[L'intervista] "I piccoli negozi non sono condannati a morire, ecco come si sopravvive alla minaccia di Amazon"

Per il sociologo Aldo Bonomi la partita è ancora aperta ma a patto che i commercianti puntino su prossimità e gioco di squadra

I negozi non sono destinati a morire, ecco come si batte Amazon
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

I numeri del commercio al dettaglio italiano sono impietosi. Negli ultimi anni il fatturato è diminuito di circa 7,7 miliardi, pari a quasi 300 euro di spesa in meno per famiglia. La causa principale è la crisi economica, la peggiore del dopoguerra da cui il Paese ancora non è uscito completamente, ma un altro fenomeno, forse ancora più pericoloso, sta erodendo le vendite: l’ascesa dirompente delle grandi piattaforme di commercio elettronico. E il primo nome che viene in mente è ovviamente Amazon vero e proprio cannibale digitale che non fa mistero di voler puntare a conquistare l’intera torta.

Warren Buffet ha venduto tutte le sue azioni di Walmart 

Il “mostro” creato da Jeff Bezos, ora l’uomo più ricco del mondo, sta mettendo in difficoltà non solo i piccoli commercianti ma anche la grande distribuzione tradizionale. E questo sta avvenendo non solo in Italia ma praticamente in tutti i paesi del mondo. Resta esclusa la Cina ma solo perché le autorità locali impediscono l’ingresso degli stranieri. Una conferma dello strapotere di Amazon è arrivata da Warren Buffet, l’oracolo di Omaha, il più grande e ascoltato finanziere vivente, che ha venduto quasi tutte le sue azioni di Walmart, la più grande catena di distribuzione americana.

Walmart è il più grande rivenditore al dettaglio del mondo. Ha più di 2 milioni di dipendenti ed è noto per i bassi salari e per le dure condizioni di lavoro. Ma anche queste pratiche di sfruttamento non lo stanno mettendo al riparo della concorrenza di Amazon che a metà del 2017 ha addirittura acquistato per 13,7 miliardi di dollari la catena di supermercati Whole Foods

Per sfidare il nuovo capitalismo delle reti non basta un sito web

Diversi esperti affermano che l’unica strada per i negozi fisici è sviluppare maggiormente la presenza online per farla convivere con i punti vendita. Insomma, abbracciare l'ecommerce per rispondere alla dirompente minaccia di Amazon. Operazione che tuttavia appare quasi velleitaria perché come ha spiegato a Tiscali.it il sociologo Aldo Bonomi “il commercio elettronico non è solamente un sito web ma anche algoritmi sofisticati e soprattutto reti di logistica e distribuzione” territori nei quali “il nuovo capitalismo delle reti è difficilmente battibile”. 

Punto di ritiro self-service di Amazon che offre la possibilità di ritirare le spedizioni in completa autonomia, con accessibilità dalle 8 alle 20, sette giorni su sette. Anche questa innovativa modalità di ricezione andrà però prima o poi in pensione dato che la compagnia di Jeff Bezos sta sviluppando l'ambizioso progetto di consegnare la merce acquistata online attraverso l'utilizzo di droni volanti

I piccoli negozi vincono sul terreno della prossimità 

La sfida per il sociologo va giocata su un altro terreno, quello della “prossimità” ovvero quella forma di economia comunitaria “importante per produrre coesione e inclusione sociale” fondata “sui legami interpersonali che si instaurano tra venditori e clienti derivanti dalla quotidianità delle relazioni”. Per Bonomi “nella società c’è una forte spinta verso questa direzione” che va assecondata per esempio “curando sempre di più la bellezza dei centri storici e delle città”. Il commercio non è dunque solamente puro e semplice acquisto ma anche una esperienza sociale che non può essere riprodotta in rete.

L'esempio del consorzio Conad 

Ma per affrontare la sfida dei grandi giganti del web i piccoli devono anche fare “gioco di squadra”. E a questo proposito lo studioso cita il caso di “Conad, il Consorzio Nazionale Dettaglianti formato da 7 grandi cooperative multiregionali capaci di aggregare i piccoli commercianti per aumentare la dimensione e quindi i vantaggi sul fronte dell’acquisto dei prodotti, della finanza, della logistica, senza però perdere la forza della prossimità tipica del commercio minuto”. La partita dunque non è ancora persa e c'è ancora una speranza per non assistere alla desertificazione commerciale nei centri storici delle nostre città. 

Il sociologo Aldo Bonomi, esperto di economia sociale