveranno una certificazione che attesterà il livello di formazione commisurato al livello di responsabilità. Secondo gli ambienti militari, la qualità della sicurezza in Italia è buona (“Nato Standard”), per migliorala i vertici militari, evidentemente d’accordo con i vertici dello Stato, hanno deciso di utilizzare altri duecentomila euro, ma l’informazione dei costi relativi all’operazione non è ancora deducibile dal bilancio della nostra Difesa. Né gli Stati Uniti hanno comunicato al nostro Paese con quali modalità avverrà il trasporto delle testate; nondimeno, ci sono valide ragioni per ritenere che, per motivi di sicurezza, il trasporto avverrà via mare (troppo pericoloso, di questi tempi, il trasporto aereo). La decisione non è stata, comunque, ancora presa, anche perché prima che le nuove B61 siano dislocate in Italia è necessario decidere dove saranno stoccate le vecchie. “Stanno studiando un piano ad hoc”, hanno precisato dagli ambienti militari.

Le B61 armeranno gli F35 - Le nuove bombe sono state studiate per essere montate sugli F35, nessun altro aereo è stato infatti certificato, comunque, in caso di necessità potranno essere sganciate anche dai vecchi Tornado. I militari non sembrano preoccupati, “i vertici pensano che le atomiche “italiane” abbiamo solo una funzione di deterrenza, sarebbe infatti troppo complesso il processo Nato per il loro l’utilizzo”. Il restyling delle bombe B61, oltre ai costi rilevanti (11 miliardi di dollari), comportano una serie di altre problematiche. In primo luogo – ha spiegato in un suo studio Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo - queste bombe, “che non sono oggetto di alcun accordo sul disarmo nucleare tra USA e Russia, pur essendo un residuo della guerra fredda, continuano a persistere sul territorio europeo ed anche su quello italiano, per lo più̀ all’insaputa degli abitanti del Bel Paese (i nostri governi non smentiscono nè confermano la loro presenza sul territorio nazionale)”.

“Siamo alle soglie di una nuova guerra fredda?” - In secondo luogo, “non si può̀ dimenticare – ha rilevato Simoncelli - che i cacciabombardieri F35, oggetto di tante discussioni per i loro crescenti costi, sono destinati in parte a trasportare proprio queste bombe. La loro capacità stealth, cioè̀ di invisibilità ai radar, ne aumenta la pericolosità pertanto la minaccia così come viene percepita dai russi". La domanda che si fa Simoncelli non è da poco: “Siamo alle soglie di una nuova guerra fredda? Di sicuro è preoccupato dal peggioramento delle relazioni USA-Russia, del potenziamento significativo qualitativo e quantitativo delle B61 in B61-12 ( trasformate da bombe a caduta libera in bombe “intelligenti”), delle ripetute affermazioni verbali sul possibile uso di armi nucleari da parte di Putin sia nel caso ucraino sia siriano". Lo studioso ha invece salutato come un successo l'accordo sul nucleare iraniano. "Il disarmo nucleare - punto fondamentale del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) - procede estremamente a rilento quello delle due superpotenze e delle altre potenze nucleari: il fallimento della Conferenza di Riesame del TNP dello scorso anno (dove non sì è riusciti a produrre neppure un documento unitario conclusivo) ne è un segnale preoccupante, a fronte di un'attenzione dell'opinione pubblica concentrata sul terrorismo di matrice islamica", ha concluso l'esperto di geopolitica.